Sermone del Venerdì — traduzione integrale — 21.08.2026
Dopo la recitazione del Tashahud, del Ta’awwuz, della Tasmiyah e della Surah Al-Fatihah, Hudur Anwar, che Allah lo sostenga con il Suo potente aiuto, ha detto:
Hadrat Masih Mau’ud, che su di lui siano la pace e le benedizioni di Allah, rivolgeva l’attenzione dei propri compagni verso la gratitudine con una tale profondità che Hadrat Pir Siraj ul-Haq Sahib Nu’mani riferisce che Hadrat Masih Mau’ud, in un’occasione, gli disse: «Che disputa avevi oggi con Miran Bakhsh Saudai?» — costui era un uomo di mente turbata presente in quel luogo, con il quale Pir Sahib aveva evidentemente avuto un diverbio. Egli racconta: «Mi spaventai, pensando che chissà cosa avrebbe detto Hadrat Aqdas, poiché doveva aver udito tutto il nostro colloquio. Con timore gli esposi l’intera vicenda.» Allora Hadrat Masih Mau’ud disse: «Un Saudai Majnun è Marfu’ul-Qalam» — vale a dire che si tratta di una persona priva di discernimento, sulla quale, secondo la Shari’at, non vengono registrate né le buone né le cattive azioni, e per i cui peccati non vi è alcuna responsabilità. Disse dunque: «Persone in tale condizione, qualunque cosa dicano o facciano, non ne rispondono in alcun modo. Non avendo facoltà di ragionare, come potrebbero essere chiamate a rispondere? La responsabilità spetta a chi possiede intelletto.»
«Il mondo chiama tali persone Majzub, Wali Allah e Qutb Sahib Khidmat, ma sbaglia. In realtà costoro non sono né Majzub né Wali Allah. Sono invece privati di ogni cosa — privati di tutte le grazie divine. Sono privi di intelletto, di mente, del piacere del vestire, del godimento del cibo e della bevanda, delle benedizioni della moglie e dei figli e del merito di allevarli. Sono privi della conoscenza e della ma’rifat di Allah. Sono privi della scienza dell’Essere e degli attributi di Allah. Sono privi della grandezza dei Profeti e dei Messaggeri, e della possibilità di seguirli e imitarli. Sono privi della recitazione del Sacro Corano, dei suoi significati, dei suoi segreti, delle sue profondità e dei suoi punti sottili. Sono privi della Shari’at e della Tariqat. Sono privi della Salat — che è il Mi’raj ul-Mu’minin — e del digiuno — per il quale la ricompensa spetta ad Allah solo — e dei riti dell’Hajj, della Zakat, e del conseguimento dei loro meriti e gradi spirituali.
Voi, vedendo tali persone, invece di disputare con loro o litigare, dovreste ringraziare Allah che vi ha fatto godere di tutte le grazie e i favori e non vi ha privato di nulla. Vi ha dato intelletto, vi ha dato mente, vi ha fatto beneficiare della recitazione del Sacro Corano, della sua scienza, dei suoi segreti, delle sue profondità e dei suoi punti sottili. Vi ha dato la capacità di distinguere il lecito dall’illecito. Vi ha concesso il tawfiq di riconoscere i Profeti. Vi ha dato la conoscenza del Suo Essere e dei Suoi attributi.»
Così, mentre da un lato Hadrat Masih Mau’ud esortava a non disputare con le persone Marfu’ul-Qalam, bensì a trattarle con benevolenza, dall’altro impartiva anche l’insegnamento della gratitudine per le grazie donate da Allah, affermando che, vedendo tali persone, dovremmo ringraziare Allah che ci ha elargito ogni benedizione.
Analogamente, Hadrat Malik Muhammad Hasan Muhammad Sahib riferisce che Hudur si recò per la Salat del Fajr. Dopo la Salat, rivolgendosi ai Khuddam, disse: «Dove suonavano stanotte i sarangi e i tamburi? C’era musica e canto nei paraggi, nel vicinato?» Qualcuno rispose: «Hudur, Mirza Nizam ud-Din Sahib aveva invitato una kanchan» — vale a dire una danzatrice — «e aveva promesso di pagarle venti rupie per la notte. Per tutta la notte a casa di Mirza Nizam ud-Din si danzò.»
Hudur Pur-Nur emise un lungo sospiro e disse: «Allah, quanto è fedele costei!» — riferendosi alla danzatrice.
«Questa è davvero fedele: per venti rupie ha cantato e danzato tutta la notte, rimanendo sveglia. E noi non riusciamo a vegliare anche solo un’ora o due per il nostro vero Creatore e Signore, Colui che ci ha fatto godere di innumerevoli grazie.»
E queste parole le ripeté due o tre volte. Anche osservando il comportamento di quelle donne di strada, il suo sguardo si volgeva verso l’adempimento del diritto di Allah, ed egli espresse con grande dolore che queste persone sacrificano il loro sonno per pochi spiccioli, mentre noi non rendiamo nemmeno grazie per le innumerevoli benedizioni di Allah, non prestiamo attenzione alle preghiere facoltative e alle Salat, e non riusciamo a vegliare. Anzi, molti sono coloro che trascurano persino l’adempimento delle Salat obbligatorie, e alzarsi per la Salat del Fajr diventa per noi difficile. Ogni ahmadi dovrebbe dunque esaminare se stesso a questo riguardo: fino a che punto stiamo adempiendo al diritto della gratitudine verso Allah.
Il quadro della gratitudine di Hadrat Masih Mau’ud durante i pasti è descritto da Hadrat Sheikh Muhammad Ismail Sahib Sardawi nei seguenti termini: «Era abitudine di Hudur che, mentre mangiava, dicesse SubhanAllah, Alhamdulillah, e mangiasse come se stesse cercando qualcosa» — vale a dire che, anche durante i pasti, ad ogni boccone ricordava le grazie di Allah e Gli rendeva grazie.
Hadrat Musleh Mau’ud, che Allah sia soddisfatto di lui, disse a questo proposito:
«Abbiamo visto anche Hudur, Hadrat Masih Mau’ud. Era sua abitudine che, quando mangiava il pane, ne spezzasse un piccolo pezzo, lo mettesse in bocca e lo masticasse a lungo, finché i denti non lo avessero ben triturato. Non era sua abitudine prendere bocconi grandi; prendeva sempre bocconi piccoli. E mentre masticava a lungo quel primo boccone, prendeva un altro pezzo di pane e lo lavorava tra le mani, dicendo continuamente SubhanAllah, SubhanAllah. Dopo un po’, ne intingeva un pezzo nel condimento e lo metteva in bocca.»
Hadrat Sayyid Zain ul-Abidin Wali Allah Shah riferisce: poiché ero ancora giovane di età, e anche perché Hadrat Masih Mau’ud (as) soleva ospitare mio padre, Hadrat Dottor Sayyid Abdul Sattar Shah, come suo ospite nella propria casa, noi vivevamo lì come membri di un’unica famiglia. Egli dice: ricordo bene che non appena la peste si manifestava nella zona o in città, Hudur non solo ordinava di pulire la propria casa, ma si preoccupava anche della pulizia del boarding house e impartiva le stesse istruzioni a tutti gli amici, affinché nelle loro abitazioni si provvedesse a disinfettare con zolfo, fuoco, fenicol e gugal, in modo da eliminare i germi dagli ambienti.
Hudur soleva dire che ricorrere ai mezzi materiali è anch’esso un modo di rendere grazie alle benedizioni di Allah. Anche questo è un dono di Allah, e bisogna essergliene grati, poiché Egli ha creato sostanze che costituiscono il rimedio contro queste malattie: nelle epidemie si diffonde nell’ambiente un inquinamento, una contaminazione, un veleno, e questi mezzi servono a purificarlo. Egli diceva: anche di questo dobbiamo essere grati ad Allah, ed equivale all’obbedienza al Suo comando; e abbandonare i mezzi materiali è contrario alla Shari’at divina. La stazione del tawakkul viene dopo: ossia, dopo aver adottato i mezzi, non bisogna fare affidamento su di essi soltanto, ma la vera ma’rifat consiste nel vedere la mano di Allah dietro i mezzi.
Hadrat Muhammad Ibrahim riferisce che una volta, mentre Hadrat Masih Mau’ud (as) si trovava a Gurdaspur nel 1904 per il processo noto come il caso di Karam Din, un giorno un amico proveniente da Multan portò dei datteri freschi appena maturi. Qualcuno osservò che i datteri sono di natura calda. L’amico che li aveva portati disse: mangiatene quanti volete, poi mangiate un po’ di cipolla e non avrete alcun disturbo. Hadrat Masih Mau’ud (as) disse allora: Allah ha predisposto tutto in modo eccellente, poiché per ogni cosa esiste anche il suo correttivo. In proposito, Hudur tenne anche un discorso su come Allah abbia predisposto per l’uomo disposizioni eccellenti, sia spirituali che fisiche, tali che l’uomo non è nemmeno in grado di renderne adeguatamente grazie.
Hadrat Masih Mau’ud (as), nel momento in cui scriveva la sua opera Tazkirat-ush-Shahadatain, esprimendo gratitudine per la guarigione da una malattia, scrive: quando cominciai a scrivere questo libro, avevo intenzione di completare questo risalah prima di recarmi il 16 ottobre 1903 a Gurdaspur per un processo penale intentato contro di me da un avversario. Accadde però che fui colpito da un forte dolore renale. Allora Allah mi guidò verso la preghiera. Nel cuore della notte pregai con il pensiero rivolto a Sahibzada Maulvi Abdul Latif. Quando feci questa preghiera, mi sopraggiunse un sopore e ricevetti il seguente ilham:
سَلَامٌ قَوْلًا مِّن رَّبٍّ رَّحِيمٍ
«Salaam — parola di pace — da parte del Signore Misericordioso.»
Giuro dunque per Colui nelle cui mani è la mia vita che non erano ancora le sei del mattino quando fui completamente guarito, e in quello stesso giorno scrissi circa la metà del libro.
فَالْحَمْدُ لِلَّهِ عَلَى ذَٰلِكَ
«Lode ad Allah per questo.»
Gratitudine per i più piccoli servizi
Un aspetto luminoso del carattere di Hadrat Masih Mau’ud (as) è che nella sua natura vi era una tale inclinazione alla generosità d’animo e alla gratitudine che soleva ringraziare anche per servizi e parole apparentemente piccoli. Hadrat Maulvi Abdul Karim riferisce che una settimana particolarmente memorabile fu segnata dall’arrivo di una lettera indirizzata a Hadrat, nella quale era descritto con prove concrete il ritrovamento nella zona di Jalalabad, nel territorio di Kabul, di un monumento funebre attribuito al profeta Yuz Asaf. Maulvi sahib scrive che Hadrat Masih Mau’ud (as) fu così lieto di questa lettera da dire:
«Allah è testimone e Onnisciente che se qualcuno mi avesse portato centinaia di milioni di rupie, non sarei mai stato così felice come questa lettera mi ha reso felice.»
Maulvi Abdul Karim aggiunge: «Giuro per Allah che in quel momento, vedendo e percependo la gioia di Hadrat, provavo nel mio cuore una profonda vergogna: anch’io ero lieto, ma la gioia di Hadrat Masih Mau’ud (as) non aveva paragone alcuno.»
Il Barahin-e-Ahmadiyya e il Minan al-Rahman
Quando Hadrat Masih Mau’ud, che la pace sia su di lui, compose il Barahin-e-Ahmadiyya, fece iscrivere nel libro i nomi di coloro che avevano contribuito finanziariamente alla sua realizzazione, e nel ringraziarli li esortò alla preghiera. In quell’elenco di preghiere figurano anche i nomi di coloro che avevano donato cinque rupie, due rupie, e persino due anna. Hudur scrisse:
«Come potrei mai rendere sufficienti grazie a quel Signore dell’universo che, per puro favore, grazia e provvidenza celeste, concesse prima a me, indegno, il tawfiq di compilare e comporre quest’opera, e poi dispose i cuori dei sostenitori dell’Islam, dei nobili, dei grandi, dei facoltosi, e degli altri fratelli credenti e musulmani, affinché si adoperassero con entusiasmo, inclinazione e attenzione per pubblicarla, diffonderla e stamparla. È dunque doveroso, in questa sede, ringraziare tutti questi illustri collaboratori, grazie alla cui generosa attenzione i miei scopi religiosi furono preservati dal naufragio e le mie fatiche salvate dalla rovina. Sono così profondamente grato ai loro contributi che non trovo parole con cui esprimere adeguatamente la mia riconoscenza.»
Egli annotò poi anche i nomi di coloro che avevano prestato il loro aiuto, e disse che avrebbe continuato a trascrivere i nomi finché fosse rimasta impressa nella pagina del mondo l’utilità di quest’opera, affinché chiunque ne traesse giovamento potesse ricordarlo con una preghiera di bene.
Hadrat Aqdas Masih Mau’ud, che la pace sia su di lui, compose anche un’opera intitolata Minan al-Rahman, nella quale dimostrò che la lingua araba è Umm-ul-Alsina, la madre di tutte le lingue. A proposito di coloro che lo avevano assistito, egli espresse la propria gratitudine in questi termini:
«Non possiamo esimerci, in questa sede, dal ringraziare quegli amici che ci hanno prestato aiuto in quest’opera. Con grande gioia dichiariamo che i nostri amici sinceri hanno profuso in questo lavoro una dedizione che resterà certamente impressa nella memoria di questo mondo finché esso sarà abitato. Questi uomini di Dio hanno donato con grande generosità il loro prezioso tempo e, lavorando giorno e notte con instancabile impegno, hanno portato a compimento quest’opera grandiosa. So che presso la Divina Maestà essi riceveranno una ricompensa immensa. E prego affinché Allah, l’Altissimo, accetti le loro fatiche, le accolga per Sé, doni loro il Suo amore e il Suo ardore, e sia con loro. Amin, thumma Amin.»
Egli annotò poi anche i nomi di coloro che avevano collaborato, menzionando per primo Hadrat Hakim Maulawi Nur-ud-Din Sahib e Hadrat Maulawi Abdul Karim Sahib, i quali, avendo abbandonato ogni altro legame, furono presenti presso di lui per diversi mesi dedicandosi a quest’opera.
جَزَاهُمُ اللهُ خَيْرًا، وَاللهُ لَا يُضِيعُ أَجْرَ الْمُحْسِنِينَ
«Che Allah, l’Altissimo, li ricompensi con il meglio, poiché Allah non lascia andare perduta la ricompensa di coloro che operano il bene.»
Nel menzionare Hadrat Aqdas Miyan Manzur Muhammad Sahib, copista dalla calligrafia bellissima, egli disse che era una grande grazia di Allah avergli messo a disposizione un collaboratore così sincero e zelante, al quale poteva ricorrere in qualsiasi momento, di giorno o di notte, e che assolveva il proprio compito con piena dedizione.
Egli non lasciava mai sfuggire alcuna occasione di ringraziare i propri collaboratori anche per il minimo contributo prestato, e non si attribuiva mai il merito delle proprie fatiche, ma lodava sempre i suoi compagni. Hadrat Sheikh Yaqub Ali Sahib Irfani riferisce che Hudur apprezzava sempre anche i piccoli servizi resi dai collaboratori e li incoraggiava con affetto, dando loro più di quanto meritassero per le loro fatiche. Nei giorni in cui era necessario stampare e pubblicare con urgenza qualche libro, e si lavorava anche di notte, Hudur provvedeva con particolare cura a mettere a disposizione del personale della tipografia latte e altre cose, corrispondeva loro compensi superiori al consueto, e al termine del lavoro manifestava esplicitamente la propria gratitudine.
Hadrat Musleh Mau’ud, che Allah sia soddisfatto di lui, scrive che il cuore dei profeti è colmo di profonda gratitudine, e che anche per la cosa più piccola provano un senso di grande riconoscenza. Egli afferma: ho osservato che quando i libri di Hadrat Masih Mau’ud venivano stampati giorno e notte — e nonostante egli trascorresse intere notti senza dormire — ogniqualvolta qualcuno portava le bozze di notte, egli si alzava personalmente ad andarle a prendere, dicendo continuamente:
جَزَاكَ اللهُ أَحْسَنَ الْجَزَاءِ
«Che Allah ti ricompensi con la migliore delle ricompense.»
Hadrat Musleh Mau’ud dice: molte volte mi sono addormentato vedendolo al lavoro, e quando mi sono svegliato lo trovavo ancora intento a lavorare, finché non spuntava l’alba. Nel cuore dei profeti vi è un senso vivissimo di riconoscenza per i favori ricevuti.
Poi Hadrat Mirza Bashir Ahmad Sahib riporta un episodio narrato da Hafiz Nabi Bakhsh Sahib: una volta Hadrat Masih Mau’ud si recò a passeggiare nel suo giardino, tenendo un bastone di vimini che scagliò contro un albero per far cadere dei frutti. Il bastone rimase impigliato tra i rami e nessuno riusciva a recuperarlo. Nabi Bakhsh Sahib, allora bambino, salì sull’albero e lo riportò giù.
Hudur fu così felice e meravigliato che ripeteva più volte, con parole piene di affetto: «Miyan Nabi Bakhsh, avete fatto una cosa straordinaria, salire sull’albero e recuperare subito il bastone! Questo bastone risaliva ai tempi di mio padre, ed è come se oggi voi me lo abbiate restituito nuovo.»
Nabi Bakhsh Sahib aggiunge che, sebbene fosse un bambino piccolo, Hudur non si era mai rivolto a lui con il pronome confidenziale scortese.
Riguardo al modo in cui egli esprimeva gratitudine anche per i doni più piccoli, Hadrat Mirza Bashir Ahmad Sahib riporta quanto scritto dalla moglie del compianto Dottor Khalifa Rashiduddin Sahib: il Dottor Sahib, ogni volta che veniva da Agra, portava dei khurma — un dolce che Hudur gradiva molto. Una volta ella stessa ne portò alcuni, e Hudur, che non aveva mangiato nulla dall’alba, appena ne fu informato disse: «Mi piacciono, portateli, li mangio», li lodò grandemente dicendo «così tanti!», ne mangiò e disse: «Tenetene da parte per me, ne mangerò ancora.» Ella racconta che il fatto che egli si compiacesse così tanto di una cosa così piccola le riempì il cuore di una gioia indescrivibile.
Gratitudine e Wasiyyat
Hadrat Musleh Mau’ud, che Allah sia soddisfatto di lui, narra che durante il processo intentato da Maulvi Karam Din a Gurdaspur vi era una grave ristrettezza finanziaria. Il Dottor Khalifa Rashiduddin Sahib, in quel frangente, raccolse tutto ciò che aveva in casa e lo inviò, scrivendo che avrebbe continuato a mandare anche i proventi futuri. Hadrat Masih Mau’ud gli scrisse allora una lettera nella quale affermava che aveva raggiunto il limite del sacrificio e non aveva più bisogno di versare contributi — eppure il Dottor Sahib continuò a farlo, e avrebbe dovuto continuare: se prima adempiva a un obbligo, in seguito lo versava a titolo di ringraziamento.
Riguardo al Risala al-Wasiyyat, con cui Hadrat Masih Mau’ud esentò i propri cinque figli dal contributo della Wasiyyat, Hadrat Musleh Mau’ud afferma che nel suo cuore vi era sempre un tormento per il fatto che fosse stata loro preclusa un’occasione di sacrificio. Gli venne allora in mente l’esempio del Santo Profeta ﷺ, i cui piedi si gonfiavano per l’intensità dell’adorazione, al punto che Hadrat ‘A’ishah gli chiese perché si sottoponesse a tanta fatica pur essendo già stato perdonato, ed egli rispose:
أَفَلَا أَكُونُ عَبْدًا شَكُورًا
«Non dovrei forse essere un servo riconoscente?»
Hadrat Musleh Mau’ud afferma: anche se non fosse un obbligo, si dovrebbe agire per gratitudine. Ricevette poi anche una rivelazione:
اعْمَلُوا آلَ دَاوُدَ شُكْرًا
«Operate, o famiglia di Davide, in segno di gratitudine.»
Da allora versò contributi molto generosi, superiori a quelli dei Musi.
Sua Santità (aba) ha chiarito che questa esenzione riguardava esclusivamente i cinque figli di Hadrat Masih Mau’ud — non le mogli dei figli, non i mariti delle figlie, né la loro discendenza. Chiunque faccia la Wasiyyat deve versare il relativo contributo, esattamente come gli altri Musi. Nessun Khalifah successivo a Hadrat Musleh Mau’ud è esente da ciò: tutti hanno fatto la Wasiyyat e versano il relativo contributo, e tutti hanno partecipato con generosità alle Tahrikat promosse dai Khulafa’.
Altri episodi di gratitudine
Munshi ‘Abdul ‘Aziz Sahib Ojlawi riferisce che, durante il processo intentato da Maulawi Muhammad Husain Sahib Batalwi a Gurdaspur, egli vegliò tutta la notte per assistere Hudur, il quale soffriva di disturbi intestinali, nonostante fosse stato ripetutamente invitato a dormire. Al mattino, Hudur menzionò la cosa in assemblea, dicendo che i discepoli del Messia Mau’ud restavano svegli nonostante le raccomandazioni di dormire — a differenza dei discepoli di Gesù, che si addormentavano nonostante fossero stati esortati a vegliare.
Hadrat ‘Inayat Allah Sahib riferisce che, quando venne a Qadian per la prima volta, portò con sé una boccetta di profumo che, durante il viaggio a piedi, si versò quasi interamente, lasciando solo una goccia. Ne fu molto dispiaciuto, ma quando la presentò così com’era a Hudur, questi disse: «Ti è stato attribuito il merito dell’intera boccetta», e pronunciò: Jazak Allah.
Hadrat Muhammad Ismail Sahib narra che, mentre faceva vento a Hudur con un ventaglio durante il processo di Karam Din, Hudur, indicando suo padre, sorrise e disse: «Miyan Ismail è venuto anche lui a prendere la sua parte di ricompensa spirituale.»
Hadrat Miyan Sadruddin Sahib narra un episodio riferitogli dal padre del chaprassi della Madrassa Ahmadiyya: una volta Hudur gli diede un paisa per comprare dei rewri. Al suo ritorno, Hudur li divise in due parti e gliene porse una metà. Il ragazzo rifiutò di prenderla, ma Hudur disse: «Come potrei mangiarli da solo? Il denaro era mio, ma la fatica è stata tua: sei tu che sei andato, tu hai lavorato.»
Hadrat Sher Muhammad Sahib narra che, in occasione del processo di Karam Din, ad Hudur fu offerto del tè da alcuni servitori — cristiani, non musulmani — a Batala. Hadrat Sahib chiese chi lo avesse offerto e, saputolo, non si limitò a ringraziarli lì sul momento, ma ne fece pubblica proclamazione anche sul giornale, dichiarando che quelle persone lo avevano servito in quell’occasione.
Hadrat Mirza Bashir Ahmad Sahib, commentando alcuni di questi episodi, osserva che il sacro respiro di Hadrat Masih Mau’ud generò una Jama’at di milioni di persone pronte a sacrificare ogni proprio agio per lui — cosa che non si verificò per Hadrat Masih Nasri, il quale non riuscì nemmeno a tenere unita la piccola comunità di dodici discepoli.
Che Allah l’Altissimo conceda anche a noi il tawfiq di adottare i più elevati standard di gratitudine.
Secondo Sermone a seguire.

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