23 ottobre 2026
«Mi rivolgono insulti, ma io non me ne curo, né provo rammarico per questo, poiché sono incapaci di affrontarmi e non possono nascondere la propria impotenza e meschinità se non ricorrendo agli insulti, pronunciando contro di me verdetti di miscredenza, intentandomi processi sulla base di false accuse e inventando ogni sorta di calunnia e menzogna. Impieghino pure tutte le loro forze per affrontarmi e vedano, infine, a favore di chi si risolverà la contesa. Se mi preoccupassi dei loro insulti, trascurerei il compito fondamentale che Dio l’Altissimo mi ha affidato. Perciò non me ne curo.
Alla mia Comunità consiglio di ascoltare i loro insulti e di sopportarli, senza mai, mai rispondere agli insulti con altri insulti, perché in questo modo si perde ogni benedizione. Manifestino pazienza e tolleranza e diano prova della propria nobile condotta.
Ricordate bene: tra la ragione e l’impeto dell’ira vi è un’inimicizia pericolosa. Quando sopraggiungono l’agitazione e la collera, la ragione non riesce a mantenersi salda. A chi, invece, mostra pazienza e tolleranza viene concessa una luce che illumina in modo nuovo le facoltà della ragione e del pensiero; da quella luce nasce poi altra luce. Poiché, nello stato di collera e agitazione, il cuore e la mente si oscurano, da tale oscurità non nasce che altra oscurità».
(Malfuzat, vol. 2, p. 515, edizione 2022)

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