Sermone del Venerdì — 09.10.2026
Dopo la recitazione del Tashahud, del Ta’awwuz, della Tasmiyah e della Surah Al-Fatihah, Hudur Anwar (atba), che Allah lo sostenga con il Suo potente aiuto, ha detto:
Narrando gli episodi di tawakkul di Hadrat Masih Mau’ud (as), Hadrat Mirza Bashir Ahmad Sahib (ra) scrive che il Dottor Mir Ismail Sahib (ra) gli riferì che il metodo di Hadrat Masih Mau’ud (as) nelle cure mediche era tale che non si limitava mai a un solo tipo di trattamento; anzi, per una stessa malattia ricorreva sia alla medicina occidentale sia a quella yunani. Se qualcuno suggeriva qualcosa di utile, lo metteva in pratica, e talvolta, se qualcuno riceveva in sogno un’indicazione, agiva anche in base a quella — poiché a certi uomini pii le prescrizioni appaiono persino in sogno. Al tempo stesso pregava, consultava medici e hakeem contemporaneamente, e si avvaleva anche dei libri di medicina per orientare le cure. In sostanza, componeva un rimedio di natura straordinaria e composita, ma il suo vero affidamento era riposto in Dio.
Chiarendo la differenza tra l’inquietudine dei Profeti e quella degli uomini comuni — poiché le persone si chiedono: chi prova inquietudine, perché la prova, è forse una punizione, qual è la sua causa? — egli dice: sebbene l’essere umano provi agitazione per le esigenze della propria natura umana — è cosa naturale che l’uomo provi agitazione e inquietudine — essa è tuttavia una caratteristica della condizione umana, e tutti i Profeti vi partecipano, così come il Santo Profeta Muhammad, pace e benedizioni di Allah su di lui, provò agitazione nella battaglia di Badr. La differenza tra gli uomini comuni e i Profeti sta in questo: nell’agitazione dei Profeti non vi è mai disperazione, mai scoraggiamento. Essi hanno la certezza che Dio non li abbandonerà mai. Egli disse: «La mia condizione è tale che, anche se fossi gettato in un fuoco ardente, avrei comunque la certezza di non perire. L’agitazione ci sarebbe — perché il fuoco brucia l’uomo — ma vi sarebbe la speranza che da un momento all’altro giunga la voce:
يَا نَارُ كُونِي بَرْدًا وَسَلَامًا عَلَىٰ إِبْرَاهِيمَ
“O fuoco, sii fresco e salvifico per Ibrahim.”»
Ma nell’agitazione degli altri uomini vi è disperazione, vi è sconforto, per coloro che non hanno fede. Essi non ripongono alcuna speranza in Dio, e questo è kufr — questa condizione è kufr. Pertanto, così come il tawakkul in Allah nell’ora dell’inquietudine è una prerogativa dei Profeti, allo stesso modo ogni credente deve seguire l’esempio dei Profeti — e in particolare del Santo Profeta Muhammad, pace e benedizioni di Allah su di lui — e non lasciar avvicinare a sé la disperazione e lo scoraggiamento. Anche nell’inquietudine vi deve essere tawakkul in Allah. Si facciano uso dei mezzi, si insista nelle preghiere, e poi ci si affidi ad Allah.
Egli rivolse anche questo consiglio ai credenti: è dovere del credente mantenere il tawakkul in Allah e non lasciarsi sopraffare dalla disperazione in questo modo.
Hadrat Musleh Mau’ud (ra) narra che decine di persone tra noi sono testimoni viventi del fatto che quando Hadrat Khalifah Awwal (ra) stava scrivendo il libro Noor-ud-Din, vi scrisse che il racconto del gettare Hadrat Ibrahim (as) nel fuoco si riferisce al fuoco della battaglia. Egli aveva ritenuto che sopravvivere vivi al fuoco fosse cosa assai difficile, e perciò aveva interpretato il fuoco come il fuoco della guerra. In quei giorni Hadrat Masih Mau’ud (as) soleva recarsi a passeggio a Basraamah — un villaggio vicino a Qadian. Hadrat Musleh Mau’ud (ra) dice: «Ricordo che anch’io ero con lui.» Qualcuno, mentre camminavano, disse: «Hudur, il grande Maulvi Sahib — cioè Hadrat Khalifah Awwal (ra), Maulana Noor-ud-Din Sahib — ha esposto un punto assai sottile.» Le persone che in genere sono più inclini ai ragionamenti razionali apprezzano molto tali argomentazioni. Ma Hadrat Masih Mau’ud (as), per quasi tutta la passeggiata continuò a confutare quella tesi e disse: «Dite da parte mia a Maulvi Sahib di eliminare quel passo. A noi è stato rivelato che il fuoco è nostro servo — anzi, servo dei nostri servi. Se Allah trattò così Hadrat Ibrahim (as), cosa vi è di improbabile in ciò?» Poi aggiunse: «La peste è forse meno del fuoco? E guardate: non è forse un miracolo non inferiore il fatto che la peste si sia diffusa tutt’intorno, ma Allah ha preservato la nostra casa da essa? Dunque, se Allah salvò Hadrat Ibrahim (as) dal fuoco, cosa vi è di improbabile?» «Dite da parte nostra a Maulvi Sahib di eliminare quel passo.» E così Maulana Noor-ud-Din Sahib (ra) eliminò quel passo.
Quanto straordinaria è la sua condizione di tawakkul in Allah! Quando Allah aveva dichiarato di salvarlo dal fuoco, non vi era più alcuna questione di non affidarsi a Lui o di non avere piena certezza. Con assoluta certezza egli disse: «Affermo che il fuoco non mi brucerà, perché Allah lo ha dichiarato.»
Hadrat Mirza Bashir Ahmad Sahib (ra) scrive che Munshi Zafar Ahmad Sahib Kapurthalawy (ra) riferì che in un’occasione, durante il Jalsa Salana, vennero a mancare i fondi. In quei giorni non si raccoglievano contributi anticipati per il Jalsa Salana; Hadrat Masih Mau’ud (as) provvedeva di tasca propria. Mir Nasir Nawab Sahib (ra), che Allah abbia misericordia di lui, si presentò e disse che per la notte non vi era nulla per gli ospiti. Egli disse: «Prendete dalla Bibi Sahiba qualche gioiello che possa bastare e vendetelo.» Il gioiello fu dunque venduto — o dato in pegno — e Mir Sahib portò il denaro. Si preparò il cibo per gli ospiti. Due giorni dopo Mir Sahib tornò e disse — e il narratore afferma: «Ricordo che ero presente» — che disse: «Per domani non vi è di nuovo nulla.» A ciò Hadrat Masih Mau’ud (as) rispose: «Noi avevamo provveduto in osservanza dei mezzi apparenti; ora non ne abbiamo più bisogno. Colui di cui sono ospiti provvederà Egli stesso.» Il giorno seguente, verso le otto o le nove del mattino, quando arrivò il postino, Hudur chiamò Mir Sahib e me, e il postino aveva in mano una decina o quindicina di vaglia postali giunti da luoghi diversi — da cento o cinquanta rupie ciascuno — sui quali era scritto: «Non possiamo essere presenti; inviamo questo denaro per le spese degli ospiti.» Dopo averli ricevuti, egli tenne un discorso sul tawakkul. Vi erano anche alcune altre persone nel luogo dove egli sedeva, ed è di quel luogo che si parla. Disse: «Così come un uomo mondano confida nel denaro custodito nel proprio forziere — sapendo che potrà prenderlo quando vorrà — ancor di più coloro che ripongono il loro tawakkul in Allah hanno certezza in Lui, e così avviene: quando vi è bisogno, Allah provvede immediatamente.»
La fiducia in Allah da parte di Hadrat Masih Mau’ud (as), e il modo in cui Allah lo trattava — a questo proposito, Hadrat Hafiz Hamid Ali Sahib (ra), uno dei servitori di Hadrat Masih Mau’ud (as), narra quanto segue: Miyan Najm ud-Din Sahib Bherwi (ra) era il responsabile del langar khana. Un giorno si presentò al cospetto di Hadrat Sahib e gli chiese di concedergli del denaro per acquistare farina e altri generi di prima necessità per il langar khana. Hadrat Sahib rispose: «In questo momento non ho denaro con me. Colui che è il vero ospite di Allah, e per il quale esiste il langar, provvederà Egli stesso.» Dopodiché Miyan Najm ud-Din tornò indietro. Poco dopo, un uomo con abiti logori e laceri si presentò al cospetto di Hadrat Sahib. Fu annunciato all’interno. Hadrat Sahib uscì, e quell’uomo gli pose in mano un fagotto di stoffa nel quale era avvolta una borsa di monete, poi se ne andò. Quando Hadrat Sahib aprì quel fagotto, vi trovò una somma considerevole di denaro. Rientrando, cercò di far chiamare quell’uomo e di rintracciarlo, ma non fu possibile trovarlo. Hadrat Sahib fece allora chiamare Miyan Najm ud-Din Sahib e gli consegnò tutto il denaro.
Hadrat Khalifatul-Masih I (ra) narra che il nostro Hadrat Sahib soleva dire: «C’è chi si rallegra di possedere ricchezze, c’è chi si rallegra di avere molti figli, e c’è chi si rallegra di avere un gran numero di seguaci; ma io mi rallegro del fatto che il mio Dio è Onnipotente.» Hadrat Masih Mau’ud (as) afferma: «Il vero Provveditore è Allah. Colui che ripone in Lui la propria fiducia non può mai essere privato del sostentamento. Egli provvede al sostentamento di chi si affida a Lui in ogni modo e da ogni direzione. Allah dice: chi si affida a Me e confida in Me, Io farò scendere per lui la provvidenza dal cielo e la farò scaturire dalla terra sotto i suoi piedi. Pertanto, ogni persona deve riporre la propria fiducia in Allah.»
Hadrat Sheikh Yaqub Ali Sahib Irfani (ra) narra che Hadrat Mirza Bashir ud-Din Mahmud Ahmad (ra) — che Allah lo protegga — disse che Janab Humam (as), il 5 settembre 1898, dopo la preghiera dell’Asr, su sua richiesta — cioè su richiesta di Hadrat Mirza Bashir ud-Din Mahmud Ahmad (ra), che allora era ancora un bambino — raccontò una storia. Quella storia era la seguente. Egli dice che da essa si comprende come la fiducia e l’affidamento in Allah e il vero Taqwa rendano l’uomo degno che Allah stesso si faccia suo garante, e provveda ai suoi bisogni in modo tale che nessuno ne venga a conoscenza. Su questo tema Hadrat Sahib narrò questa storia.
Hadrat Sahib disse dunque: «Un uomo pio era in viaggio e attraversò una foresta dove viveva un ladro che era solito derubare tutti i viandanti di passaggio. Secondo la sua abitudine, cominciò a derubare anche questo uomo pio. L’uomo pio gli disse:
وَفِي السَّمَاءِ رِزْقُكُمْ وَمَا تُوعَدُونَ
“E nel cielo vi è il vostro sostentamento e ciò che vi è stato promesso.”
Il vostro sostentamento è presso Allah nel cielo: riponete la vostra fiducia in Lui, abbracciate il Taqwa, abbandonate il furto. Allah stesso provvederà ai vostri bisogni.» Queste parole toccarono il cuore del ladro: egli lasciò andare l’uomo pio e seguì il suo consiglio, al punto che cominciò a ricevere cibi prelibati in vasellame d’oro e d’argento. Dopo aver mangiato, gettava i recipienti fuori dalla sua capanna. Per caso, quello stesso uomo pio passò di nuovo da quelle parti, e il ladro — che era ormai diventato un uomo pio e timorato di Dio — gli raccontò tutto l’accaduto e gli chiese di insegnargli un altro versetto. L’uomo pio gli disse allora:
فَوَرَبِّ السَّمَاءِ وَالْأَرْضِ إِنَّهُ لَحَقٌّ
“Per il Signore del cielo e della terra, è certamente una verità” — ovvero: quando queste cose si avvereranno, si comprenderà che il Corano è una realtà assoluta.
Udendo queste sacre parole, quell’uomo — che aveva ormai abbandonato il furto e si era incamminato sulla via della rettitudine, anzi la praticava già — fu colto da tale commozione che la grandezza di Allah si impresse nel suo cuore. Crebbe ulteriormente nel Taqwa, poi fu preso da un fremito d’ardore e, in quello stesso stato di agitazione interiore, rese l’anima. Aveva raggiunto una tale profondità di conoscenza di Dio.
«O caro amico, ora che avete visto quali benedizioni si ottengono riponendo la fiducia in Allah e quale ricchezza si consegue abbracciando il Taqwa, riflettete: potrebbe esservi qualche dubbio sull’esistenza di quel Dio che nutre e sostiene tutti gli abitanti della terra e del cielo? È Lui il Dio puro e veritiero che provvede al sostentamento di tutti noi. Temete dunque solo Lui, confidate solo in Lui e abbracciate la rettitudine.»
Di solito si dice che i bambini piccoli non riescono a comprendere concetti profondi; eppure Hadrat Masih Mau’ud (as) narrò questa storia a Hadrat Musleh Mau’ud (ra), Hadrat Mirza Bashir ud-Din Mahmud Ahmad (ra), quando aveva soltanto nove anni. Certamente Hadrat Masih Mau’ud (as) raccontò questa storia tenendo conto dell’intelligenza di Hadrat Mirza Bashir ud-Din Mahmud Ahmad (ra) — sapeva che il bambino avrebbe capito — ma aveva anche in mente che fin dall’infanzia si deve instillare nei bambini l’importanza del Tawakkul. Questi principi educativi sono dunque una guida per tutti noi.
Hadrat Musleh Mau’ud (ra) afferma: Hadrat Masih Mau’ud (as) era solito raccontare la storia di un uomo pio che sedeva in un angolo appartato, dedicandosi alla predicazione e all’ammonimento, e Allah, l’Eccelso, gli faceva pervenire il sostentamento proprio in quel luogo. Era un posto lontano, fuori dalla città, dove egli dimorava. Una volta trascorsero diversi giorni senza che giungesse alcun cibo. Era forse una prova da parte di Allah, l’Eccelso. Egli disse tra sé: «Ora devo recarmi in città e chiedere qualcosa a un amico, poiché sono molti i giorni che trascorro digiuno.» Si avviò dunque verso la città e disse a un amico: «Dammi qualcosa da mangiare.» Questi gli pose sopra due o tre pani con un po’ di condimento e glieli consegnò. Mentre l’uomo pio si incamminava, il cane di quell’amico si mise a seguirlo, scodinzolando e trotterellando dietro di lui. L’uomo pio pensò: «Anche questo cane ha diritto a una parte di questo pane, poiché fa la guardia a quella casa. Il padrone da cui ho preso il pane è il suo padrone, e il cane ha il suo diritto, perché sorveglia e custodisce quella dimora.» Così prese un pane, vi versò sopra un terzo del condimento e lo gettò al cane, dicendo tra sé: «Questo è il diritto del cane, glielo do.» Il cane mangiò e continuò a seguirlo. L’uomo pio pensò: «Certamente il suo diritto è ancora maggiore, poiché è il guardiano di quella casa.» Prese allora un altro pane, vi aggiunse un’altra parte del condimento e lo gettò al cane. Ma il cane, dopo aver mangiato anche quello, continuò a seguirlo. Nel frattempo l’uomo pio stesso soffriva di una fame acuta, e cominciò a dire — rivolgendosi ormai direttamente al cane —: «Sei davvero sfacciato! Ti ho già dato due pani su tre, eppure non smetti di seguirmi.» Appena ebbe pronunciato queste parole, si produsse improvvisamente uno stato di visione spirituale: egli dimenticò completamente la realtà del mondo. L’anima del cane si manifestò dinanzi a lui in forma visibile e disse: «Mi chiami sfacciato? Io sono un cane e tu sei un essere umano. Io ho digiunato sette volte in quella casa, eppure non ho mai abbandonato quella coppia. Tu invece hai digiunato soli tre giorni e hai già lasciato tutto per venire in città. Dimmi: chi è il vero sfacciato, io o tu?» A queste parole, gli si aprirono gli occhi. Prese il terzo pane con il condimento rimasto e lo gettò anch’esso davanti al cane. Quando tornò al suo luogo, trovò un uomo seduto con un cibo abbondante e raffinato, che gli disse: «Dove eravate andato? Vi stavo aspettando.»
Il vero significato del tawakkul è dunque questo: che l’essere umano non ponga lo sguardo su nessuno all’infuori di Allah, l’Eccelso. Ma il tawakkul non significa nemmeno che a coloro che cercano Allah sia proibito adoperare i mezzi materiali. Allah, l’Eccelso, non ha proibito questo. I mezzi possono essere utilizzati. Allah, l’Eccelso, tratta ciascuno secondo la propria condizione. Con quest’uomo pio il Suo trattamento fu di un certo tipo, e la prova fu posta in questo modo; ma è altrettanto vero che i mezzi devono essere impiegati. Anche in questo vi è il comando di Allah, l’Eccelso, e Hadrat Masih Mau’ud (as) lo ha spiegato in più luoghi.
Hadrat Mufti Muhammad Sadiq Sahib (ra) riferisce che Hadrat Masih Mau’ud (as) era solito dire: «A mio avviso, i più grandi politeisti sono gli alchimisti, che vagano qua e là in cerca di sostentamento senza ricorrere ai mezzi leciti che Allah, l’Eccelso, ha stabilito per l’acquisizione del sostentamento, e senza fare affidamento su di Lui. Eppure Allah, l’Eccelso, dice:
وَفِي السَّمَاءِ رِزْقُكُمْ وَمَا تُوعَدُونَ
“E nel cielo vi è il vostro sostentamento e ciò che vi viene promesso.”
A questi cosiddetti alchimisti — coloro che pretendono di ricavare oro e argento dalle erbe — io indico una ricetta di alchimia, a condizione che la mettano in pratica. Avete continuato a fare alchimia e non avete ottenuto nulla. Io vi indico una ricetta che sarà anche efficace, a condizione che la seguiate.» Egli dice: «Allah, l’Eccelso, afferma:
مَنْ يَتَّقِ اللهَ يَجْعَلْ لَهُ مَخْرَجًا وَيَرْزُقْهُ مِنْ حَيْثُ لَا يَحْتَسِبُ
“Chi teme Allah, Egli gli apre una via d’uscita e gli concede il sostentamento da dove egli non si aspetta.”
Il Taqwa è dunque tale che chi lo possiede ha ottenuto, per così dire, tutte le benedizioni del mondo intero. Ricordate: il pio non è mai bisognoso di nessuno; anzi, egli si trova in una condizione tale che Allah provvede a ciò che desidera ancor prima che lo chieda.» Egli dice: «In una visione spirituale ho visto Allah, l’Eccelso, in forma simbolica, che ponendomi la mano intorno al collo mi diceva: “Se tu sei Mio, il mondo intero è tuo.”» Questa è dunque la ricetta sperimentata da tutti i profeti, i santi e i giusti. Le persone stolte, abbandonando questa via, vagano qua e là in cerca di erbe. Se impiegassero tanta fatica per avvicinarsi a Colui che ha creato le erbe — poiché le erbe le ha create Allah, l’Eccelso — e si adoperassero per acquisire il Taqwa, tutti i loro desideri sarebbero esauditi. Otterrebbero tutto ciò che il cuore desidera.
Raccontando un episodio relativo al tawakkul di Hadrat Masih Mau’ud (as), Hadrat Munshi Arorey Khan Sahib (ra) scrive che Hudur si recò a Delhi. Prima di partire, scrisse lettere ad alcuni amici particolari, invitandoli a raggiungere Delhi se possibile, poiché si sarebbe tenuto un dibattito con Maulvi Nazir Husain Dehlawi. Il dibattito era dunque previsto con Maulvi Nazir Husain. Egli racconta: anch’io giunsi a Delhi. Là venimmo a sapere che Maulvi Sahib, Maulvi Nazir Husain, aveva intenzione di provocare disordini. Informammo allora Amir Ali Shah, che era probabilmente ispettore di polizia o un altro funzionario. Egli disse: «Provvederemo a mantenere l’ordine nel migliore dei modi; invierò un numero sufficiente di agenti di polizia, non preoccupatevi, non accadrà nulla di simile.» Insomma, il giorno in cui era previsto il dibattito, io e Chaudhry Nawab Khan ci recammo da Amir Ali Shah, ma egli disse: «Mi dispiace, non possiamo fare nulla. Maulvi Muhammad Husain Batalvi ha presentato istanza al Deputy Commissioner Sahib Bahadur, facendo presente che i maulvi discutono ogni giorno: volete forse organizzare ogni giorno un servizio d’ordine per queste questioni ordinarie, inviando grandi contingenti di polizia?» Il Deputy Commissioner disse pertanto che non era necessario alcun servizio d’ordine. L’ispettore di polizia disse: «Siamo vincolati, non possiamo fare nulla.» In questo modo, tra le discussioni, passò del tempo. Dissi a Nawab Khan: «Andiamo, è tardi; Hadrat Sahib non ci aspetterà. Dobbiamo arrivare in tempo al luogo del dibattito.» Ci affrettammo e, giunti là, vedemmo che Hadrat Sahib stava salendo in carrozza. Gli fu riferito che il servizio d’ordine della polizia non era stato predisposto nel modo in cui lo si desiderava — sebbene vi fosse comunque qualche agente di polizia sul posto. Egli disse: «Che importa?» — Hadrat Masih Mau’ud (as) disse: «Che importa a me? Il nostro ordine lo farà Dio. Andremo certamente, non possiamo fermarci.» Egli si recò sul posto. Con Hudur vi erano undici uomini e un ragazzo, in tutto soltanto dodici persone. Gli oppositori erano invece presenti a migliaia, e vi era anche il timore di disordini; eppure sul volto di Hudur non si scorgeva la minima traccia di paura o di turbamento. Egli si avanzò coraggiosamente in mezzo a loro. Nessun avversario riuscì a compiere alcuna malefatta. Dio preservò Hudur dalla malvagità di ogni malintenzionato. Il suo tawakkul in Allah Ta’ala era completo; la sua fiducia era riposta in Allah Ta’ala.
Hadrat Musleh Mau’ud (ra) racconta che il compito del credente è riporre il tawakkul in Allah Ta’ala. Le opere le compie Dio, ma nostro dovere è fare, pensare e dire ciò che Allah Ta’ala ha detto. Hadrat Masih Mau’ud (as) aveva formulato una profezia riguardo ad Atham, e il termine della profezia era trascorso. Hadrat Musleh Mau’ud (ra) scrive: «Avevo allora sei o sette anni. Ricordo bene quella scena.» Hadrat Musleh Mau’ud (ra) ha descritto dettagliatamente anche la disposizione delle stanze, indicando dove si sedevano, come erano utilizzate in quel periodo e come vennero utilizzate in seguito. Dopo aver esposto questi particolari, Hadrat Musleh Mau’ud (ra) dice: «Ricordo bene che ero ancora piccolo quando giunse a compimento il termine della profezia su Atham. Era probabilmente alla fine del 1894 o all’inizio del 1896; avevo allora cinque anni e mezzo o sei anni. Quella scena è ancora viva nella mia memoria. In quel momento non la capivo, perché ero molto piccolo, ma ora, sulla base di ciò che rimane impresso nel ricordo, comprendo che il giorno in cui scadeva l’ultimo termine per il compimento della profezia su Atham — ovvero quando stavano per concludersi i quindici mesi — vi era un tale trambusto che la gente piangeva, gridava e supplicava: “O Dio, fa’ che Atham muoia!” Questo accadde tra il tramonto del pomeriggio e prima della preghiera del Maghrib. Poi giunse l’ora della preghiera; Hadrat Masih Mau’ud (as) guidò la preghiera e, dopo di essa, si sedette nell’assemblea. Sebbene a quell’età non partecipassi regolarmente all’assemblea, talvolta vi sedevo. Anche quel giorno mi sedetti nell’assemblea. Hadrat Masih Mau’ud (as) espresse il proprio disappunto per il comportamento di coloro che avevano pianto e supplicato durante tutta la giornata, e disse: “Può forse un essere umano avere più zelo per la parola di Dio di quanto ne abbia Dio stesso? Quando Allah Ta’ala ha detto che una cosa accadrà, dobbiamo credere con certezza che accadrà. E se noi abbiamo compreso erroneamente la parola di Allah Ta’ala — se abbiamo frainteso il significato, e il significato potrebbe essere diverso — Allah Ta’ala non è tenuto a decidere secondo il nostro errore. Il nostro compito è soltanto questo: avendo riconosciuto una persona come veritiera, credere nelle sue parole. Quando avete riconosciuto in me il Messia Promesso, credete nelle sue parole. Il modo in cui Allah Ta’ala compirà l’opera è un atto di Allah. In conclusione, il compito del credente è riporre il tawakkul in Allah Ta’ala. La parola di Allah Ta’ala si compie in ogni caso; in quale modo si compia, Allah lo sa meglio.”»
Hadrat Mirza Bashir Ahmad Sahib (ra) racconta che Munshi Zafar Ahmad Sahib (ra) gli riferì che durante il dibattito con Atham, questi pose una volta delle domande tali che alcuni nostri amici si turbarono, ritenendo che non fosse possibile rispondervi immediatamente. Alcuni amici si riunirono in comitato — cioè tennero una riunione — e, con riferimento al Sacro Corano e al Vangelo, vollero portare aiuto a Hadrat Sahib presentando alcune citazioni. Egli dice: «Dissi scherzosamente a Maulvi Abdul Karim Sahib (ra)» — Munshi Zafar Sahib (ra) disse — «”Le profezie si fanno forse per consultazione? Se Hadrat Masih Mau’ud (as) ne avrà bisogno, le chiederà da solo, le citazioni. Che necessità avete voi di andare a portargliele?”» Nel frattempo giunse anche Hadrat Sahib, e mentre Hudur, dopo aver detto alcune parole, stava per congedarsi, Maulvi Abdul Karim Sahib (ra), che Allah abbia misericordia di lui, si alzò e disse: «Se si potesse consultarsi per la risposta di domani, non ci sarebbe nulla di male. Potremmo discutere come rispondere e raccogliere le citazioni.» A questo Hadrat Sahib rispose sorridendo: «La vostra preghiera è sufficiente. Pregate, questo basta» — e si congedò immediatamente. Hadrat Mirza Bashir Ahmad Sahib (ra) scrive che i profeti si consultano in molte questioni, e nessuno si consulta più di loro; tuttavia vi sono certi momenti in cui preferiscono abbandonare ogni altro mezzo e affidarsi unicamente all’aiuto di Dio. Inoltre, la consultazione ha il suo tempo e il suo luogo appropriato, e quando un nemico muove un’obiezione di natura dottrinale, i profeti si affidano generalmente alla sola assistenza di Dio. In quell’occasione, Dio umiliò i cristiani.
Hadrat Musleh Mau’ud (ra) narra: «Ho raccontato più volte che quando Hadrat Masih Mau’ud (as) si recò nel giardino a causa delle rivelazioni sui terremoti, un giorno, conversando in casa con Hadrat Amma Jan (ra), disse che il denaro era completamente esaurito. Pensavamo di chiedere un prestito ad alcuni amici, ma poi aggiunse: “Anche questo è contrario al tawakkul, che io chieda denaro in prestito alla gente.” Dopodiché si recò in moschea e si compì la preghiera. Al ritorno, tirò fuori un fagottino, lo aprì e, guardandolo, cominciò a dire — anch’io ero lì vicino in quel momento, afferma Hadrat Musleh Mau’ud (ra), ero lì accanto quando estrasse il fagottino dalla tasca e lo aprì — : “Quando sono uscito per la preghiera, un uomo povero con gli abiti logori e laceri ha messo questo fagottino nella mia tasca. Poiché era pesante, ho pensato che contenesse monete spicciole, ma quando sono tornato a casa e l’ho aperto, ne sono uscite rupie e banconote.” Le contò, ed erano circa quattro o cinquecento. Disse allora: “Se avessimo chiesto un prestito, sarebbe stato contrario al tawakkul. Appena se ne è presentato il bisogno, Allah, l’Altissimo, ha fatto pervenire il denaro attraverso un mezzo che non avremmo mai immaginato né supposto.”»
Poi Hadrat Musleh Mau’ud (ra) riferisce un altro episodio: Hadrat Masih Mau’ud (as) soleva raccontare che qualcuno chiese a un uomo pio quale fosse il precetto riguardo alla Zakat. Questi rispose: «Riguardo alla Zakat vi sono due precetti: uno per te e uno per me. Per te il precetto è di dare una rupia ogni quaranta, ossia di dare un quarantesimo a titolo di Zakat. Ma per me il precetto è di dare quarantuno rupie ogni quaranta.» L’interlocutore chiese: «Perché questa differenza, che si debba dare l’intera somma e per di più una rupia in più?» Egli rispose: «Allah, l’Altissimo, mi ha posto nella stazione del tawakkul, mentre te ha posto nella stazione della pianificazione e della prudenza. Se tu accumuli ricchezza, il precetto per te è di dare una rupia ogni quaranta. Ma poiché io mi trovo nella stazione del tawakkul, se presso di me si accumulano quaranta rupie, devo darne quarantuno: perché non mi è consentito accumulare, e per l’accumulo devo pagare una rupia in più come ammenda sul denaro accumulato.»
Hadrat Mirza Bashir Ahmad Sahib (ra) narra che Hadrat Masih Mau’ud (as) riponeva piena fiducia nel soccorso di Dio, Colui che lo aveva inviato, convinto che la pianta da Lui posta con la propria mano non sarebbe mai andata perduta. In un luogo egli dice:
اے آنکہ سوئے من بدویدی بصد تبر
از باغباں بترس کہ من شاخ مثمرم
«O tu che ti precipiti verso di me con cento scuri colmo di furore, temi il Giardiniere celeste, poiché io sono il ramo fruttifero piantato dalla Sua stessa mano.»
I giovani della Jama’at Ahmadiyya, i presidenti delle Jama’at locali, i responsabili di Ansar-ul-lah e Khuddam-ul-Ahmadiyya, e soprattutto i missionari, i murabbiyyan e i collaboratori del centro della Jama’at, devono trarre insegnamento da questa straordinaria pazienza e fermezza, da questa straordinaria determinazione e da questo straordinario tawakkul di Hadrat Masih Mau’ud (as): se anch’essi agiranno con pazienza e costanza, rimarranno servi di Dio e si renderanno simili a piante fruttuose, Allah, l’Altissimo, li proteggerà allo stesso modo e manifesterà per loro la stessa gelosia divina con cui ha sempre protetto i Suoi servi virtuosi.
Parlando dello straordinario tawakkul di Hadrat Masih Mau’ud (as) e della sua affettuosa benevolenza verso Hadrat Maulvi Noor-ud-Din Sahib, ossia Hadrat Khalifa-tul-Masih I (ra), Hadrat Maulvi Abdul Karim Sahib Sialkoti (ra) scrive nella sua opera Sirat-ul-Mahdi — ovvero Sirat Masih Mau’ud — quanto segue: «Una volta accadde che nei giorni in cui Hadrat Masih Mau’ud (as) stava scrivendo la sezione araba del suo libro Ainah Kamalat-e-Islam, Hudur consegnò a Maulvi Sahib — ossia a Hadrat Maulvi Noor-ud-Din Sahib, Khalifa-tul-Masih I (ra) — un grande foglio doppio della bozza del libro in corso di composizione, affinché lo facesse pervenire a me — a Maulvi Abdul Karim Sahib Sialkoti, che narra l’episodio — per la traduzione in persiano. Era un testo di tale ispirata eloquenza e bellezza che Hadrat Masih Mau’ud ne andava fiero, convinto che Allah, l’Altissimo, gli avesse fatto comprendere un contenuto di altissimo livello. Ma Maulvi Sahib lasciò cadere da qualche parte quel foglio doppio — quei due fogli di carta andarono perduti. Poiché Hadrat Masih Mau’ud (as) mi inviava ogni giorno la nuova bozza araba per la traduzione in persiano, quel giorno, a causa del ritardo insolito, mi preoccupai naturalmente e dissi a Maulvi Noor-ud-Din Sahib che oggi non era giunto il testo da parte di Hudur, che il copista era lì in attesa e che si stava facendo tardi, e che non sapevo cosa fosse accaduto.» Maulvi Abdul Karim Sahib (ra) racconta che non aveva ancora finito di pronunciare queste parole che il volto di Maulvi Noor-ud-Din Sahib impallidì: quel foglio doppio gli era caduto da qualche parte, aveva cercato a lungo ma il testo non si trovava, e Maulvi Sahib era in grande agitazione. Quando Hadrat Masih Mau’ud (as) ne fu informato, uscì come di consueto sorridente e sereno, e anziché mostrare irritazione o turbamento, si scusò egli stesso dicendo: «Maulvi Sahib si è preoccupato inutilmente per la perdita della bozza. Mi dispiace molto per il disagio che ha subito. La mia fede è che Allah, l’Altissimo, per Sua grazia, concederà la capacità di scrivere un testo ancora migliore di quello perduto.»
Maulvi Abdul Karim Sahib (ra) scrive: «Questo delicato episodio illumina, da un lato, lo straordinario sentimento di affettuosa benevolenza di Hadrat Masih Mau’ud (as) e, dall’altro, il suo straordinario tawakkul nel soccorso del suo Signore celeste. L’errore fu di Hadrat Maulvi Noor-ud-Din Sahib (ra), che non aveva custodito con la dovuta cura una preziosa bozza e l’aveva perduta; eppure tale è la benevolenza di Hadrat Masih Mau’ud (as) che egli stesso si addolora e si scusa dicendo che Maulvi Sahib ha sofferto tanto per la perdita della bozza. E tale è la sua stazione nel tawakkul che, pur avendo motivo di essere fiero dell’eloquenza, della bellezza e delle eccellenze di significato di quel testo, alla sua perdita dice con quale spirito di distacco: “Non vi è nulla di cui preoccuparsi; Dio ci donerà un testo ancora migliore.” Questa benevolenza, questo tawakkul e questa magnanimità non possono trovarsi in nessun altro all’infuori dei servi eletti di Dio.»
Hadrat Masih Mau’ud (as) dice: «Nel Sacro Corano, Allah, l’Altissimo, ha parlato dei Compagni e si è rivolto al Santo Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui:
هُوَ الَّذِي أَيَّدَكَ بِنَصْرِهِ وَبِالْمُؤْمِنِينَ وَأَلَّفَ بَيْنَ قُلُوبِهِمْ لَوْ أَنفَقْتَ مَا فِي الْأَرْضِ جَمِيعًا مَّا أَلَّفْتَ بَيْنَ قُلُوبِهِمْ وَلَٰكِنَّ اللَّهَ أَلَّفَ بَيْنَهُمْ إِنَّهُ عَزِيزٌ حَكِيمٌ
“È Lui che ti ha sostenuto con il Suo soccorso e con i credenti, e ha unito i loro cuori. Se tu avessi speso tutto ciò che è sulla terra, non avresti potuto unire i loro cuori, ma Allah li ha uniti. Egli è invero Potente, Saggio.”»
Quel Dio che con il Suo aiuto e mediante i credenti ti sostenne, e infuse nei loro cuori un tale affetto che, se anche avessi speso tutte le ricchezze della terra, non avresti potuto creare un simile affetto — eppure Dio lo creò in loro — Egli è il Dio Dominante, Pieno di Saggezza. Egli afferma: il Dio che compì quest’opera in passato può compierla ancora oggi. Anche in futuro la fiducia è riposta in Lui solo. In ciò che è destinato ad avvenire, viene soffiato lo spirito della grazia di Dio. Così come il giardiniere irriga il suo giardino e questo fiorisce rigoglioso, allo stesso modo Allah, l’Altissimo, concede progresso e freschezza alla catena dei Suoi inviati. Quei gruppi che si formano unicamente per mezzo di strategie umane, in poco tempo si dividono al loro interno — come i Brahmo, che dopo un breve periodo di progresso si arrestarono e giorno dopo giorno vanno scomparendo, poiché le loro fondamenta poggiano soltanto sul pensiero umano. Riguardo alla nostra Jama’at, Allah, l’Altissimo, ha fatto grandi e solenni promesse. Nessuna intelligenza umana, nessuna lungimiranza, nessun mezzo mondano può condurci al compimento di quelle promesse. Sarà Allah, l’Altissimo, a predisporre Egli stesso tutti i mezzi, e solo allora quest’opera giungerà a compimento. Se per ipotesi il numero dei membri della nostra Jama’at raggiungesse i due o due milioni e mezzo e poi si fermasse, che cosa significherebbe? Nulla. Un tale numero lo hanno anche i Sikh. Noi vogliamo che il mondo intero si riempia di questa Jama’at — e questo non è opera dell’uomo. La vita dell’uomo non è affidabile nemmeno per un solo istante: che cosa può fare egli? Ma Dio può fare tutto. Anche se si raggiungesse un tale numero, non vi sarebbe nulla di cui gloriarsi nei numeri. La cosa essenziale è che dobbiamo portare il messaggio al mondo intero e condurre tutta l’umanità sotto la bandiera del Santo Profeta Muhammad, pace e benedizioni di Allah su di lui — e questo non può avvenire in nessun caso attraverso gli sforzi umani; avverrà soltanto per la grazia di Allah, e la grazia di Allah si ottiene mediante una fede perfetta e completa in Lui.
Hadrat Munshi Zafar Ahmad Sahib (ra) narra che una volta Maulvi Abdul Qadir Sahib (ra), che Allah abbia misericordia di lui, pose questa domanda: «Hudur, quando si tratta di mostrare un segno, potrebbe fissare un termine — che questo segno si manifesterà entro tale periodo, a volte un anno, a volte sei mesi — e lo fa sotto ispirazione divina, oppure Le è concesso di fissare il termine che desidera?» Egli rispose: «No. Ho in Allah, l’Altissimo, una tale certezza e una tale fiducia completa che, mediante la preghiera, riesco a far manifestare quel segno da parte di Allah, l’Altissimo, entro il termine stabilito.» Questo è il tawakkul, questa è la fiducia.
In occasione della malattia di Hadrat Miyan Abdullah Sahib Sanori (ra), Hadrat Aqdas Masih Mau’ud (as) gli scrisse una lettera nella quale, insieme ai consigli riguardanti la preghiera e la medicina, lo esortava al tawakkul, scrivendo: «È giunta una vostra lettera assai dolorosa. In verità, questa tristezza e questo dolore che stringono il vostro cuore da ogni parte costituiscono una grande prova da parte di Allah, l’Altissimo. Dio voglia che voi usciate da questa prova come veridici. Prima di scrivere questa lettera ho pregato a lungo dinanzi alla Maestà Divina; se non si tratta di una taqdir mubram — ossia di un decreto immutabile — vi è speranza che la preghiera venga accettata. Finora non mi avete fatto sapere di quale malattia si tratti. Avete chiesto i dettagli della malattia: vi è forse diarrea? Il corpo è diventato magro e debole? A quale grado è la febbre? Da quanti giorni dura la febbre?» Poi aggiunse: «Vi mando insieme a questa lettera una ricetta; iniziate a prenderla senza indugio e non scoraggiatevi. Dio è Onnipotente su ogni cosa. Due o tre mesi fa» — e poi prosegue — «due o tre mesi fa mio figlio Mubarak Ahmad, che era molto caro alla sua madre, morì di febbre. Quando si avvicinò la sua fine, dissi alla madre del bambino: “Guardate, questo bambino sta per morire, e la nostra fede è che Colui che fa morire ci è più caro di colui che muore — e questa è la via della fede perfetta. Dite soltanto:
إِنَّا لِلَّهِ وَإِنَّا إِلَيْهِ رَاجِعُونَ
In verità, apparteniamo ad Allah e a Lui facciamo ritorno.
Era un deposito di Dio, e Dio lo ha ripreso.” Ed ella disse così nel momento della morte del bambino. È evidente che se qualcuno muore, non è una cosa straordinaria — anche noi non resteremo in questo mondo per sempre. Presso Dio ricevono gradi coloro che in questa breve vita assaporano l’amarezza, e se Allah, l’Altissimo, è soddisfatto, ne dà la ricompensa. Non si deve assolutamente adottare il modo della gente comune — il modo che la gente ha adottato non è quello giusto. Siate pazienti, supplicatelo, e Allah, l’Altissimo, in cambio vi colmerà dei Suoi favori. Dio manda anche qualche afflizione su colui che ama immensamente. Pertanto, affidate voi stessi a Dio con piena fermezza, non disperate di Lui e continuate a tenermi informato. Wassalam.»
Nel Zikr-e-Habib è riportato che Hadrat Aqdas Masih Mau’ud (as) disse a Mufti Muhammad Sadiq Sahib (ra), dopo che questi gli aveva letto una lettera del signor Webb — il cui nome completo era Alexander Russell Webb — : «Scrivetegli: la vita è trascorsa; ciò che si vuole fare, fatelo ora. Le facoltà si indeboliscono giorno dopo giorno. Dove sono oggi le facoltà che si avevano dieci anni fa? Del passato non vi è conto, del futuro non vi è certezza. Ciò che si vuole fare, l’uomo deve farlo considerando il momento presente come un’opportunità preziosa.» Era un inglese, e gli aveva scritto una lettera. «Ora rendete servizio all’Islam. Prima di tutto acquisite la conoscenza di che cosa sia il vero Islam. Studiate l’Islam, poi servitelo. Chi serve l’Islam con povertà e contentezza diventa esso stesso un miracolo e un segno; chi lo fa con abbondanza di mezzi non ne gusta il sapore, perché non rimane il pieno godimento del tawakkul ‘ala Allah. E quando si lavora con il tawakkul, Allah aiuta — e queste cose nascono dalla spiritualità. Quando la spiritualità sorge nell’uomo, egli cambia il suo modo di essere. In quale modo il Profeta di Dio, pace e benedizioni di Allah su di lui, trasformò il modo di essere dei Compagni! Tutto questo fu opera di quell’attrazione che dimora nell’uomo veridico. Sono pensieri vani quelli che dicono che ci vogliono centinaia di migliaia di rupie per portare avanti un’opera. Quando si intraprende un’opera con il tawakkul in Dio e lo scopo principale è il servizio a questa religione, Egli stesso diventa il soccorritore e provvede tutti i mezzi e le risorse. Pertanto non preoccupatevi della debolezza finanziaria o di altro. Abbiate tawakkul in Allah, lavorate e rendete all’Islam il servizio che potete.»
Hadrat Masih Mau’ud (as) afferma: «In realtà il tawakkul è l’unica cosa che rende l’uomo vittorioso e coronato di successo. Allah, l’Altissimo, dice:
مَنْ يَتَوَكَّلْ عَلَى اللَّهِ فَهُوَ حَسْبُهُ
Chi si affida ad Allah, Egli gli è sufficiente —
a condizione che ci si affidi con cuore sincero, che si muova il passo comprendendo il vero significato del tawakkul con sincerità di cuore, che si sia pazienti e costanti, e che non si retroceda per paura delle difficoltà. Il mondo è passeggero — destinato a passare — e degno di essere abbandonato, e le sue faccende sono della stessa natura. Pertanto è necessario che l’uomo ne diminuisca l’affanno — diminuisca l’affanno per il mondo — e si preoccupi maggiormente dell’aldilà. Se le preoccupazioni per la religione prendono il sopravvento nell’uomo, Allah stesso si fa garante delle faccende mondane.»
Che Allah, l’Eccelso, ci conceda la capacità di comprendere questo punto. Egli [Hadrat Masih Mau’ud (as)] afferma: «È deplorevole che ogni giorno accadano grandi calamità, eppure le persone non vi prestano attenzione e non se ne curano. I miscredenti del tempo di Hadrat Mosè (as) erano almeno migliori di questi, poiché quando su di loro si abbattevano le punizioni divine, almeno vi facevano caso e dicevano: “Se questa calamità si allontana, crederemo.” Ma i miscredenti di oggi sono ancora più ostinati di quelli, perché continuano ad arrivare punizioni sempre nuove, l’ira di Dio si manifesta in forme sempre diverse, eppure non si muove loro nemmeno un capello. Poi egli porta un esempio e dice: “Guardate come la sola peste abbia sferrato attacchi così terribili, come abbia causato distruzioni così strazianti che il solo sentirne parlare fa accapponare la pelle, eppure nessuno ne è rimasto colpito.” Quei popoli, in simili frangenti, solevano chiedere a Hadrat Mosè (as) di supplicare in loro favore; questi invece dicono: “Non è nulla, è una cosa ordinaria, le calamità sono sempre esistite e così arrivano le punizioni.”»
Egli afferma che Allah, l’Eccelso, aveva promesso sin dai tempi antichi che nell’epoca finale sarebbero giunte punizioni di ogni genere: in quel tempo alcuni avrebbero trovato la retta via, mentre la maggior parte sarebbe perita. Le punizioni stanno arrivando, ma non è necessario che tutti trovino la retta via. Egli dice che la promessa era che alcuni avrebbero trovato la guida e la maggior parte sarebbe perita. I segni li mostra Allah, ma dei segni traggono beneficio soltanto coloro che sono credenti, ed essi sono pochi, sono in numero esiguo.
Che Allah, l’Eccelso, conceda senno agli uomini di mondo, affinché si rivolgano verso di Lui e si adoperino a migliorare la propria vita presente e quella futura. E noi, che siamo seguaci di Hadrat Masih Mau’ud (as), possa Egli accrescere la nostra fede e la nostra certezza, e possa farci raggiungere elevati livelli di tawakkul insieme alle preghiere, e possa farci progredire in esso.
Secondo Sermone a seguire.

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