Sabeeka Chaudhry — 18 ottobre 2026
Tra le numerose idee errate che circolano oggi sull’Islam, una è particolarmente tenace: la convinzione che «l’Islam consenta il matrimonio forzato». La risposta è inequivocabile: l’Islam non lo consente. Eppure questa convinzione persiste, spesso perché gli insegnamenti religiosi vengono confusi con pratiche culturali che hanno ben poco a che vedere con essi. Fare chiarezza su questa confusione è lo scopo del presente articolo.
L’Islam è una religione fondata sulla logica e sul ragionamento. Quando Dio prescrive una norma ai credenti, lo fa perché, essendo onnisciente e infinitamente saggio, sa ciò che è meglio per loro: quella norma racchiude dunque una guida divina. Alla luce di questo principio, è utile comprendere anzitutto perché l’Islam scoraggi le frequentazioni sentimentali al di fuori del matrimonio. Nel Sacro Corano, Allah afferma: «E non vi avvicinate all’adulterio; esso è certamente una turpitudine e una via malvagia» (Sura Bani Isra’il, 17:33). Afferma inoltre: «Di’ agli uomini credenti di contenere i loro sguardi e di custodire le loro parti intime. Questo è più puro per loro. In verità, Allah è ben consapevole di ciò che fanno» (Sura an-Nur, 24:31). Sebbene questi versetti non menzionino esplicitamente le frequentazioni sentimentali, il principio di fondo è chiaro: quando un uomo e una donna intraprendono una relazione privata senza che altri ne siano a conoscenza o vi siano coinvolti, ciò può aprire la strada al peccato. Il Five Volume Commentary, il commentario coranico in cinque volumi, approfondisce questo punto, spiegando che il Corano non si limita a proibire l’adulterio in sé, ma mira a precludere ogni via che possa condurvi, comprese le frequentazioni libere e promiscue tra uomini e donne. (Five Volume Commentary, Sura Bani Isra’il, 17:33)
È in questo contesto che l’Islam incoraggia il matrimonio combinato, una pratica che non va mai confusa con il matrimonio forzato. Il matrimonio combinato mira a proteggere uomini e donne da relazioni illecite che possono causare delusioni amorose, sofferenze emotive e disonore per le rispettive famiglie. Nella pratica, il percorso è piuttosto semplice: la famiglia di un potenziale sposo può manifestare il proprio interesse alla famiglia di una potenziale sposa, o viceversa, e le due famiglie iniziano a conoscersi nel rispetto dei precetti islamici. Durante questo percorso si prega per il buon esito dell’unione attraverso l’istikharah, la preghiera con cui si chiede a Dio di essere guidati verso ciò che è meglio in una determinata questione. Soltanto quando l’uomo e la donna esprimono il proprio consenso liberamente e con gioia si procede verso il fidanzamento o il nikah, la cerimonia matrimoniale islamica.
È proprio la parola consenso il fulcro della questione. Nella puntata del 12 giugno 2026 di This Week With Huzoor, Hazrat Khalifatul Masih V (aa) ha affrontato direttamente questo tema: «Una delle benedizioni che Allah l’Onnipotente ci ha concesso come musulmani è la possibilità di pregare affinché Egli renda quella proposta un bene per noi […]. Tuttavia, se nel vostro cuore nasce un chiaro sentimento di avversione, allora, a prescindere da ciò che possano dire i vostri genitori, dovreste dire: “Non desidero proseguire”». (“This Week With Huzoor – 12 June 2026”, mta.tv, 12 giugno 2026) Questa indicazione è chiara. Non si limita a riconoscere il diritto di rifiutare soltanto sul piano formale: invita la persona ad agire secondo la propria coscienza, anche quando ciò contrasta con i desideri dei genitori. Una religione che include un’indicazione simile nei propri insegnamenti sul matrimonio non può al tempo stesso essere accusata di approvare il matrimonio forzato.
Sarebbe facile fermarsi qui, affermare semplicemente che il matrimonio forzato è «cultura, non Islam» e passare oltre. Ma questa risposta, pur essendo vera, non spiega fino in fondo perché tale convinzione continui a persistere. Occorre riconoscere con onestà che, in alcune comunità del Medio Oriente, dell’Asia meridionale e di altre regioni, nella pratica il confine tra matrimonio «combinato» e matrimonio «forzato» si fa incerto. Una giovane donna può avere, sul piano formale, il diritto religioso di dire «Non desidero proseguire»; ma se esercitare quel diritto significa esporsi alla riprovazione sociale, ai conflitti familiari o all’emarginazione, allora la libertà riconosciutale in linea di principio non coincide sempre con quella di cui gode nella realtà. È proprio questa distanza tra principio e realtà che i critici denunciano, ed è una distanza reale, anche se nasce da un fallimento culturale anziché religioso. L’insegnamento islamico è inequivocabile: nessun matrimonio è valido senza il consenso autentico e libero di entrambe le parti. (Sahih al-Bukhari, Kitab an-nikah, hadith 5136) Quando questo insegnamento non viene rispettato, la responsabilità ricade sulle persone e sulle culture che hanno sovrapposto alla religione le proprie consuetudini e pressioni, non sulla religione stessa.
Il Santo Profeta (sa) ha inoltre indicato ai credenti quali aspetti privilegiare nella scelta del coniuge, affermando: «Una donna viene sposata per quattro ragioni: la sua ricchezza, il prestigio della sua famiglia, la sua bellezza e la sua religiosità. Scegli dunque la donna religiosa, altrimenti sarai tra i perdenti». (Sahih al-Bukhari, Kitab an-nikah, hadith 5090) Privilegiando il matrimonio combinato rispetto alle frequentazioni sentimentali al di fuori del matrimonio, l’Islam incoraggia a scegliere il coniuge in base al carattere e alla fede, anziché soltanto all’aspetto fisico o alla ricchezza. Riconosce, infatti, che un rapporto fondato sulla fiducia, sull’amore e sul timore di Allah ha probabilità di riuscita ben maggiori rispetto a un rapporto basato sulla bellezza o sul denaro.
Alcuni, nella società in generale, considerano la rinuncia a queste frequentazioni e la preferenza per il matrimonio combinato una prova del fatto che i musulmani siano «arretrati» o ancorati a tradizioni superate. In realtà, questo sistema mira a proteggere sia gli uomini sia le donne da stress, sofferenze sentimentali e pressioni inutili, assicurando al contempo che nessun matrimonio abbia luogo senza il consenso autentico di entrambi. Lungi dal favorire il matrimonio forzato, è proprio questa centralità del consenso a proteggere le persone dall’essere spinte a sposarsi per soddisfare le aspettative familiari o sociali. Il matrimonio può così realizzare il suo vero scopo: compiacere Allah e costruire un legame d’amore e di comunione tra due persone che scelgono liberamente di condividere la propria vita.
La prossima volta che qualcuno affermerà che l’Islam consente il matrimonio forzato, la risposta dovrà dunque essere chiara: proprio in virtù degli insegnamenti islamici, nessun musulmano deve essere costretto a sposarsi.
Tradotto da Al Hakam, 18 ottobre 2026

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