La scissione della Luna

AI

Azhar Goraya
15 settembre 2026

Il Messia Promesso (as) spiegò che la scissione della Luna fu un miracolo verificatosi durante la vita del Santo Profeta Muhammad (sa). Nella Sura al-Qamar, Allah attesta il verificarsi di questo miracolo con le seguenti parole:

«L’Ora si è avvicinata e la luna si è spaccata. E se vedono un Segno, si allontanano e dicono: “È un prodigio di magia passeggera”. Essi respingono la verità e seguono i propri desideri. Ma ogni decreto di Dio dovrà certamente compiersi.»

(Sura al-Qamar, 54:2-4)

Il Messia Promesso (as) spiegò che questo Segno è attestato da numerose fonti e che, pertanto, non è possibile negare che si sia verificato un evento straordinario.

Nella sua opera Surma Chashm Arya, scrisse che il Corano raggiunse milioni di musulmani e non musulmani durante la vita del Santo Profeta (sa) e nel periodo immediatamente successivo, ma persino i suoi oppositori non osarono negare il verificarsi di questo miracolo. Il loro silenzio, nonostante fosse stata proclamata pubblicamente la manifestazione di un miracolo tanto evidente, dimostra che essi furono testimoni dell’accaduto. Egli scrisse:

«Se il Santo Profeta (sa), il quale aveva pubblicamente e apertamente proclamato che il miracolo della scissione della Luna si era verificato per suo tramite e che i miscredenti lo avevano visto con i propri occhi, ma lo avevano liquidato come magia, non fosse stato veritiero nella sua affermazione, allora perché gli oppositori del Santo Profeta (sa), vissuti in quella stessa epoca e ai quali queste notizie erano giunte in modo tanto forte e chiaro quanto il rullare di un tamburo, rimasero in silenzio? E perché non chiesero conto al Santo Profeta — pace e benedizioni di Allah siano su di lui — domandandogli: “Quando mai hai spaccato la Luna in due parti, e quando mai noi l’abbiamo definita magia, voltando il viso per non accettarla?” Perché mantennero il silenzio fino all’ultimo respiro e tennero la bocca chiusa fino a lasciare questo mondo?

Questo loro silenzio, che era completamente contrario al loro atteggiamento di opposizione e al loro acceso spirito di rivalità, non offre forse la certezza che esistesse qualche grave impedimento a causa del quale non potevano dire nulla di fronte alla manifestazione della verità, se non limitarsi ad assistervi? E quale poteva essere tale impedimento? Questo miracolo si era manifestato alla Mecca, mentre i musulmani erano ancora estremamente deboli, poveri e indifesi.

Un altro fatto sorprendente è che neppure i loro figli o nipoti si espressero per negarlo, sebbene sarebbe stato loro dovere farlo. Se un’affermazione di tale portata fosse stata una mera invenzione e fosse divenuta famosa nel raggio di centinaia di miglia, essi avrebbero scritto libri per confutarla, diffondendoli e pubblicizzandoli in tutto il mondo.

E mentre, tra quei milioni di persone — cristiani, arabi, ebrei, magi e altri — nessuno ebbe il coraggio di scrivere una confutazione, coloro che erano musulmani rendevano apertamente testimonianza oculare davanti a migliaia di persone. Le loro testimonianze si trovano ancora oggi registrate nei libri di quell’epoca. Questa è una prova evidente del fatto che gli oppositori avevano certamente assistito alla scissione della Luna e che non era rimasto loro alcuno spazio per scrivere una confutazione. Fu proprio questo a farli tacere, nonostante il clamore e il tumulto della loro opposizione.»

(Surma Chashm Arya, Rūḥānī Khazā’in, vol. 2, pp. 122-124)

Inoltre, l’evento della scissione della Luna è attestato anche nelle scritture e nelle cronache indù. Egli scrisse:

«L’evento della scissione della Luna si trova persino nei libri autorevoli degli indù. Vyasa Ji Sahib scrive nel Dharma Parva del Mahabharata che, durante la sua epoca, la Luna si divise in due parti e poi tornò a riunirsi. Basandosi, però, su una sua supposizione infondata, egli attribuisce questa scissione della Luna a un miracolo di Vishvamitra.

Tuttavia, dalla testimonianza di Pandit Dayanand Sahib e dalle dichiarazioni dei ricercatori europei risulta che il Mahabharata, i Purana e altre opere simili non siano affatto antichi; al contrario, la compilazione di alcuni Purana ebbe luogo soltanto ottocento o novecento anni fa.

È dunque ragionevole ritenere che il Mahabharata, o almeno il racconto di questo avvenimento contenuto al suo interno, sia stato scritto dopo che si era assistito all’effettivo evento della scissione della Luna, ossia al miracolo del Santo Profeta (sa). Il nome di Vishvamitra fu semplicemente aggiunto per effetto di una consuetudine priva di fondamento, secondo l’antica abitudine degli indù riguardo ai loro antenati.

Sembra che, al tempo dell’autore del Tārīkh-e-Firishta — La storia di Firishta — la notorietà di questo evento fosse ancora molto diffusa tra gli indù. Infatti, nell’undicesimo capitolo del suo libro, sulla base di questa fama diffusa o della tradizione ricevuta dagli indù, egli racconta che nella città di Dhar — situata nei pressi del fiume Chambal, nella provincia di Malwa, e che oggi forse viene chiamata Dharanagari — il Raja di quel luogo si trovava seduto sul tetto del proprio palazzo quando, improvvisamente, vide la Luna dividersi in due parti e poi ricongiungersi.

Dopo ulteriori indagini, il Raja comprese che si trattava di un miracolo del Profeta arabo (sa) e, in seguito, divenne musulmano. Gli abitanti di quella regione indicano proprio questo avvenimento come motivo della sua conversione all’Islam. Si trattava di un evento ben noto tra gli indù di quella zona, ragione per cui un ricercatore e autore lo registrò nel proprio libro.»

(Surma Chashm Arya, Rūḥānī Khazā’in, vol. 2, pp. 126-127)

Per quanto riguarda la natura precisa del miracolo, il Messia Promesso (as) avanzò principalmente due possibilità: che si fosse trattato di una particolare forma di eclissi oppure di una visione.

A proposito della possibilità che si trattasse di una forma di eclissi, in un’occasione affermò:

«L’altro magnifico miracolo concesso al Santo Profeta (sa) fu la scissione della Luna. In realtà, la scissione della Luna fu una forma di eclissi lunare e si verificò in seguito a un gesto del Santo Profeta (sa). Anche in quest’epoca Allah l’Eccelso ha mostrato il Segno delle eclissi lunare e solare.»

(Malfūẓāt, edizione inglese, vol. 4, pp. 129-130)

Egli affermò inoltre:

«Ritengo che si sia trattato di un tipo di eclissi. Ne ho scritto nel mio libro Chashma-e-Ma’rifat.»

(Ibid., vol. 10, p. 480)

Riguardo alla possibilità che si fosse trattato di una visione, scrisse in Surma Chashm Arya:

«È anche possibile che, per effetto del santo potere del Profeta (sa), a coloro che assistettero all’evento siano stati concessi occhi capaci di una visione spirituale, o kashf, e che sia stata presentata ai loro occhi la forma della scissione destinata a verificarsi in prossimità del Giorno del Giudizio […].»

(Surma Chashm Arya, Rūḥānī Khazā’in, vol. 2, p. 277)

A coloro che obiettavano che un simile evento fosse impossibile secondo le leggi della natura, egli rispose che la loro argomentazione si fondava sulla falsa premessa secondo cui noi possederemmo una conoscenza completa delle leggi naturali e queste opererebbero in modo totalmente indipendente dalla volontà speciale di Allah o dal Suo Taqdīr, ossia il decreto divino. Egli scrisse:

«La cosiddetta “legge della natura” non è una realtà stabilita e dimostrata davanti alla quale nulla possa resistere. Questo perché, con l’espressione “legge della natura”, intendiamo quelle azioni di Dio Onnipotente che si sono manifestate secondo natura oppure si manifesteranno in futuro.

Tuttavia, Dio Onnipotente non si è stancato di mostrare i Suoi poteri; né la manifestazione della Sua natura è divenuta impotente, si è addormentata o si è ritirata in qualche luogo. Egli non è stato neppure costretto da una forza esterna e limitante ad abbandonare le opere meravigliose del futuro, lasciandoci soltanto quanto è avvenuto nel corso di pochi secoli — o anche in un periodo che si voglia considerare più lungo.

Pertanto, ogni forma di saggezza, filosofia, letteratura e conoscenza esige che non si ritengano le leggi della natura limitate ai pochi poteri ai quali si è assistito finora e nei quali rimangono ancora centinaia di aspetti oscuri. Non dobbiamo insistere ostinatamente, come persone ignoranti, sostenendo che l’azione di Dio Onnipotente non possa mai oltrepassare i risultati delle nostre osservazioni, perché questa è soltanto un’affermazione insensata che non è mai stata dimostrata e che non potrà mai esserlo.

Noi accettiamo che la religione non sia in contrasto con le leggi della natura. Tuttavia, come potete pretendere che ammettiamo che l’uomo abbia già compreso tutte le proprietà della natura? Esiste forse una prova di ciò, oppure desiderate mettere a tacere gli altri mediante una semplice affermazione?

È del tutto evidente che, se gli esperimenti e le osservazioni registrati fino a oggi fossero corretti e completi, non rimarrebbe alcuno spazio per il progresso delle scienze moderne, mentre voi stessi affermate che la porta delle scienze moderne rimarrà aperta per sempre.

Io mi domando: come potrebbero tali conoscenze costituire criteri perfetti e assoluti della verità, o una bilancia della realtà ultima, quando restano ancora numerose fasi da attraversare prima della loro piena comprensione e questo enigma complesso e composto da molteplici livelli ha lasciato persino i filosofi stupiti e disorientati?»

(Surma Chashm Arya, Rūḥānī Khazā’in, vol. 2, pp. 93-94)

Su questa base, il Messia Promesso (as) sosteneva che neppure una scissione letterale e fisica della Luna potesse essere ragionevolmente esclusa come possibilità nell’ambito delle leggi della natura.


Fonte: Azhar Goraya, «The Splitting of the Moon», Al Hakam, 15 settembre 2026.

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