L’influenza della Luna sulla crescita e sullo sviluppo delle piante: mito o mistero?

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Il dott. Tasneem Mubarak è Chief Scientist (Agronomy) presso il MRCFC-SKUAST, nel Jammu e Kashmir sotto amministrazione indiana, mentre il dott. Nadeem Mubarik è esperto di DNA presso il Forensic Science Laboratory di Bamina, Srinagar, nel Jammu e Kashmir sotto amministrazione indiana.

Dott. Tasneem Mubarak e dott. Nadeem Mubarik — 1º settembre 2026

In risposta a una domanda sul ruolo della Luna nella vita umana, posta dal professor Clement Lindley Wragge, che incontrò il Messia Promesso (as) per la seconda volta nel 1908, Huzoor (as) ne illustrò l’importanza nella vita dell’uomo, soffermandosi in particolare sulla sua influenza sui frutti. Dalla sua spiegazione dettagliata riportiamo il seguente estratto, pertinente al tema di questo articolo:

«L’effetto della luce lunare sulle piante è chiaramente evidente. Grazie ad essa, esse diventano turgide e dolci. Talvolta le persone hanno udito il rumore delle melagrane che si spaccano, fenomeno che si verifica per effetto della luce lunare. Non sono disposto ad accettare, oltre a ciò, quanto è complesso e non dimostrato. Nel Sacro Corano è chiaramente affermato che la Luna, il Sole e tutti i pianeti sono servitori utili all’uomo e gli arrecano beneficio. In essi sono racchiusi benefici per l’essere umano.»

(Malfuzat [Eng], Vol. 10, p. 554)

Inoltre, Huzoor (as) menzionò in varie altre occasioni l’influenza della Luna sui frutti e sugli ortaggi. Sebbene molti obiettino che non esistano prove empiriche a sostegno dell’effetto della Luna sulle colture, in questo articolo approfondiremo l’argomento e dimostreremo che l’influenza lunare sulle colture non è semplicemente una credenza tradizionale, ma è sostenuta da considerevoli evidenze scientifiche.

Cenni storici sull’influenza lunare sulla crescita e sullo sviluppo delle piante

Fin dall’antichità, corpi celesti quali il Sole, la Luna e i pianeti sono stati considerati forze capaci di influenzare la vita e i processi ambientali sulla Terra. Il ruolo del Sole nell’alimentare la fotosintesi, i ritmi diurni e i regimi termici è ben documentato, mentre gli effetti gravitazionali e luminosi della Luna sono stati messi in relazione con i movimenti delle maree, i cicli riproduttivi degli organismi marini, le migrazioni animali e lo sviluppo delle piante. Le testimonianze storiche mostrano che molte società tradizionali collegavano il ciclo lunare alla fertilità, alla crescita e alla riproduzione non soltanto degli animali e degli esseri umani, ma anche delle piante.

In Mesopotamia, in Egitto e in Grecia, la Luna era venerata come una divinità legata all’umidità e alla fertilità, entrambe essenziali per la vita vegetale. Gli antichi Egizi osservavano le fasi lunari per stabilire i momenti migliori per la semina e il raccolto, ritenendo che la luce della Luna accrescesse il vigore dei semi. Analogamente, gli agricoltori greci e romani seguivano calendari lunari, supponendo che la Luna crescente favorisse lo sviluppo vegetativo, mentre la Luna calante promuovesse lo sviluppo delle radici e la maturazione delle colture.

Anche in India, le pratiche agricole tradizionali dei sistemi vedici e, successivamente, indù tenevano conto del ciclo lunare per stabilire i giorni propizi alla semina. Il Panchang — il calendario lunare indù — veniva spesso consultato per far coincidere la semina con le fasi lunari ritenute favorevoli.

Nel Medioevo, gli agricoltori europei formalizzarono queste idee attraverso il “giardinaggio lunare”, una pratica resa in seguito popolare dal Farmer’s Almanac. Tali credenze persistettero fino al XX secolo e furono incorporate nell’agricoltura biodinamica, introdotta da Rudolf Steiner nel 1924, che riconosceva esplicitamente il ruolo dei ritmi lunari e cosmici nello sviluppo delle piante.

Il passaggio all’indagine scientifica

La valutazione scientifica dell’influenza lunare ebbe inizio nel XIX secolo e nei primi anni del XX, quando i ricercatori cominciarono a sottoporre a verifica queste affermazioni tradizionali. Rudolf Steiner sottolineava che un’agricoltura veramente sana dovesse tenere conto non soltanto di aspetti pratici, ma anche delle influenze cosmiche. Sebbene la maggior parte dei primi risultati fosse inconcludente, persistette l’idea che sottili cicli legati alla Luna potessero interagire con la fisiologia vegetale. Con i progressi compiuti nella cronobiologia e nella fisica ambientale sul finire del XX secolo, l’attenzione si spostò sulla comprensione dei possibili effetti indiretti, come la modulazione lunare della luce notturna, dell’umidità e delle forze gravitazionali che influenzano il movimento dell’acqua nel terreno o il flusso della linfa.

È un dato accertato che la crescita e lo sviluppo delle piante siano influenzati dall’interazione tra fattori biotici e abiotici. L’influenza della Luna, pertanto, non può essere respinta soltanto per la mancanza di solide prove scientifiche. Storicamente, molti processi fisiologici delle piante — come la fotosintesi, la traspirazione, la regolazione ormonale e i ritmi circadiani — rimasero inspiegati per secoli a causa della mancanza di strumenti di osservazione e metodi analitici adeguati, e furono scientificamente accertati soltanto quando il progresso tecnologico rese possibili misurazioni ed esperimenti precisi.

Studi che evidenziano l’influenza lunare sulle colture

Phillips (2012) osserva che l’aglio (Allium sativum L.) è da lungo tempo associato alla Luna e si riteneva che crescesse più vigorosamente durante la fase calante. Secondo l’autore, alcuni agricoltori ritengono che anche la crescita della patata (Solanum tuberosum L.) sia influenzata dalla Luna.

Secondo Restrepo (2004), il livello dell’acqua degli oceani si innalza e si abbassa secondo un ritmo regolare, in rapporto alla posizione della Luna, e si ritiene che questo stesso effetto influenzi anche il movimento della linfa nelle piante, regolando l’apporto di acqua, sostanze nutritive e assimilati necessari all’espansione e alla crescita cellulare del frutto.

Nel suo libro Gardening by the Moon Calendar, Littlewood (2009) afferma che il miglior tasso di germinazione si ottiene poco prima della luna piena, che l’innesto dovrebbe essere effettuato durante la Luna crescente — quando la linfa sale nelle piante — e che la potatura dovrebbe essere effettuata durante la Luna calante, quando la linfa discende, favorendo la rapida cicatrizzazione delle superfici recise.

Gli studi condotti dai ricercatori biodinamici Thun e Thun (1963) indicarono l’esistenza di un rapporto tra la posizione della Luna rispetto allo zodiaco, le date di semina e la crescita delle colture. Spiess (1990) concluse che gli effetti più rilevanti delle influenze lunari erano visibili nelle prime fasi della crescita, in particolare al momento dell’emergenza delle plantule, restando evidenti anche nel contenuto di proteine grezze dei chicchi di segale. Analogamente, Barlow et al. (2010) rilevarono che la sola gravità lunare potrebbe influenzare le variazioni del diametro del fusto.

Prove conclusive derivanti dai recenti progressi della ricerca

Un articolo pubblicato recentemente sulla rivista Plants (Singiri, J.R. et al., 2023) ha apportato nuove conoscenze alla comprensione dell’influenza lunare sulla vita vegetale, utilizzando la pianta del tabacco e successivamente una specie appartenente alla famiglia delle Brassicaceae (B. juncea). La ricerca suggerisce che, sebbene la luce lunare sia di gran lunga inferiore alla radiazione fotosinteticamente attiva (PAR), essa influisce certamente sulla vita vegetale attraverso numerosi altri processi, incidendo sull’organizzazione nucleare, sulla crescita e sullo sviluppo, sul profilo dei metaboliti e sulla risposta delle piante allo stress.

È stato osservato che la luce della luna piena (FML) accresce considerevolmente le dimensioni del nucleo rispetto alle plantule cresciute al buio, con una notevole riduzione della metilazione CG e una modificazione dinamica dell’istone H3. Mediante gascromatografia-spettrometria di massa, i ricercatori hanno osservato un notevole aumento di vari amminoacidi dopo un’esposizione di oltre cinque ore alla FML, un aumento dei livelli di raffinosio, e cambiamenti sostanziali nell’espressione di proteine coinvolte nei fotorecettori e nella risposta allo stress.

Portando avanti questa linea di ricerca, Priyanka et al. (2025), in un recentissimo articolo scientifico sulla senape (Brassica juncea), hanno fornito considerevoli evidenze dell’effetto della luce lunare:

«L’agricoltura lunare, spesso considerata un mito, viene praticata regolarmente in molte regioni del mondo — per esempio in India — dove gli agricoltori organizzano le proprie attività agricole secondo le fasi della Luna. […] I nostri risultati dimostrano che l’esposizione a breve termine alla FML innesca un cambiamento nello sviluppo, producendo un effetto duraturo sulle prestazioni della pianta, che si traduce in un aumento delle attività cellulari e, conseguentemente, in una crescita più vigorosa.»

L’esposizione alla FML per il periodo minimo necessario ha prodotto risultati conformi ai principi generali della fisiologia vegetale e della genetica molecolare. I suoi effetti sul confezionamento del genoma e sulla decondensazione della cromatina suggeriscono che, oltre agli effetti diretti della FML, essa prepari il materiale genetico a esprimere appieno il proprio potenziale dopo l’alba. La produzione, da parte della pianta, di fattori di risposta allo stress durante l’esposizione alla FML indica che la pianta percepisce la luce lunare come un segnale di stress e attiva quindi i propri meccanismi per produrre fattori di risposta che potrebbero favorirne la sopravvivenza — precursori quali l’arginina per le poliammine, la metionina per l’etilene e la fenilalanina per l’acido salicilico.

La Luna esercita inoltre diversi effetti indiretti sui fattori biotici e abiotici del pianeta Terra. La sua attrazione gravitazionale, che contribuisce a mantenere uniforme la rotazione terrestre e quindi l’alternanza del giorno e della notte, è particolarmente importante per le piante longidiurne, mentre alcuni impollinatori notturni e dispersori di semi necessitano della luce minima fornita dalla Luna durante la notte. Il ciclo nodale lunare — un ciclo di 18,6 anni — innalza e abbassa le maree, modificando la distribuzione demografica della flora e della fauna nelle aree costiere.

Conclusione

Gli studi e i riferimenti esaminati indicano che le fasi lunari possono esercitare un’influenza significativa sulla crescita e sullo sviluppo delle colture. Ciò suggerisce che l’effetto della Luna non sia un semplice mito, bensì un mistero che il progresso scientifico sta gradualmente svelando. Esplorare questo possibile ruolo della Luna nell’agricoltura potrebbe offrire conoscenze preziose per ottimizzare i calendari di semina, migliorare le prestazioni delle colture e armonizzare la sapienza tradizionale con le moderne pratiche agricole. La ricerca sull’influenza lunare riveste quindi un’importanza sia scientifica sia pratica per l’agricoltura sostenibile.


Riferimenti
Malfuzat Volume 10, English edition, 2022, p. 554
Phillips, S. An Encyclopaedia of Plants in Myth, Legend, Magic and Lore (The Crowood Press Ltd., Marlborough, UK, 2012)
Restrepo, J. La Luna: El sol Nocturno en los Trópicos y su Influencia en la Agricultura (Managua, Nicaragua, 2004)
Littlewood, M. A Guide to Gardening by the Moon (Gaby Bartai, Glasgow, UK, 2009)
Thun, M. & Thun, M. K. Aussaattage. Consecutive Years (Biedenkopf, 1963)
Bussagli, M. Calendario Lunar de las Siembras y Labores Agrícolas (Susaeta, Madrid, Spain, 2019)
Spiess, H. Chronobiological investigations of crops grown under biodynamic management. Biol. Agric. Hortic. 7, 165–178 (1990)
Barlow, P. W., Mikulecký, M. & Střeštík, J. Tree-stem diameter fluctuates with the lunar tides. Protoplasma 247, 25–43 (2010)
Priyanka, G., Singiri, J. R., Novoplansky, N. & Grafi, G. Plant Cell Environ. 48, 3038–3051 (2025)
Freeman, L.; Kurumizaka, H.; Wolffe, A.P. Proc. Natl. Acad. Sci. USA 1996, 93, 12780–12785
Janowitz, T.; Kneifel, H.; Piotrowski, M. FEBS Lett. 2003, 544, 258–261
Khan, M.I.; Fatma, M.; Per, T.S.; Anjum, N.A.; Khan, N.A. Front. Plant Sci. 2015, 6, 462
Katherine Latham, BBC, 24 August 2021
Adams, D.O.; Yang, S.F. Proc. Natl. Acad. Sci. USA 1979, 76, 170–174
Singiri, J.R.; Priyanka, G.; Trishla, V.S.; Adler-Agmon, Z.; Grafi, G. Plants 2023, 12, 1121


Traduzione italiana dall’articolo pubblicato su Al Hakam, 1º settembre 2026.

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