5 novembre 2026
«Migliorate la vostra condizione. Instaurate un legame con Allah l’Altissimo. Accrescete la vostra conoscenza religiosa e quella del Sacro Corano. Approfondite la conoscenza della letteratura della Comunità Ahmadiyya attraverso i libri del Messia Promesso (as) e altre fonti. Ascoltate anche voi stessi i sermoni e accrescete così la vostra conoscenza».
Domenica 25 ottobre 2026, una delegazione di ventotto (28) membri di Majlis Ansarullah della regione Midwest degli Stati Uniti ha avuto l’onore di incontrare di persona il Capo della Comunità Musulmana Ahmadiyya, Hazrat Khalifatul Masih V (atba). Questo benedetto incontro si è svolto a Islamabad, Tilford. La delegazione si era recata appositamente dagli Stati Uniti a Islamabad, Tilford, per parteciparvi.
All’inizio dell’incontro, tutti i partecipanti hanno avuto l’opportunità di presentarsi individualmente a Sua Santità.
Nel corso dell’incontro, i partecipanti hanno inoltre avuto il privilegio di porre diverse domande a Sua Santità e di ricevere direttamente da lui risposte ricche di saggezza, indicazioni illuminanti e preziosi consigli.
Un membro degli Ansar ha chiesto consiglio, spiegando che talvolta le persone a cui viene presentato il messaggio della Comunità chiedono di compiere la bai‘at dopo appena pochi incontri, ma purtroppo, dopo averla compiuta, si allontanano dalla Comunità. Ha quindi domandato: quando si dovrebbe invitare una persona a compiere la bai‘at?
Sua Santità ha risposto:
«Non bisogna avere fretta. Il punto è che alcune persone compiono la bai‘at in vista di un matrimonio, siano esse donne o uomini. In questi casi, rimangono nella Comunità finché la loro relazione procede bene. Tuttavia, vi sono anche persone che, nonostante il deteriorarsi della relazione, rimangono Ahmadi molto saldi e possiedono una fede molto forte.
Quanto invece a chi si avvicina spontaneamente a voi e diventa Ahmadi dopo aver osservato la vostra buona condotta, dovrete mantenere con questa persona un legame particolarmente stretto, perché non tutti gli Ahmadi sono uguali. Alcuni, vedendo il comportamento di determinate persone, finiscono per allontanarsi.
Per questo ho spiegato anche nei sermoni precedenti che, sia al tempo del Santo Profeta (sa), sia al tempo del Messia Promesso (as), molte persone abbracciavano la fede dopo averne osservato l’esempio. Gli Ahmadi devono quindi dare il buon esempio. Se questo esempio si mantiene nel tempo, anche queste persone rimarranno Ahmadi saldi nella fede».
Sua Santità ha poi sottolineato l’importanza di accompagnare costantemente la formazione dei nuovi convertiti, fornire loro letteratura religiosa, non legare la fede ai rapporti personali e compiere la bai‘at con piena consapevolezza:
«Durante questo periodo, occupatevi della loro formazione. Il dipartimento per la formazione dei nuovi convertiti è stato istituito proprio a questo scopo. Fornite loro della letteratura. Spiegate che non devono legare la propria fede ai rapporti con le persone. Dovete dire loro: “Hai compiuto la bai‘at; dovresti farlo sulla base di una ragione convincente. Prima rifletti bene”».
Sua Santità ha inoltre evidenziato l’importanza di riflettere e studiare prima della bai‘at, comprendere la natura della Comunità e dell’Ahmadiyyat ed essere preparati all’opposizione che si potrebbe incontrare lungo questo cammino:
«Molte persone vengono da me e desiderano compiere la bai‘at. Io chiedo: “Ci hai riflettuto? Hai letto? Non è che domani te ne andrai?”. Perciò, prima comprendete bene che cosa sia la Comunità, che cosa sia l’Ahmadiyyat e perché desideriate compiere la bai‘at. Per quale motivo state scegliendo di affrontare l’opposizione del mondo?».
Successivamente, Sua Santità ha chiarito l’importanza di una fede salda nell’Unità di Allah, nella missione profetica e nel sigillo della profezia, nonché nell’avvento e nella veridicità del Messia Promesso (as):
«Dovete avere la certezza che Allah l’Altissimo è Uno, che il Santo Profeta (sa) è il Messaggero di Allah, l’ultimo Messaggero, e che, secondo la sua profezia, il Messia Promesso doveva venire ed è venuto. Allora compite la bai‘at. Se invece non avete ancora una fede salda in tutto questo, è meglio che prima leggiate ancora un po’».
Concludendo la risposta, Sua Santità ha sottolineato che occorre privilegiare la qualità della fede degli Ahmadi rispetto al semplice aumento numerico, richiamando un insegnamento del Messia Promesso (as):
«Non fate dunque diventare Ahmadi le persone frettolosamente, soltanto per aumentare i numeri. Il Messia Promesso (as) ha detto: “Desidero la qualità più della quantità”. Impegnatevi quindi in questo senso. Non si tratta di poter dire: “Abbiamo ottenuto un certo numero di bai‘at”».
Un partecipante ha espresso la preoccupazione che le rapide scoperte della scienza e della fisica stiano allontanando l’essere umano dalle verità insegnate dalla religione. Ha chiesto come si possano presentare gli insegnamenti religiosi di fronte a questi progressi scientifici.
Chiarendo il rapporto tra scienza e religione, Sua Santità le ha descritte come due diverse manifestazioni della conoscenza concessa da Allah l’Altissimo:
«La questione è: che cos’è la religione? Che cos’è la scienza? Che cos’è il sapere terreno? Il Messia Promesso (as) ha spiegato molto chiaramente che la scienza è la manifestazione pratica dei favori e della conoscenza di Allah l’Altissimo, mentre la religione ne è la manifestazione spirituale. Entrambe provengono quindi da Allah l’Altissimo. Dire che le scoperte scientifiche ci stanno allontanando dalla religione… La scienza e la religione non possono affatto essere separate».
Sua Santità ha poi ricordato l’incontro del dottor Clement con il Messia Promesso (as) e la loro conversazione su scienza e religione:
«Vi era un certo dottor Clement, che venne al tempo del Messia Promesso (as). Era un grande scienziato; credo fosse un astronomo. Venne a Qadian durante un viaggio in India e incontrò il Messia Promesso (as), che lo ospitò. Ebbero diverse discussioni e parlarono di tutto: che cosa sia la religione, che cosa sia la scienza, quali fossero le sue scoperte.
Quando il Messia Promesso (as) gli ebbe spiegato ogni cosa, egli disse che non vi era alcuna differenza tra religione e scienza. Il Messia Promesso (as) rispose che, certamente, non vi era alcuna differenza: la scienza ne è la manifestazione pratica e la religione quella spirituale. Entrambe sono dunque opere di Allah l’Altissimo. È Allah ad averci dato l’intelletto. Allah dice: “Vi concedo un intelletto molto fertile: usatelo e fate nuove scoperte”».
[Per informazione dei lettori, il nome completo del dottor Clement menzionato da Sua Santità è professor Clement Lindley Wragge, un illustre meteorologo, astronomo, viaggiatore e conferenziere inglese. Nacque in Inghilterra nel 1852 e morì in Nuova Zelanda nel 1922. È generalmente conosciuto come professor Clement Wragge.
Nel 1907 intraprese un viaggio in India, durante il quale ricevette il messaggio del Messia Promesso (as) tramite Hazrat Mufti Muhammad Sadiq (ra).
Ebbe la fortuna di incontrare a lungo il Messia Promesso (as) in due occasioni, insieme alla moglie e al figlio, pochi giorni prima della sua scomparsa. Il primo incontro ebbe luogo il 12 maggio 1908 e il secondo il 18 maggio 1908. I resoconti di questi incontri si trovano in Malfuzat, volume X, pp. 306–311 e 370–380.]
Sua Santità ha inoltre illustrato il contributo storico degli scienziati musulmani, il ruolo del loro patrimonio intellettuale nello sviluppo scientifico europeo e l’importanza dello studio per comprendere il rapporto tra scienza e religione:
«Vi sono stati scienziati musulmani che hanno compiuto nuove scoperte. Partendo da queste basi, l’Europa ha studiato e sviluppato il sapere dei musulmani nella medicina, nella fisica, nell’astronomia, nella storia, nell’antropologia e in ogni altro campo. Sono stati loro a fornire quelle conoscenze fondamentali e molte teorie formulate dagli scienziati musulmani sono tuttora utilizzate.
Perciò dite: “Il progresso è così rapido, che cosa dobbiamo fare?”, e vi preoccupate. Non accadrà nulla. Questa preoccupazione nasce dal fatto che non studiamo. Se studiamo e applichiamo la scienza in accordo con la religione, non vi è alcuna differenza tra le due».
Invitando ad acquisire conoscenza e incoraggiare i bambini allo studio, anziché preoccuparsi, Sua Santità ha menzionato anche i progetti scientifici di The Review of Religions:
«Invece di preoccuparvi, dite ai bambini di studiare. Oggi The Review of Religions ha istituito un dipartimento scientifico, attraverso il quale si illustrano le scoperte dei musulmani e il modo in cui l’Europa le ha adottate, sviluppando ulteriori esperimenti su quelle basi e fornendo nuove dimostrazioni.
Che si tratti della fisica o di altre discipline, le basi si trovano anche nel lavoro di quegli scienziati musulmani. Non preoccupatevi dunque: studiate e insegnate agli altri».
Sua Santità ha poi raccontato l’accettazione dell’Ahmadiyyat da parte del dottor Clement, la sua permanenza nella fede fino alla morte, la visita alla sua tomba in Nuova Zelanda e l’incontro con i suoi familiari:
«Dopo quella discussione, il dottor Clement divenne Ahmadi e compì la bai‘at del Messia Promesso (as). È sepolto in Nuova Zelanda. Quando mi recai lì, feci cercare la sua tomba e vi andai. Vi recitai anche una preghiera.
Feci inoltre rintracciare suo nipote e sua nipote, che non sono Ahmadi, e comunicai loro che desideravo incontrarli. Risposero che sarebbero venuti e vennero entrambi a incontrarmi. Mi dissero: “Sì, nostro nonno era diventato musulmano Ahmadi ed è rimasto tale fino alla fine, ma noi non lo siamo”. Diedi anche a loro della letteratura».
[Per informazione dei lettori, come ricordato da Sua Santità, durante il suo viaggio in Estremo Oriente del 2006, Hazrat Khalifatul Masih V (atba) si recò anche presso la tomba del professor Clement in Nuova Zelanda per pregare. Il nipote e la nipote del professore ebbero inoltre l’onore di incontrarlo.
Per il commento di Sua Santità sugli effetti positivi che gli incontri con il Messia Promesso (as) ebbero sul professore e per il resoconto dell’incontro con i suoi discendenti, si può consultare il sermone del venerdì del 19 maggio 2006, pubblicato su Al Fazl International del 9 giugno 2006.]
Concludendo la risposta, Sua Santità ha rassicurato il partecipante:
«La questione della scienza non è sorta oggi: esisteva già centocinquant’anni fa, anzi, è sempre esistita».
Un membro degli Ansar ha chiesto come gli Ansar possano rendere il tabligh la massima priorità del proprio servizio alla Comunità, alla luce del messaggio inviato da Sua Santità alla Comunità degli Stati Uniti in occasione della Jalsa Salana, nel quale aveva affermato che ogni Ahmadi ha la responsabilità di diffondere il messaggio della fede.
Sua Santità ha richiamato l’attenzione sulla riforma personale, sulla regolarità nelle preghiere, sull’aumento della conoscenza religiosa attraverso lo studio del Sacro Corano e della letteratura della Comunità e sul rafforzamento del rapporto con Allah:
«La prima cosa, come ho già spiegato loro, è accrescere la propria conoscenza. Vi sono molti Ansar e membri della Comunità che non compiono tutte e cinque le preghiere quotidiane. Lo so perché, quando lo chiedo, scopro che quel giorno ne hanno compiute quattro oppure tre.
Il fondamento è la propria riforma personale. Poi leggete il Sacro Corano e acquisite conoscenza attraverso di esso. Leggete anche la letteratura della Comunità. Oggi è diventato molto facile: su internet, su Alislam e sui social media è disponibile moltissima letteratura della Comunità. Anche se non si desidera leggere un libro, si può consultare questo materiale. Si può scegliere un argomento di proprio interesse e approfondirlo attraverso queste risorse.
Quando studierete tutte queste cose, accrescerete la vostra conoscenza e instaurerete un legame con Allah, allora anche il tabligh produrrà buoni risultati e sarà proficuo».
Sua Santità ha poi spiegato la necessità di adattare il modo di presentare il messaggio al contesto religioso e intellettuale di ciascuno:
«Ho indicato ciò che dovete fare. Vi ho dato un orientamento; spetta a voi individuare come metterlo in pratica secondo le vostre circostanze.
A un musulmano dovrete presentare il messaggio in un certo modo. Vi sono musulmani wahhabiti, sciiti e barelvi; poi vi sono cristiani, ebrei, indù e sikh. Con ciascuno bisogna procedere in modo adeguato.
Un ateo potrebbe dire: “Il Santo Profeta (sa) era un vero profeta: e allora? Che cosa cambia per me? Io non credo nemmeno in Allah”. Dovrete quindi spiegargli prima che Allah è Uno. Quando avrà compreso l’esistenza di Allah, si potrà proseguire parlando della religione.
Analogamente, bisognerà considerare come parlare con un sikh. A questo scopo, leggete le prime cinquanta o sessanta pagine di Introduction to the Study of the Holy Qur’an. Vi si spiega perché sono sorte diverse religioni, quali benefici abbiano apportato, quali insegnamenti abbiano introdotto e perché vi sia bisogno dell’Islam. Vi è spiegato tutto».
Concludendo, Sua Santità ha raccomandato due libri:
«Dunque, vi sono questi due libri: Introduction to the Study of the Holy Qur’an e, per i musulmani, Da‘wat-ul-Amir, ossia Invitation to Ahmadiyyat. Fateli leggere agli Ansar. Da quest’ultimo ricaveranno materiale per presentare il messaggio ai musulmani, mentre Introduction to the Study of the Holy Qur’an li aiuterà a presentarlo agli altri. Che li leggano».
Un membro degli Ansar ha chiesto se si debbano evitare i funzionari pubblici che esprimono commenti carichi d’odio o intraprendono iniziative contro l’Islam, pur non avendo mai conosciuto l’Ahmadiyyat, oppure se si debbano contattare per presentare loro il vero messaggio dell’Islam. Ha inoltre domandato in quale momento si dovrebbe interrompere il contatto con queste persone.
Sua Santità ha sottolineato che non bisogna isolarsi da coloro che assumono atteggiamenti ostili all’Islam:
«Non dobbiamo assolutamente isolarci. Se ci isoliamo, come potremo fare tabligh? Chi vi ha detto di non presentare il messaggio a chi parla contro di noi?».
Richiamando l’esempio del Santo Profeta (sa), Sua Santità ha proseguito:
«Proprio nei giorni scorsi ho citato l’esempio del Santo Profeta (sa). Hazrat Umar (ra) parlava contro di lui: il Santo Profeta (sa) aveva forse proibito di presentargli il messaggio? Oppure aveva smesso di rivolgersi ai miscredenti della Mecca?
Quanto ai suoi parenti, Allah l’Altissimo gli disse nel Sacro Corano di invitarli per primi a ricevere il messaggio. Erano tutti idolatri e parlavano contro il Santo Profeta (sa). Egli li riunì e li invitò. Una volta mangiarono e se ne andarono in fretta. Li invitò nuovamente, presentò loro il messaggio e poi offrì loro da mangiare. Molti di loro divennero musulmani; soltanto qualcuno non lo divenne. All’inizio erano con lui soltanto poche persone, come Hazrat Ali (ra), Hazrat Abu Bakr (ra) e altri.
Il tabligh va dunque fatto. È sbagliato dire che non dobbiamo farlo perché queste persone esprimono commenti pieni d’odio».
A proposito della possibilità che gli oppositori diventino amici sinceri, Sua Santità ha citato un verso del Musleh Ma‘ud (ra) e un insegnamento coranico:
«Per questo il Musleh Ma‘ud (ra) ha detto:
Vedrete che proprio da loro stilleranno gocce d’amore.
Rivolgete dunque a queste persone il messaggio. Oggi provano odio, ma saranno proprio loro ad amarvi. Anche nel Sacro Corano è scritto:
بَیۡنَكَ وَبَیۡنَہٗ عَدَاوَۃٌ کَاَنَّہٗ وَلِیٌّ حَمِیۡمٌ
Tra voi e loro vi è inimicizia, ostilità, ma quelle stesse persone diventeranno vostri amici affettuosi. Perché diventeranno vostri amici? Perché presenterete loro il messaggio e li raggiungerete. Solo allora potranno diventare amici. Non è quindi giusto dire che dobbiamo restare seduti con le mani in mano».
Concludendo, Sua Santità ha affermato:
«Come ho appena spiegato, bisogna individuare nuovi modi di fare tabligh secondo ogni situazione, ogni popolo e il modo di pensare di ciascuna persona. Bisogna contattare tutti e mantenere rapporti con tutti.
Da una parte proclamiamo “Amore per tutti, odio per nessuno”, e dall’altra diciamo di voler prendere le distanze da certe persone: a che cosa servirebbe allora? Come potremmo fare tabligh?
Alcuni mostreranno ostilità, altri ascolteranno. Potreste anche dover subire delle percosse. Le percosse non arrivano senza motivo: se non sollecitate nessuno, perché qualcuno dovrebbe colpirvi? È quando intervenite che potreste essere colpiti. Abbiate dunque coraggio e fermezza».
Un membro degli Ansar ha osservato che, negli sforzi per l’educazione e la formazione dei giovani della Comunità, si dedica generalmente maggiore attenzione alle risposte alle obiezioni dei cristiani o dei non Ahmadi. Tuttavia, oggi l’ateismo e la negazione dell’esistenza di Dio stanno diventando una grande sfida. Ha chiesto quali cambiamenti apportare ai metodi e alle priorità della formazione dei giovani.
Sua Santità ha indicato la diffusione dell’ateismo come una delle principali sfide contemporanee, sottolineando la necessità di affermare l’Unità di Dio:
«Lo spiego da diversi anni. Sarà stato menzionato anche nei resoconti, è apparso sui giornali e ne ho parlato negli incontri: la questione principale ormai non è che cosa sia il cristianesimo, se Gesù (as) sia salito al cielo in quel modo oppure no, o se debba ritornare. La questione del sigillo della profezia riguarda i musulmani, non i cristiani.
Il punto fondamentale oggi è che si sta diffondendo l’ateismo. L’ho appena detto anche a loro. Bisogna quindi dedicare maggiore attenzione a questo problema.
Il Messia Promesso (as) ha scritto che era venuto ad abbattere gli idoli eretti attorno al Messia, ma che anche l’ateismo rappresentava un pericolo molto grande. Nei suoi scritti si trova l’indicazione che dovrete fare molto anche per contrastare l’ateismo. Conducete le persone verso Dio, verso la Sua Unità.
Per questo, la prima condizione della bai‘at è astenersi dallo shirk, cioè dall’associare altri a Dio: lo scopo è affermare l’Unità divina. È affinché questo venga compreso che, in questi giorni, ho iniziato una serie di discorsi sulle condizioni della bai‘at».
Sua Santità ha quindi sottolineato la necessità della riforma personale e dello studio della letteratura dedicata all’esistenza di Dio:
«Chiedete che cosa si debba fare, ma vi ho già spiegato molto. L’ho illustrato anche nel discorso alla Jalsa. Prima di tutto, dovete dare voi stessi il buon esempio: come allontanarci dall’ateismo e come proteggerci persino dalle forme più sottili di shirk.
Per coloro che si interrogano sull’esistenza di Dio o la negano, vi è materiale da studiare. Non è una questione sorta oggi: esisteva anche al tempo del Messia Promesso (as), del primo Khalifa (ra) e del secondo Khalifa (ra).
Proprio per questo il secondo Khalifa (ra) scrisse due libri: Hasti-e Bari Ta‘ala ke Das Dalail e Hasti-e Bari Ta‘ala. Uno è un libretto di venticinque o ventisei pagine, l’altro è di circa cento pagine. Anche Hazrat Mirza Bashir Ahmad (ra) scrisse un libro allo scopo di contrastare l’ateismo e dimostrare che Dio esiste».
[Per informazione dei lettori, il libro di Hazrat Sahibzada Mirza Bashir Ahmad (ra) al quale Sua Santità ha fatto riferimento è intitolato Hamara Khuda.]
Concludendo la risposta, Sua Santità ha esortato a studiare e insegnare questi testi:
«Dovete leggere la letteratura. Proprio per questo ho fatto tradurre in inglese Hamara Khuda, ne ho promosso un’ampia diffusione e ho detto ai Khuddam e agli Ansar di insegnarlo ai bambini.
Anche Hasti-e Bari Ta‘ala ke Das Dalail è stato tradotto e dovrebbe essere insegnato. Come ho appena detto, sia nel tabligh sia nella formazione bisogna considerare il modo di pensare di ciascuna persona e le idee che possiede. Dove manca la fede in Dio, tanto nella formazione quanto nel tabligh bisogna affrontare la questione dell’ateismo».
Un partecipante ha quindi detto di avere una domanda leggera. Sorridendo, Sua Santità ha osservato affettuosamente: «È proprio una domanda leggera? Bene, dimmi!». Il partecipante ha poi chiesto:
«Un fratello di Milwaukee, Abu Bakr bin Saeed, originario di Tamale, in Ghana, sostiene che i manghi del Ghana siano i più deliziosi del mondo. Poiché Sua Santità ha vissuto sia in Ghana sia in Pakistan, chiediamo un suo orientamento su questa delicata questione».
Di fronte a questa domanda scherzosa, Sua Santità ha sorriso e risposto:
«È una questione delicata. È diventata davvero molto delicata! Oh, cielo! Se non mangiassimo i manghi, sorgerebbe un problema: sarebbero compromessi sia la nostra vita religiosa sia i nostri affari terreni!».
A questa battuta spontanea di Sua Santità, tutti i presenti hanno sorriso.
Confrontando le varietà di mango del Ghana e del Pakistan, Sua Santità ha detto:
«Il fatto è che i manghi del Ghana sono come quelli dei paesi tropicali: una sorta di zucche. Non sono particolarmente buoni. In Pakistan, invece, vi è una grande varietà di manghi: oltre cento varietà.
Tuttavia, tra Tamale e Kumasi, un’altra grande città del Ghana, si trova un lago chiamato lago Volta. Da una parte vi è il nord e dall’altra il sud. A sud vi è una località chiamata Ejura, dove i frutteti crescono molto bene: è una buona zona e vi sono grandi frutteti. I manghi che vi crescono sono del tipo Dasheri, simili alla varietà Keitt. Quei manghi sono molto buoni».
[Per informazione dei lettori, il mango Dasheri è noto per la forma allungata, il sapore dolce e aromatico e la polpa morbida e poco fibrosa. Il mango Keitt è invece relativamente grande e di forma ovale. La sua polpa è succosa e poco fibrosa, mentre la buccia rimane generalmente verde anche a maturazione.]
Concludendo il confronto, Sua Santità ha affermato:
«Quelli sono davvero migliori dei manghi pakistani. Quanto agli altri manghi delle zone a nord di Tamale, sono proprio simili a zucche».
Un membro degli Ansar ha osservato che, recentemente, membri di Majlis Ansarullah provenienti da diverse località degli Stati Uniti hanno avuto l’onore di incontrare Sua Santità. Ha chiesto quali fossero le sue osservazioni sulla situazione attuale di Majlis Ansarullah USA e su quali aspetti gli Ansar dovessero concentrarsi maggiormente per assolvere meglio i propri doveri e soddisfare le aspettative.
Sua Santità ha risposto:
«Le mie aspettative sono emerse nelle risposte a tutte queste domande. Migliorate la vostra condizione. Instaurate un legame con Allah l’Altissimo. Accrescete la vostra conoscenza religiosa e quella del Sacro Corano. Approfondite la conoscenza della letteratura della Comunità Ahmadiyya attraverso i libri del Messia Promesso (as) e altre fonti. Ascoltate anche voi stessi i sermoni e accrescete così la vostra conoscenza».
Sua Santità ha poi richiamato la grande responsabilità degli Ansar nella formazione religiosa e morale delle generazioni future e nella tutela del buon nome della Comunità:
«Istruite i vostri figli. È vostra responsabilità prendervi cura della prossima generazione. Proprio per questo il Musleh Ma‘ud (ra) disse:
Noi continuiamo a operare come meglio possiamo;
che questa Comunità non venga disonorata al vostro tempo.Ora è dunque vostra responsabilità fare in modo che questa Comunità non venga disonorata, voi Ansar che non avete ancora sessant’anni».
Concludendo, Sua Santità ha ricordato l’importanza di pensare all’Aldilà, riformare sé stessi e proteggere spiritualmente e moralmente i propri discendenti, raccontando anche un episodio divertente:
«Per questo, all’Ijtema degli Ansarullah, ho detto che, entrando negli Ansar, bisogna cominciare a preoccuparsi dell’altro mondo. Quando una persona nutre questa preoccupazione, presta attenzione sia alle proprie azioni sia alla salvaguardia dei propri discendenti.
A questo proposito è accaduto anche qualcosa di divertente. Un Khadim di quarantun anni, appena entrato negli Ansar, ha detto: “Sono entrato negli Ansarullah soltanto ieri, non sono passati nemmeno sei mesi, e oggi lei mi ha già mostrato l’altro mondo! Adesso ho cominciato a preoccuparmi”.
In alcune questioni, dunque, è bene mantenere una certa preoccupazione».
Un partecipante ha posto una domanda sul destino, osservando che in un hadith di Sahih Muslim si afferma che, quando una persona si trova ancora nel grembo materno, a un angelo viene ordinato di scriverne il destino, compresa la durata della vita, il sostentamento e se apparterrà ai giusti o ai malvagi. Ha chiesto: se Allah ha già decretato queste cose prima della nostra nascita, perché ci viene ordinato di impegnarci per tutta la vita a raggiungere la perfezione spirituale e morale?
Sua Santità ha innanzitutto spiegato il principio secondo cui gli ahadith devono essere compresi alla luce del Sacro Corano e degli altri detti del Santo Profeta (sa):
«Prima di tutto, ricordate che non necessariamente ogni hadith è autentico. Anche il Messia Promesso (as) ha scritto che alcuni ahadith, persino se contenuti in Bukhari — che viene considerato molto attendibile —, non sono autentici se contraddicono i versetti del Sacro Corano o altri ahadith. Il punto è che il Santo Profeta (sa) diede consigli a persone diverse in occasioni diverse».
Illustrando un possibile significato del hadith, Sua Santità ha richiamato l’attenzione sulla preghiera della madre durante la gravidanza:
«Anche in questo caso, la persona alla quale fu dato il consiglio lo riferì. Alla madre viene consigliato: quando il bambino è nel tuo grembo, prega affinché sia buono e virtuoso. Anche il Sacro Corano insegna a pregare per avere un figlio buono e virtuoso. Lo stesso ha insegnato il Santo Profeta (sa). Quando pregherete in questo modo, anche gli angeli eserciteranno la loro influenza sul bambino».
Sua Santità ha poi chiarito ulteriormente il tema alla luce di un altro hadith sulla natura originaria del bambino:
«Non significa che gli angeli o Allah l’Altissimo abbiano deciso che quel figlio debba necessariamente nascere malvagio oppure buono, perché questo contrasterebbe con un altro hadith del Santo Profeta (sa), nel quale egli afferma che ogni bambino nasce con una natura buona e sana. Sono poi i genitori a farlo diventare ebreo, cristiano, musulmano oppure ateo».
Approfondendo il significato di questo insegnamento, Sua Santità ha spiegato:
«Questo non significa che sia uscito dal grembo materno già cristiano. Anche un bambino nato in una famiglia cristiana è inizialmente un buon musulmano; lo stesso vale per un bambino ebreo o per il figlio di un indù politeista. È poi l’ambiente a plasmarlo. Questo è ciò che afferma il hadith.
Pertanto, se il hadith citato nella domanda è autentico, se ne può ricavare questo significato: la madre dovrebbe pregare».
Sua Santità ha poi ricordato la preghiera della madre di Maria (as) e il suo accoglimento, respingendo l’idea che le azioni umane siano predeterminate in modo assoluto:
«Ella pregò proprio affinché il bambino che sarebbe nato fosse buono e virtuoso. Allah l’Altissimo accolse la sua preghiera e le fece sapere che sarebbe stato virtuoso. Nacque una bambina: alla moglie di Imran nacque Maria, dalla quale ebbe poi seguito una discendenza virtuosa.
Ma affermare che una persona sia predestinata ad andare all’Inferno è sbagliato. Quale valore avrebbero allora le azioni? Perché Allah l’Altissimo ci avrebbe detto di compiere buone azioni per entrare in Paradiso?
Bisogna comprendere questa questione. In realtà, il Santo Profeta (sa) avrà esortato alla preghiera: se questo hadith è autentico, il senso è che dovete pregare affinché anche gli angeli vi sostengano. Quando pregate e formulate buone preghiere, anche gli angeli dicono “Amin” alle vostre suppliche. Bisogna quindi prestare attenzione a questo.
Per il resto, vi è un hadith molto chiaro del Santo Profeta (sa), come ho detto: ogni bambino nasce con una natura sana e buona. Sono poi i genitori o l’ambiente a corromperlo, conducendolo nella direzione che desiderano: possono renderlo buono oppure malvagio».
Per evidenziare gli effetti dell’educazione ricevuta nell’infanzia, Sua Santità ha raccontato un noto episodio ammonitore:
«Vi è una storia famosa: un uomo, fin da bambino, compiva delle monellerie. Poi prese l’abitudine di rubare, cominciò a commettere grandi rapine e infine degli omicidi.
Alla fine fu arrestato e condannato per gli omicidi che aveva commesso. Quando stava per essere impiccato, gli chiesero quale fosse il suo ultimo desiderio, come talvolta si fa prima dell’esecuzione. Egli rispose: “Ho un desiderio: vorrei incontrare mia madre”.
La madre arrivò ed egli disse: “Desidero che mia madre mi mostri il suo affetto e tiri fuori la lingua: voglio baciarla”. La madre pensò che fosse un bel desiderio e tirò fuori la lingua. Lui la morse così forte da tagliargliene metà.
La gente esclamò: “Uomo malvagio! Stai per morire e persino in questo momento hai commesso una tale crudeltà!”. Egli rispose: “L’ho fatto perché, quando ero piccolo, mia madre non mi ha educato. Se mi avesse educato fin dall’infanzia e mi avesse impedito di compiere cattive azioni, non avrei trovato il coraggio di diventare, da adulto, un criminale tanto pericoloso”.
Questo riguarda dunque l’educazione impartita dalla madre: nessuno era diventato cattivo nel grembo materno. Anche questo è un racconto tramandato negli scritti degli anziani».
Sua Santità ha poi richiamato il chiaro insegnamento coranico sullo scopo della creazione umana:
«Per questo Allah l’Altissimo ha detto:
وَمَا خَلَقۡتُ الۡجِنَّ وَالۡاِنۡسَ اِلَّا لِیَعۡبُدُوۡنِ
“Non ho creato i jinn e gli esseri umani se non perché Mi adorino”.
Se Allah avesse già deciso che il vostro destino è andare in rovina, quale necessità vi sarebbe stata di scriverlo nel Sacro Corano? Il Sacro Corano non può certo essere falso».
Tornando al significato del hadith, Sua Santità ha precisato:
«Questo significa che vi è un errore nella sua comprensione. Se è autentico, possiamo intenderlo come un’esortazione alla preghiera, e nulla di più.
Allah l’Altissimo ha indicato questo come scopo della vostra vita, ma ha anche chiarito nel Sacro Corano: “Io non ho bisogno delle vostre preghiere; siete voi ad averne bisogno. Rendetevi virtuosi e adorateMi: sarete voi a trarne beneficio”».
Sua Santità ha quindi narrato la tradizione dell’uomo che aveva commesso cento omicidi e fu perdonato mentre si dirigeva verso il bene:
«Un uomo aveva commesso novantanove omicidi. Alla fine pensò: “Non sarò perdonato; che cosa devo fare?”. Poi si disse: “Proviamo”.
Si recò da un uomo religioso, che gli disse che non vi era alcuna via d’uscita e lo indirizzò altrove. Andò da un altro uomo religioso, che gli disse anch’egli che non vi era alcuna possibilità. Allora pensò: “Se non vi è alcuna possibilità…”, e uccise anche lui, dicendo: “Arriviamo almeno a cento”.
Mentre proseguiva, qualcuno gli disse: “Hai ucciso anche lui e hai raggiunto cento omicidi. Ora va’ da un certo uomo religioso: ti indicherà una via per ottenere il perdono”.
Se tutto fosse predestinato, non gli sarebbero state indicate delle vie d’uscita. Questo si trova nelle tradizioni, anche negli ahadith.
Egli si mise in cammino, ma morì lungo la strada. Dopo la sua morte arrivarono gli angeli di Allah: sia quello incaricato di condurlo all’Inferno sia quello incaricato di condurlo in Paradiso.
Uno disse: “Ha commesso cento omicidi, lo porterò all’Inferno”. L’altro disse: “Si stava dirigendo verso il bene, perciò lo porterò in Paradiso”.
Alla fine si decise di misurare la distanza dal punto da cui era partito. Quando la misurarono, videro che il tratto ancora da percorrere verso il luogo in cui cercava il bene era più breve di quello già percorso. Così l’angelo del Paradiso lo condusse in Paradiso.
Se fosse stato predestinato ad andare all’Inferno, vi sarebbe finito dopo quei cento omicidi. Sono dunque questioni sulle quali bisogna riflettere».
Concludendo la risposta, Sua Santità ha sottolineato l’importanza delle azioni, della fiducia nel perdono divino e di una corretta comprensione del destino:
«Agite dunque. Allah l’Altissimo ha ordinato all’essere umano di agire: “Compiete buone azioni e Io perdonerò i vostri peccati”.
Perché Allah ha detto — come è scritto nel Sacro Corano — che perdona gli altri peccati, ad eccezione dello shirk? Vi è inoltre un hadith del Santo Profeta (sa) secondo cui verrà un tempo in cui l’Inferno sarà completamente vuoto e tutti saranno entrati in Paradiso.
È quindi sbagliato dire: “Non agiremo, tanto siamo destinati al Paradiso oppure all’Inferno”. Una persona può essere tratta in errore da ahadith di questo genere quando non riesce a comprenderli».
Durante l’incontro, un partecipante ha riferito di aver ricevuto recentemente una responsabilità nell’ambito della formazione religiosa e morale.
Sua Santità lo ha invitato a concentrarsi sulla formazione pratica, sottolineando il valore delle azioni e il loro effetto sul destino dell’essere umano:
«Se ti è stata affidata la formazione, parla allora degli aspetti della formazione che ho appena spiegato:
È attraverso le azioni che si plasma la vita, facendone un Paradiso oppure un Inferno.
Persino Iqbal lo aveva compreso e aveva detto che è attraverso le azioni che si plasma la vita, facendone un Paradiso oppure un Inferno.
Non concordo, tuttavia, con il verso successivo:
Questo essere fatto di terra, nella sua natura, non è né di luce né di fuoco.
Non concordo perché il Santo Profeta (sa) ha affermato che ogni bambino nasce con una natura buona».
Al termine dell’incontro, tutti i partecipanti hanno avuto il privilegio di posare per fotografie di gruppo con il loro amato Imam e di ricevere dalle sue mani una penna in dono, quale ricordo benedetto.
Tradotto dall’urdu: Al Fazl, 5 novembre 2026.

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