Esortazione alla taqwa e all’obbedienza all’Imam
Hazrat Irbāḍ bin Sāriyah (ra) racconta che un giorno, dopo la preghiera del mattino, il Messaggero di Allah (sa) rivolse loro un’esortazione profondamente commovente, con parole eloquenti e incisive, tanto che gli occhi si riempirono di lacrime e i cuori furono presi dal timore. Uno dei presenti disse: «O Messaggero di Allah! Questa sembra un’esortazione di addio. Quale consiglio ci lasci?».
Egli (sa) rispose:
«Vi raccomando di coltivare la taqwa, il timore reverenziale di Allah, di ascoltare e di obbedire, anche se il vostro capo fosse uno schiavo abissino. Verrà infatti un tempo in cui chi di voi vivrà dopo di me vedrà grandi divergenze. In quelle circostanze delicate, seguite la mia Sunnah e quella dei Califfi ben guidati e rettamente orientati. Aggrappatevi ad essa e tenetela saldamente, stringendola con i denti.»
Fonte: Tirmidhī, Kitāb al-‘Ilm, capitolo sull’adesione alla Sunnah e sull’evitare le innovazioni, hadith n. 2676.
La necessità di una comunità e di un Imam per progredire nella taqwa
«È essenziale progredire nella taqwa. L’essere umano non può farlo da solo, senza una comunità e un Imam che la guidi. Se possedesse la capacità di progredire autonomamente, non vi sarebbe stato bisogno dei Profeti.
Per coltivare la taqwa è necessaria la presenza di una persona dotata della facoltà del kashf, ossia dello svelamento spirituale, che purifichi le anime mediante la preghiera. Guardate: tra i tanti sapienti e filosofi che sono esistiti, qualcuno ha mai costituito una comunità di persone rette? Assolutamente no. La ragione è che essi non possedevano tale facoltà; il Santo Profeta (sa), invece, riuscì a formarla.
Il fatto è che colui che Allah l’Altissimo invia possiede dentro di sé una virtù simile a quella di un antidoto. Chi progredisce nell’amore e nell’obbedienza verso di lui vede quindi dissiparsi il veleno dei propri peccati grazie a questa virtù, e comincia a ricevere le stille della sua grazia e delle sue benedizioni.
La sua preghiera non è una preghiera ordinaria. Ricordate: anche se le preghiere di coloro che oggi si limitano a ripetere formule durassero mille anni, non produrrebbero alcun beneficio. La preghiera è qualcosa attraverso cui il cielo si china sull’essere umano.»
Fonte: Malfūẓāt, vol. 6, p. 133, edizione 2022.
Tradotto dall’urdu da Al-Fazl, 22 settembre 2026.

Rispondi