Alcune nobili qualità morali del Santo Profeta ﷺ

27 agosto 2026

Dal sermone del venerdì pronunciato il 17 agosto 2012 da Sua Santità il Quinto Califfo del Messia, che Allah l’Altissimo lo sostenga con il Suo potente aiuto.

La sua pazienza era davvero straordinaria. Prima che fosse introdotto il divieto del consumo di alcol, un Compagno, in stato di ebbrezza, gli rivolse molte parole offensive. Egli rimase ad ascoltarlo in silenzio, senza rimproverarlo.

(Adattato da Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Libro dell’irrigazione, capitolo sulla vendita della legna e del foraggio, ḥadīth n. 2375).

Anche quando Allah gli conferì il potere di governare, dopo il suo arrivo a Medina e la costituzione di un governo, troviamo esempi eccelsi di questa sua pazienza. Nel mondo vediamo invece che basta che qualcuno acquisisca un po’ di denaro o una modesta carica perché non tolleri più la minima contrarietà. Se qualcosa non corrisponde ai suoi desideri, comincia subito a mostrare disappunto e irritazione.

Qual era, invece, il comportamento del Santo Profeta ﷺ? Una volta, un ebreo venne da lui e iniziò a discutere, rivolgendosi ripetutamente a lui con le parole: «O Muhammad». Noi aggiungiamo «che la pace e le benedizioni di Allah siano su di lui», ma quell’uomo diceva semplicemente: «O Muhammad».

Questo avvenne in un periodo in cui egli non era soltanto il governante di Medina: il suo dominio e la sua autorità si erano ormai estesi anche ai territori circostanti e a regioni lontane. Ai Compagni non piacque quel modo di rivolgersi a lui, poiché essi lo chiamavano «O Messaggero di Allah», mentre i non musulmani usavano la sua kunya, ossia l’appellativo Abū al-Qāsim.

Sentendo dunque quell’uomo ripetere «O Muhammad», i Compagni lo interruppero adirati: «Se non puoi chiamarlo Messaggero di Allah, rivolgiti almeno a lui con la sua kunya e chiamalo Abū al-Qāsim».

L’uomo rispose: «Io lo chiamerò con il nome che gli hanno dato i suoi genitori».

A queste parole, il Santo Profeta ﷺ sorrise e disse: «Ha ragione. I miei genitori mi hanno chiamato Muhammad. Lasciate che si rivolga a me in questo modo e non adiratevi».

(Adattato da Ṣaḥīḥ Muslim, Libro delle mestruazioni, capitolo sulle caratteristiche del liquido seminale dell’uomo e della donna…, ḥadīth n. 716).

Talvolta le persone lo prendevano per mano e lo trattenevano per parlargli. Spesso questo interrompeva impegni importanti e gli sottraeva tempo; eppure egli ascoltava con grande pazienza e comprensione ciò che avevano da dire e provvedeva alle loro necessità.

(Ṣaḥīḥ Muslim, Libro delle virtù, capitolo sulla vicinanza del Profeta ﷺ alle persone…, ḥadīth n. 6044).

Il suo criterio di giustizia era tale che, se qualcuno commetteva un reato, non si doveva guardare se fosse ricco o povero, appartenesse a una famiglia prestigiosa o fosse una persona comune.

Quando una donna benestante cercò di appropriarsi dei beni altrui e se ne impossessò, le fu inflitta una pena. Questo suscitò grande agitazione in alcuni ambienti tribali, soprattutto fra le persone a lei vicine: «È una donna di nobile famiglia: perché è stata punita?».

Usāma (ra) fu quindi mandato dal Santo Profeta ﷺ per intercedere affinché la pena le fosse condonata. Nell’udire questa richiesta, egli manifestò la propria collera. Eppure era una persona colma di compassione e indulgenza, che parlava con gentilezza e non era solita adirarsi. In quell’occasione, però, si adirò perché gli si chiedeva di intervenire contro un comandamento divino.

«Le nazioni precedenti furono distrutte perché riservavano un trattamento di favore ai potenti e opprimevano gli umili. L’Islam non lo permette. Per Allah! Se anche mia figlia Fāṭima commettesse un reato, non la lascerei impunita».

(Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Libro dei racconti dei Profeti, capitolo 52/54, ḥadīth n. 3475).

Oggi vediamo che fra i musulmani manca la giustizia, e proprio questo sta diventando una causa del loro declino. Anche noi dobbiamo quindi prestare molta attenzione a questo aspetto. Anche i nostri responsabili devono adempiere alle esigenze della giustizia e impegnarsi a stabilire questi stessi criteri, perché l’ingiustizia è qualcosa di estremamente pericoloso, che conduce al declino.

Vi è poi il comandamento coranico di essere giusti anche nei confronti del nemico. Quale esempio ci ha lasciato al riguardo? Ne offrirò uno.

Il Santo Profeta ﷺ inviò alcuni Compagni in una località in direzione della Mecca per raccogliere informazioni. Quando giunsero entro i confini del territorio sacro, incontrarono alcuni uomini che li conoscevano; oppure sospettarono che costoro sarebbero andati a informare i meccani della loro presenza. Per questo motivo, quei Compagni li attaccarono e ne uccisero uno.

Quando tornarono a Medina, giunse poco dopo anche una delegazione dei meccani per presentare una lamentela: avevano ucciso un uomo entro i confini del territorio sacro.

Si sarebbe potuto rispondere loro: «Avete forse dimenticato tutte le atrocità che avete commesso contro i musulmani e i crimini di cui vi siete resi responsabili persino nel territorio sacro?».

Il Santo Profeta ﷺ disse invece: «È possibile che quegli uomini non abbiano opposto resistenza ai Compagni proprio perché pensavano di trovare rifugio nel territorio sacro e di avere così salva la vita. I nostri uomini hanno commesso un’ingiustizia».

Assicurò quindi loro che sarebbe stato versato il risarcimento per l’uccisione. E così fu fatto, secondo la consuetudine araba.

(Adattato da al-Sīra al-Ḥalabiyya, vol. 3, pp. 217–221, capitolo sulle spedizioni e sulle missioni del Profeta ﷺ, spedizione di ʿAbd Allāh ibn Jaḥsh (ra)…, Dār al-Kutub al-ʿIlmiyya, Beirut, 2002).

Questi erano dunque i criteri di giustizia che quel sommo giudice stabiliva in ogni circostanza.

Considerate anche quanto fosse profondo il suo rispetto per i sentimenti altrui. Un ebreo si presentò da lui lamentandosi: «Abū Bakr (ra) ha ferito i miei sentimenti, dicendo: “Giuro per Dio che Allah ha reso Muhammad, il Messaggero di Allah ﷺ, superiore a Mosè”». L’uomo disse che quelle parole lo avevano addolorato.

Ora, è anche vero che il Santo Profeta ﷺ è superiore a tutti i Profeti: il Sacro Corano ne rende testimonianza. Tuttavia, egli chiamò Abū Bakr (ra) e gli chiese che cosa fosse accaduto. Abū Bakr spiegò che era stato quell’uomo a iniziare, dicendo: «Giuro per Mosè, che Dio ha innalzato al di sopra di tutto il mondo».

Il Santo Profeta ﷺ rispose che, anche in quel caso, non si sarebbe dovuto reagire in quel modo: bisognava rispettare i sentimenti altrui.

(Adattato dal commentario di al-ʿAllāma al-Zurqānī ad al-Mawāhib al-Laduniyya, vol. 8, pp. 287–288, prima sezione, sui segni…, Dār al-Kutub al-ʿIlmiyya, Beirut, 1996).

Questo era il suo rispetto per i sentimenti degli altri.

In che modo onorava coloro che si dedicavano al servizio dell’umanità? Le tradizioni riferiscono che, quando la tribù di Ṭayyiʾ combatté contro i musulmani e alcuni suoi membri furono fatti prigionieri, fra loro vi era anche la figlia di Ḥātim, il celebre arabo noto per la sua generosità. Quando il Santo Profeta ﷺ lo venne a sapere, la trattò con benevolenza e, su sua intercessione, condonò anche le pene inflitte alla sua gente.

Questo era dunque il rispetto e l’onore che il benefattore dell’umanità riservava a quanti servivano il genere umano.

In che modo affermò la dignità e il rispetto delle donne? Secondo le loro usanze, gli arabi erano soliti picchiarle. Quando il Santo Profeta ﷺ ne venne a conoscenza, disse: «Le donne sono serve di Dio, non vostre serve».

(Sunan Abī Dāwūd, Libro del matrimonio, capitolo sul percuotere le donne, ḥadīth n. 2145).

Quando un Compagno gli domandò quali diritti avessero le mogli nei confronti dei mariti, egli rispose: «Dalle da mangiare di ciò che Dio ti concede per nutrirti e vestila con ciò che Egli ti concede per vestirti. Non schiaffeggiarla, non insultarla e non cacciarla di casa».

(Adattato da Sunan Abī Dāwūd, Libro del matrimonio, capitolo sui diritti della moglie nei confronti del marito, ḥadīth n. 2142).

Anche oggi si verificano episodi di questo genere e ci giungono alcune lamentele. Chi si comporta così dovrebbe riflettere. Da una parte rivolge preghiere ad Allah l’Altissimo; dall’altra viola questi comandamenti.

Il Santo Profeta ﷺ disse: «Il migliore fra voi è colui che tratta meglio la propria famiglia, e io sono colui che, fra voi, tratta meglio la propria famiglia».

(Sunan al-Tirmidhī, Libro delle virtù, capitolo sulle virtù delle mogli del Profeta ﷺ, ḥadīth n. 3895).


Traduzione italiana dall’originale urdu pubblicato su Al Fazl, 27 agosto 2026.

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