Sermone del Venerdì — 25.09.2026
Dopo la recitazione del Tashahud, del Ta’awwuz, della Tasmiyah e della Surah Al-Fatihah, Hudur Anwar (atba), che Allah lo sostenga con il Suo potente aiuto, ha detto:
Negli ultimi sermoni del venerdì ho continuato a esporre, nel contesto della biografia del Santo Profeta Muhammad ﷺ, il sublime grado del Tawakkul. Oggi parlerò di come il fedele servo del Santo Profeta Muhammad ﷺ, in quest’epoca, abbia illustrato per noi questo ideale in conformità con il suo esempio, quale insegnamento ne abbia tratto e come lo abbia messo in pratica.
Il Tawakkul secondo Hadrat Masih Mau’ud (as)
Hadrat Masih Mau’ud (as) afferma: il Tawakkul consiste nel raccogliere, nei limiti del possibile, tutti i mezzi che Allah, l’Altissimo, ha stabilito per il conseguimento di un determinato scopo, e poi dedicarsi alle preghiere supplicando: «O Allah, Tu solo porta questa cosa a un esito felice. Vi sono centinaia di calamità e migliaia di afflizioni che possono distruggere e sconvolgere questi mezzi. Preservaci dalla loro influenza nefasta e conducici alla vera vittoria e alla meta desiderata.» L’uomo si avvale dei mezzi, ma vi sono molte avversità e possono presentarsi circostanze in cui i mezzi sui quali si fa affidamento vengono annientati. Perciò si deve invocare l’aiuto di Allah, l’Altissimo, affinché ci preservi dai loro effetti dannosi. Questa è la condizione percorrendo la quale un credente può diventare degno di ricevere le grazie di Allah, l’Altissimo.
Hadrat Masih Mau’ud (as) afferma: essere soddisfatti di Allah, l’Altissimo, non è cosa alla portata di chiunque; si tratta piuttosto dell’eccelso grado del Tawakkul, del Tabtul — ossia della completa devozione verso Allah — e della resa e del compiacimento, un grado nel quale l’essere umano non nutre più alcuna lamentela né rimostranza verso il proprio Signore. E il fatto che Allah, l’Altissimo, sia soddisfatto del Suo servo dipende dalla sincerità e dalla fedeltà assoluta di quel servo, dalla sua purezza e santità di grado supremo e dalla sua obbedienza perfetta. Da ciò si comprende che i Compagni avevano percorso tutti i gradi della conoscenza spirituale e della condotta interiore, e avevano raggiunto quel grado di relazione con Allah, l’Altissimo, e di Tawakkul che è stato posto come modello per noi.
I seguaci di Hadrat ‘Isa (as) affermano che egli guariva i malati; ma Hadrat Masih Mau’ud (as) ha detto: questo ha forse accresciuto il Tawakkul in Allah, l’Altissimo, nei Hawariyin? L’accrescimento del Tawakkul avviene per grazia speciale di Allah, l’Altissimo, se verso di Lui vi è completa devozione. Egli afferma: se si cerca un esempio di Tawakkul nei Hawariyin, non lo si troverà affatto.
Dunque, il semplice allontanamento delle malattie — ossia la guarigione — non produce alcun frutto spirituale. Anche riguardo ai Sufi è scritto che anch’essi mostrano questo miracolo della guarigione. Hadrat Masih Mau’ud (as) afferma: compiacersi di ciò non è saggezza né intelligenza, e chi aspira alle perfezioni spirituali non può rallegrarsi di tali cose. Perciò io preferisco per voi che purifichiate il vostro cuore e stabiliate con Allah una tale relazione che quel Signore Generoso sia soddisfatto di voi e voi siate soddisfatti di Lui. Allora Egli porrà nel vostro corpo e nelle vostre parole una tale benedizione che anche coloro che allontanano le malattie, vedendola, rimarranno stupiti e confusi. Dunque, se un credente ripone il suo Tawakkul in Allah, l’Altissimo, e stabilisce una relazione con Lui, può diventare capace di mostrare egli stesso dei miracoli.
Poi, in un’altra occasione, rivolgendo l’attenzione verso il Tawakkul e il Tabtul, Hadrat Masih Mau’ud (as) afferma: ricordate anche questo: per la ferita dell’afflizione non vi è balsamo così consolante e ristoratore come il confidare in Allah, l’Altissimo. Chi confida in Allah, l’Altissimo, trova dentro di sé conforto e pace anche nelle difficoltà e nelle afflizioni più gravi. Non avverte nel suo cuore amarezza né tormento. Al massimo, l’esito di tale afflizione potrebbe essere la morte, se si tratta di un destino immutabile o inevitabile. Le difficoltà giungono anche al credente, ma il credente non le lascia montarsi in testa, se la sua fede in Allah, l’Altissimo, è salda. Egli dice: cosa potrà accadere al peggio? Verrà la morte? Ma Hadrat Masih Mau’ud (as) ha detto: e con ciò? Questo mondo non è un luogo in cui qualcuno possa restare per sempre; alla fine, un giorno e un’ora giunge per tutti in cui bisogna lasciare questo mondo. Se dunque la morte è giunta, quale danno vi è? Per il credente, questa morte diventa ancora più fonte di sollievo e mezzo di unione con il Diletto, se il credente è autentico e la sua fede in Allah, l’Altissimo, è salda.
Dunque, la semplice afflizione — sia essa malattia o qualsiasi altro tipo di dolore — non può di per sé essere causa di tormento; è invece tormento quell’afflizione in cui non vi sia fede e fiducia in Allah, l’Altissimo. Se le difficoltà giungono al credente, esse non costituiscono per lui un tormento. Il tormento si ha quando non vi è fede né fiducia in Allah, l’Altissimo. Chi è privo di fede subisce invece un tormento assai grave. E se qualcuno pensa che la morte non debba mai giungere, questo è un pensiero vano, poiché Allah, l’Altissimo, ha stabilito che questo mondo è transitorio.
Hadrat Masih Mau’ud (as) soleva esortare i suoi seguaci al Tawakkul secondo le circostanze. Hadrat Master Nazir Husain Sahib riferisce che Hadrat Masih Mau’ud (as) disse: non pensate che Allah, l’Altissimo, sia debole. Egli è dotato di grande potere; quando riporrete fiducia in Lui riguardo a qualche cosa, Egli vi aiuterà certamente, come Egli stesso afferma:
وَمَنْ يَتَوَكَّلْ عَلَى اللهِ فَهُوَ حَسْبُهُ
«E chiunque confida in Allah, Allah gli è sufficiente.»
Descrivendo le qualità delle persone virtuose, Hadrat Masih Mau’ud (as) afferma: vi è una stazione, la stazione del Tawakkul, nella quale coloro che la raggiungono vengono stabiliti con la massima fermezza, e questa sorgente limpida non può mai essere accessibile ad altri. Anzi, essa viene resa piacevole e congeniale esclusivamente per loro, e la luce della Ma’rifat li sorregge in tal modo che, pur trovandosi spesso in ogni sorta di privazione e pur vedendosi del tutto privi dei mezzi ordinari, essi trascorrono la vita con tale letizia e serenità d’animo, e trascorrono i giorni con tale gioia, come se possedessero migliaia di tesori. Sui loro volti risplende la freschezza dell’agiatezza, e nelle ristrettezze, con piena magnanimità d’animo e con fede incrollabile, si affidano al loro Signore Generoso. Non viene loro in mente di chiedersi cosa stia accadendo, se si tratti di una prova, di un esame o di una punizione. Se il Tawakkul in Allah, l’Eccelso, è perfetto e si stanno adempiendo i diritti di Allah, l’Eccelso, allora certamente Allah, l’Eccelso, elargisce le Sue grazie.
Egli afferma: coloro che praticano il Tawakkul e si volgono verso Dio non vanno mai perduti. L’uomo che si affida soltanto ai propri sforzi, cosa può ottenere se non l’umiliazione? Da quando il mondo esiste, la Sunnat Allah ha sempre seguito questa legge: coloro che abbandonano il mondo lo ottengono, e coloro che gli corrono dietro ne rimangono privi. I migliori uomini che l’Islam abbia conosciuto sono stati coloro che, di fronte alla religione, non si sono curati affatto del mondo.
Poi egli narra un episodio, dicendo: a Batala vedemmo un discendente di un Pir che, impolverato e affannato per le cause relative alle sue terre, andava dietro a un Deputy Commissioner. Egli disse: rimasi stupito al pensiero che, se in quest’uomo vi fosse stata una vera bontà — poiché si definisce discendente di Pir, dicendo: «Siamo figli di santi» — e se egli avesse riposto il suo Tawakkul in Dio, perché mai sarebbe caduto in simili bassezze? Egli afferma: la causa di tutti i peccati che sono sorti nel mondo è questa: la certezza che l’uomo ripone nei piaceri mondani, nell’onore mondano e nei beni materiali del mondo è una certezza che non ha per l’aldilà. È per questa ragione che l’uomo pecca.
Pertanto, quando non vi è Tawakkul in Allah, l’Eccelso, e non vi è nemmeno la concezione di anteporre la religione al mondo — concezione che ripetiamo in ogni nostro impegno, e che verrà ripetuta anche nell’imminente Ijtima’ degli Khuddam-ul-Ahmadiyya — allora questa debolezza nelle credenze e nella fede priverà tale persona anche delle benedizioni dell’aldilà. A questo proposito un poeta ha detto: Na Khuda hi mila, na wisal-e-sanam — «Non si ottenne né Dio, né l’unione con l’amato».
Descrivendo quanto profonda fosse la sua preoccupazione per condurre la gente verso Allah, l’Eccelso, e con quale ardore egli pregasse per questo, Hadrat Masih Mau’ud (as) afferma, rivolgendosi ad Allah, l’Eccelso: «Vedi, la mia anima vola verso di Te con il massimo Tawakkul, come un uccello che torna al suo nido. Io anelo a un segno del Tuo potere, ma non per me stesso e non per il mio onore, bensì affinché la gente Ti conosca, affinché la gente Ti conosca e percorra le Tue vie pure, e non si allontani dalla guida rinnegando colui che Tu hai inviato. Io testimonio che Tu mi hai inviato e hai manifestato grandi segni a mia conferma.»
Il nome divino di Mutawakkil
Allah, l’Eccelso, ha Egli stesso attribuito a Hadrat Masih Mau’ud (as) il nome di Mutawakkil. Egli afferma a questo riguardo: è scritto che il segno della discesa del Messia sarà che egli avrà le sue palme posate sulle ali di due angeli. Questo è un’indicazione al fatto che la sua mano destra e la sua mano sinistra — che sono il mezzo per acquisire le scienze razionali e le luci interiori — si appoggeranno al sostegno degli angeli custodi incaricati del compito. Le scienze della ragione, le luci interiori, le conoscenze spirituali e religiose avverranno per mezzo di questo, ossia con l’aiuto degli angeli. Egli si appoggerà al loro sostegno, e non da scuole, libri o maestri spirituali, bensì da Allah, l’Eccelso, riceverà l’‘Ilm-e-Ladunni, ossia quella conoscenza che Allah, l’Eccelso, insegna direttamente; e anche delle necessità della sua vita Dio stesso sarà il custode e il garante. Come egli ha affermato, citando la Barahin-e-Ahmadiyya, dopo circa dieci anni da quando in essa era già stato stampato il seguente Ilham riguardante questo umile servo:
اِنَّکَ بِاَعْیُنِنَا سَمَّیْنَاکَ الْمُتَوَکِّلَ وَعَلَّمْنَاہُ مِنْ لَّدُنَّا عِلْمًا
«Tu sei dinanzi ai Nostri occhi. Noi ti abbiamo dato il nome di Mutawakkil e ti abbiamo insegnato una conoscenza da parte Nostra.»
Questa cosa è provata da molti hadith e dal Sacro Corano: colui che raggiunge il perfetto distacco e il perfetto Tawakkul, gli angeli vengono posti al suo servizio, e ogni angelo lo serve secondo il proprio rango e la propria mansione.
Un giorno Hadrat Masih Mau’ud (as) era seduto in un’assemblea quando si aprì una discussione sul tawakkul, a proposito della quale egli disse: «Trovo nel mio cuore uno stato straordinario: è come quando vi è un’afa soffocante e il caldo raggiunge la sua massima intensità, e la gente confida con certezza che ora cadrà la pioggia. Allo stesso modo, quando vedo la mia cassetta vuota — cioè quando vedo che non ho alcun tesoro, che non ho nulla — allora ho una ferma certezza nel favore di Allah che essa si riempirà, e così avviene.» E giurando per Allah, disse: «Quando la mia borsa è vuota, il gusto e la gioia del tawakkul su Allah che provo in quel momento non riesco a descriverne la qualità. Quando non ho nulla, il mio tawakkul su Allah aumenta ulteriormente, e quello stato è assai più riposante e fonte di tranquillità rispetto a quando la borsa è piena e le mie tasche sono colme.»
Hadrat Mirza Bashir Ahmad Sahib, commentando questa dichiarazione, scrive: la borsa degli uomini di povertà spirituale è per lo più sempre vuota, poiché distribuiscono tutto alla gente. Ma si osservi la grandezza del tawakkul di Hadrat Masih Mau’ud: così come un accorto agricoltore riguardo al pozzo che ha sperimentato più e più volte ha la certezza che quando l’acqua attuale sta per esaurirsi, le sorgenti sotterranee si apriranno da sole e il pozzo si riempirà nuovamente d’acqua, allo stesso modo il cuore di Hadrat Masih Mau’ud era colmo di questa certezza: non appena la mia tasca si svuota, la mano invisibile del cielo la riempirà di nuovo, e nell’opera che Allah mi ha affidato non si creerà alcun ostacolo. Questo è quel maqam di nusrat riguardo al quale Allah aveva annunciato a Hadrat Masih Mau’ud fin dai primissimi tempi:
أَلَيْسَ اللهُ بِكَافٍ عَبْدَهُ
«Non è forse Allah sufficiente per il Suo servo?»
La realtà è che la rivelazione divina, dall’inizio alla fine, rimase su Hadrat Masih Mau’ud (as) come una nube di misericordia.
La lettera sul ritardo della Barahin-e-Ahmadiyya
In merito al ritardo nella stampa della Barahin Ahmadiyya, Hadrat Aqdas Masih Mau’ud (as) scrive in una lettera indirizzata a Haji Muhammad Wali Sahib — un illustre funzionario dello Stato di Kapurthala, che aveva versato del denaro per la pubblicazione e, non vedendola giungere, aveva scritto una lettera colma di collera:
«Nella precedente lettera di codesto onorevole vi era tale ardore e amarezza, e le parole erano così aspre e sgradevoli che da esse traspariva con evidenza che la cattiva opinione di codesto stimato signore aveva raggiunto il grado estremo di corruzione e guasto. […] E la condizione di questo umile è che tutta questa opera non si basa sulla fiducia in alcuno all’infuori della Divina Maestà — esaltato sia il Suo nome. Quest’opera si sta compiendo con la fiducia in Allah; insha’Allah si compirà, ma vi sono alcuni ostacoli lungo il cammino che non sono in mio potere di rimuovere, non ne ho la forza, non posso farlo.
In questa situazione è opportuno che si rescinda il contratto di compravendita e si restituisca la somma inviata, se questo è tutto ciò che vi preoccupa e pensate che io abbia forse inghiottito il vostro denaro. Se aveste visto il risalah Surma Chashm Arya, avreste saputo che questo umile aveva già pubblicato un annuncio che chiunque fosse scontento del ritardo nella stampa della Barahin e desiderasse riprendere il proprio denaro poteva darne comunicazione, e a tutti i sottoscrittori sarebbe stato restituito il prezzo.
Vi sia chiaro che coloro che nutrono cattive opinioni e pronunciano parole vili dalla bocca non possono recarci alcun danno; essi, divenendo privi di peso, si rendono conformi a:
خَسِرَ الدُّنْيَا وَالْآخِرَةَ
— cioè hanno perduto sia il mondo che l’aldilà. Quest’opera proviene tutta dalla Divina Maestà ed Egli stesso la porterà a compimento con bontà e perfezione. Non ho bisogno del denaro della gente; quest’opera è di Allah, e ho certezza in Allah che Egli la porterà a termine. Il nostro Generoso Educatore è Colui che ci ha incaricato in un’epoca di tenebre; Egli è con noi ed Egli solo è sufficiente.»
Hadrat Sheikh Yaqub Ali Sahib Irfani, riferendosi a questa lettera, afferma: da questa missiva emerge anche il tawakkul ‘ala Allah di Hadrat Masih Mau’ud, ed è per questo che la rivelazione divina gli attribuì anche il nome di Mutawakkil. In conclusione, questa lettera è lo specchio della pura e santa biografia di Hadrat Aqdas (as).
Riguardo alla preghiera e al tawakkul, Hadrat Masih Mau’ud (as) ha affermato: «Nelle nostre mani, se vi è il desiderio di fare del bene a qualcuno, non vi è che un solo strumento: la preghiera, che Allah ci ha donato. Sia per l’amico che per il nemico, noi non possiamo trasformare il nero in bianco né il bianco in nero. Non è in nostro potere nemmeno un atomo, se non ciò che Allah ci concede per Sua grazia.» Ha inoltre affermato che nei momenti di difficoltà l’essere umano prova certamente agitazione, ma deve fare in modo di non abbandonare mai il tawakkul. Il sopraggiungere di tali stati di agitazione è necessario per il perfezionamento del carattere e dell’elevazione spirituale dell’uomo; tuttavia egli non deve lasciarsi avvicinare dalla disperazione, poiché la disperazione è una caratteristica dei miscredenti.
Un giovane straordinario: la testimonianza di un vecchio amico indù
Nella storia è riportato un episodio: un anziano indù, che era amico del padre di Hadrat Masih Mau’ud (as), venne a Qadian durante il periodo della sua missione e narrò le circostanze della sua vita e il suo tawakkul fin dalla giovinezza. Disse di averlo tenuto in braccio da bambino e di averlo sempre conosciuto come persona di grande rettitudine, che non si occupava di alcuna faccenda mondana, non si dedicava ai giochi come gli altri bambini, e in lui non vi era mai malizia, discordia, menzogna né volgarità.
Racconta: «Suo padre mi diceva: “Numberdar, va’ a chiamare Ghulam Ahmad. Gli spiegheremo qualcosa.” Io andavo e lo chiamavo. Appena udiva il comando del padre, veniva immediatamente, si sedeva in silenzio e teneva lo sguardo basso. Suo padre gli diceva: “Figlio mio, Ghulam Ahmad, siamo molto preoccupati e in ansia per te. Come ti guadagnerai da vivere? Fino a quando condurrai questa vita? Datti da fare, trova un’occupazione. Ho rapporti con grandi ufficiali inglesi; ti scrivo una lettera di presentazione, oppure vado io stesso a fare una raccomandazione.”
Allora Mirza Ghulam Ahmad non dava alcuna risposta. Suo padre continuava a ripeterlo più volte, e alla fine lui rispondeva così: “Padre, ditemi voi: io sono al servizio di Colui che è il Signore dei signori, il Malik-ul-Mulk, l’Ahkam-ul-Hakimin, e sono obbediente al mio Rabb-ul-‘Alamin. Chi è al Suo servizio, che importanza ha il servizio di qualcun altro? Del resto, non sono nemmeno fuori dalla vostra obbedienza. Voi dite di prendere un impiego, e io lo prendo.”»
Mirza Ghulam Murtaza, udita questa risposta, taceva e diceva: «Va bene, figlio mio, vai, occupati del tuo ritiro.» Quando Hadrat Masih Mau’ud (as) se ne andava, suo padre diceva: «Questo mio figlio resterà sempre un mullah. […] È pio e virtuoso, ma i tempi non sono per gente come lui.» Poi, con gli occhi colmi di lacrime: «La purezza di Ghulam Ahmad è qualcosa che noi non possediamo. Quest’uomo non è terreno, è celeste. Non è un uomo, è un angelo.»
Detto questo, anche quel vecchio indù si commosse fino alle lacrime e disse: «Se Mirza Ghulam Murtaza fosse ancora vivo e vedesse questa ascesa e questo progresso, vedrebbe che i sapienti del mondo e i mullah e i maulvi sono bisognosi della sua soglia, e che Allah gli ha accordato quel rango e ha manifestato quella Sua potenza gloriosa dinanzi alla quale l’intelletto e la scienza di tutti non valgono nulla.»
Le cinquanta rupie e la preghiera esaudita
Hadrat Masih Mau’ud (as) racconta: «Una volta ci capitò per caso di avere bisogno di cinquanta rupie, e come talvolta accade a coloro che vivono nella povertà e nel tawakkul, in quel momento non avevamo nulla. Così, quando al mattino uscimmo per la passeggiata, il pensiero di questo bisogno ci spinse a pregare in quella campagna. Ci recammo dunque in un luogo appartato e pregammo sulla riva di quel canale che si trova a tre miglia da Qadian in direzione di Batala. Quando avemmo terminato la preghiera, insieme alla preghiera stessa giunse un’ispirazione divina, il cui significato è: “Guarda come Io accolgo le tue preghiere.” Allora, pieni di gioia, tornammo verso Qadian e ci dirigemmo verso il bazar per chiedere all’ufficio postale se fosse giunto del denaro a nostro nome. Trovammo infatti una lettera nella quale era scritto che cinquanta rupie erano state inviate da Ludhiana da parte di qualcuno, e probabilmente quel denaro ci pervenne lo stesso giorno o il giorno seguente.»
Avendo sentito l’opinione di un nobile secondo cui la convinzione dei musulmani che la preghiera risolva le difficoltà li indebolisce molto, egli disse: «Chi nega la du’a nega Dio. Solo la du’a è il mezzo per conoscere Dio, e ora è giunto il momento in cui la sua necessità deve essere riconosciuta, volenti o nolenti. […] È sorprendente: quanto noi riponiamo speranza nella Sua esistenza, altrettanto quell’altro gruppo — gli atei — ne è privo di speranza. In realtà, è necessaria la grazia di Dio. Se Egli non apre i lucchetti dei cuori, chi altri può aprirli?»
Le charpai di legno di pipal, e il fabbro perseguitato
Hadrat Miyan Allah Yar Sahib Thekedar narra: «Hadrat Masih Mau’ud (as) mi chiamò e disse: “Avete del legname?” Risposi: “Hudur, ho del legno di ber, di kikar e di pipal.” Hudur disse: “Nella foresteria occorre fare alcune charpai; c’è bisogno di farne i piedi.” Dissi: “Li facciamo con il legno di pipal.” Un uomo disse: “Hudur, il legno di pipal è di qualità inferiore; i piedi non durano a lungo.” Egli rispose: “Per Chi vengono fatte, Egli non è povero; è una Zat dotata di ogni ricchezza. Per un po’ reggeranno, no? In questo momento, date le circostanze, è la cosa giusta. Quando la prima si consuma, Egli ne fa fare una nuova. Lì non c’è da preoccuparsi.”»
Continua: «Stavo per andarmene con l’incarico di fare i piedi per venti charpai, quando giunse anche un fabbro che menzionò la sua difficoltà, quella che riceveva dai non-Ahmadi. “Mi tormentano nel villaggio trovandomi solo,” disse. “Il mio aarn me lo hanno portato via, rubato. Ora non posso lavorare.” Egli gli disse: “Riponete fiducia in Dio; Allah sarà il vostro protettore e soccorritore. Ricordatelo bene: chi diventa di Dio, Dio diventa suo. Se state ricevendo sofferenze a causa della vostra appartenenza all’Ahmadiyyat, In sha’Allah cesseranno, le difficoltà si allontaneranno. I bisogni saranno soddisfatti. Se voi non abbandonerete Dio, Egli provvederà ai vostri mezzi. Anche noi pregheremo.”»
«Io sono il leone di Dio»: il processo Karam Din
Hadrat Masih Mau’ud (as) dice: «Il mio principio personale è che anche se l’uomo peggiore intentasse una causa, in essa vi è il tasarruf di Allah, e Allah fa scrivere la sentenza secondo la Sua volontà. Fare affidamento sull’essere umano è shirk; anzi, anche se la causa finisse davanti a un lupo, Allah gli conferirebbe saggezza.» Contro di lui furono intentate innumerevoli cause, eppure egli riponeva in Allah una tale certezza e un tale tawakkul che non accadde mai che il nemico riuscisse a prevalere.
Hadrat Maulvi Abdul Karim Sahib Sialkoti riferisce: il giorno in cui il Superintendent del distretto venne a Qadian per perquisire la casa di Hadrat, e di ciò non vi era stata alcuna notizia preventiva, Mir Nasir Nawab Sahib sentì che quel giorno sarebbe arrivato un mandato di arresto con manette. Corse dentro per dargli la notizia, sopraffatto dall’emozione. In quel momento Hadrat Masih Mau’ud (as) stava scrivendo Nur Al-Quran. Alzò lo sguardo, sorrise e disse: «Mir Sahib, la gente nel mondo della gioia indossa braccialetti d’argento e d’oro; noi considereremo di aver indossato braccialetti di ferro nel cammino di Allah.» Poi, dopo una breve pausa, disse con grande tawakkul: «Ma questo non accadrà, perché il Governo di Allah ha i propri interessi; Egli non gradisce che i Suoi Khulafa e Mamurīn vengano disonorati in tal modo.»
Maulvi Sarwar Shah Sahib riferì un episodio del processo di Gurdaspur contro Karam Din: fu inviato a raccogliere citazioni di riferimento e, arrivato in città, apprese da Muhammad Husain — un impiegato del tribunale — che in un’assemblea privata degli Arya un uomo aveva incitato il magistrato dicendo: «Quest’uomo è il nostro acerrimo nemico. Ora è una preda nelle vostre mani.» Il magistrato aveva risposto: «Già alla prima udienza darò corso al procedimento giudiziario» — cioè avrebbe potuto arrestare l’imputato in qualsiasi momento, senza cauzione.
Spaventati, si recarono a piedi tutta la notte fino a Qadian per riferire a Hadrat Sahib. Ma Hadrat Masih Mau’ud (as) disse con assoluta serenità: «Va bene, andiamo a Batala.» Appreso che il tentativo di trasferire il processo non aveva avuto successo, invece di tornare indietro, proseguì direttamente verso Gurdaspur, senza far parola dell’accaduto durante il tragitto.
Giunto a Gurdaspur, si ritirò in una stanza. Poi chiamò il narratore e disse: «Vi ho chiamato perché voglio sentire per intero il racconto di ciò che ha detto il magistrato.» Quando, nel racconto, si giunse alla parola «preda», Hadrat Sahib si alzò a sedere di scatto, gli occhi brillanti, il volto rosso, e disse:
«Io sarei la sua preda? Io non sono una preda — io sono un leone, e per di più il leone di Dio. Può forse qualcuno mettere le mani sul leone di Dio? Che provi a farlo e veda!»
La sua voce si alzò a tal punto che le persone fuori dalla stanza trasalirono. Poi disse: «Cosa posso fare io? Io ho già presentato la questione davanti a Dio. Ho detto a Lui: sono pronto, per amor della Tua religione, a portare il ferro alle mani e ai piedi. Ma Egli dice: no, Io ti salverò dall’umiliazione e ti farò assolvere con onore.» Dopodiché parlò dell’amore divino con fervore per circa mezz’ora.
Hadrat Musleh Mau’ud (ra), menzionando questo episodio, aggiunge un dettaglio: quando Khawaja Kamaluddin Sahib, agitato dalle pressioni degli Arya sul magistrato, riferì a Hadrat Sahib le stesse parole minacciose, egli si voltò su un fianco e disse: «Khawaja Sahib, può forse qualcuno mettere le mani sul leone di Dio?» Allah, l’Altissimo, inflisse poi la Sua punizione a quel magistrato: fu dapprima trasferito da Gurdaspur, poi retrocesso di grado; giunse quindi un altro magistrato, che emise sentenza in favore di Hadrat Masih Mau’ud (as).
Riguardo a questo stesso caso, Chaudhry Ghulam Sarwar Bajwa Sahib riferisce che, quando numerosi ulema e avvocati consigliarono a Hudur di fare ogni sforzo per ottenere il trasferimento del caso, egli rispose: «Non riponete tutto il vostro affidamento nei mezzi materiali; bisogna piuttosto confidare in Dio.»
«Ora il mio tawakkul è in Dio, non in voi»
Il giorno della sentenza nel caso Karam Din, davanti al magistrato Atma Ram, fu chiamato un gran numero di poliziotti e l’intera corte fu presidiata. Khawaja Kamaluddin Sahib, interpretando ciò come segno di condanna imminente, propose che tre avvocati intervenissero d’urgenza su più fronti. Quando gli fu riferita la proposta, Hadrat Masih Mau’ud (as) rise di cuore e disse: «È un Kashmiri, vero? Ha perso il coraggio.» Poi disse: «Va’ e digli: fino ad oggi ho seguito le vostre indicazioni sul piano legale, ho accettato i consigli che mi davate in materia giuridica. Ora lasciate fare a Dio. Ora il mio tawakkul è in Dio, non in voi.»
Meraviglioso è lo stato del tawakkul ‘ala Allah che ci appare ovunque in lui, nell’imitazione del suo Signore. Possa Allah, l’Altissimo, concedere anche a noi il tawfiq di raggiungere gli eccelsi standard del tawakkul.
اَللّٰهُمَّ صَلِّ عَلٰى مُحَمَّدٍ وَعَلٰى آلِ مُحَمَّدٍ وَبَارِكْ وَسَلِّمْ إِنَّكَ حَمِيدٌ مَجِيدٌ
Secondo Sermone a seguire.

Rispondi