Il tawakkul del Santo Profeta ﷺ durante l’Hijra e le battaglie

Sermone del Venerdì — 18.09.2026

Dopo la recitazione del Tashahud, del Ta’awwuz, della Tasmiyah e della Surah Al-Fatihah, Hudur Anwar (atba), che Allah lo sostenga con il Suo potente aiuto, ha detto:

Nel sermone della scorsa settimana, trattando il tema del tawakkul del Santo Profeta Muhammad ﷺ su Allah l’Altissimo, avevo narrato gli avvenimenti relativi alla sua Hijra da Mecca. Di questo viaggio esistono ulteriori dettagli tramandati dalla storia, dai quali emerge un’altra grandiosa manifestazione del suo tawakkul.

L’inseguimento di Suraqah bin Malik

Secondo la narrazione, in occasione di questa Hijra, Suraqah bin Malik decise di inseguire il Nobile Profeta ﷺ, allettato dalla ricompensa promessa. Suraqah bin Malik — che in seguito abbracciò l’Islam e narrò egli stesso questo episodio dopo la sua conversione — racconta l’accaduto nei seguenti termini:

«Giunsero da noi degli emissari dei Quraysh pagani. Costoro avevano fissato un prezzo di sangue per Rasulullah ﷺ e per Hadrat Abu Bakr (ra), da corrispondere a chiunque li avesse uccisi o catturati. Io mi trovavo seduto in un’assemblea della mia tribù, i Banu Mudlij, quando si avvicinò un uomo che si fermò davanti a noi. Egli disse: “O Suraqah, ho visto verso la riva alcune ombre, ho visto una carovana di tre persone che si allontanava, e ritengo che non possano essere altri che Muhammad e i suoi compagni.”»

Suraqah bin Malik dice: «Capii subito che si trattava davvero della carovana di Muhammad ﷺ, ma non volevo che nessun altro condividesse con me quella ricompensa. Perciò gestii immediatamente la situazione con prontezza: feci un cenno con gli occhi a colui che aveva parlato affinché tacesse, e io stesso dissi: “No, no, non può essere la carovana di Muhammad. Quelli di cui parlate sono passati poco fa davanti a noi: sono gente dei Banu tal dei tali, che erano in cerca di una loro cammella smarrita.”»

Suraqah dice: «Rimasi ancora per un po’ in quella stessa assemblea affinché nessuno nutrisse sospetti, poi dissi a una mia serva di portare il mio cavallo veloce dietro casa, in un certo posto, e di aspettarmi lì. Dopo un po’ vi giunsi anch’io. Tirai i dadi per trarne auspicio, ma il presagio non fu favorevole a quel viaggio; tuttavia non me ne curai, spronai il cavallo e mi lanciai a tutta velocità all’inseguimento di quella carovana.»

Suraqah dice: «Percorrendo tappa dopo tappa, mi avvicinai presto alla carovana e mi trovavo già a poca distanza quando il mio cavallo inciampò in modo del tutto insolito e io caddi da sella. Mi rialzai e tirai di nuovo i dadi, ma il presagio fu ancora contrario. Eppure volevo ricondurre indietro Muhammad ﷺ e ottenere la ricompensa di cento cammelle. Mi rialzai e rimontai in sella. Ormai ero così vicino che non solo avevo riconosciuto che si trattava di Muhammad ﷺ e di Abu Bakr (ra), ma giungeva alle mie orecchie persino la voce di Muhammad ﷺ mentre recitava il Sacro Corano. Egli non si guardava né a destra né a sinistra, mentre Hadrat Abu Bakr (ra) si voltava indietro di frequente. A quel punto il mio cavallo inciampò di nuovo, le sue zampe sprofondarono nella sabbia e io caddi ancora. Quando finalmente si raddrizzò, dalla sabbia si levò una nube di polvere che si diffuse nell’aria come fumo. Tirai di nuovo i dadi e il risultato fu ancora quello che non desideravo. Da quel luogo gridai chiedendo salvacondotto e dissi: “Da parte mia non vi verrà alcun danno.” A ciò Rasulullah ﷺ disse ad Hadrat Abu Bakr (ra) di chiedermi cosa volessi. Io risposi: “Sono Suraqah e voglio parlarvi.” Si fermarono.»

Suraqah cominciò a spiegare che gli abitanti di Mecca avevano fissato una ricompensa di cento cammelle per la loro cattura, vivi o morti, e che egli li aveva inseguiti proprio per quella bramosia; ma che quanto gli era accaduto lo aveva convinto che il suo inseguimento era sbagliato. Offrì anche al Nobile Profeta ﷺ delle provviste per il viaggio, ma egli non accettò. Si limitò a dire: «Non riferire a nessuno di noi.» Suraqah lo promise, e aggiunse: «Sono certo che un giorno voi raggiungerete la sovranità. Scrivetemi un patto che, quando mi presenterò al vostro cospetto in quel momento, io sia trattato con onore e rispetto.»

Secondo alcune narrazioni, egli chiese che gli fosse rilasciato un documento di salvacondotto. Su ordine del Nobile Profeta ﷺ, tale documento gli fu scritto da Hadrat Abu Bakr (ra) — e secondo un’altra narrazione da ‘Amir bin Fuhayrah (ra) — e Suraqah se ne andò portando con sé quel documento.

Questa era la grandiosità del tawakkul del Santo Profeta ﷺ: non vi era alcun timore, ed egli procedeva recitando il Kalaam di Allah l’Altissimo. Era così fermamente convinto che nulla potesse accadergli, che quando Suraqah chiese un salvacondotto scritto, egli glielo fece redigere.

Secondo un’altra narrazione, mentre Suraqah si congedava, il Nobile Profeta ﷺ si rivolse a lui dicendo: «O Suraqah, come sarà la tua condizione quando i braccialetti di Kisra saranno alle tue mani?» Suraqah si voltò stupefatto e chiese: «Kisra bin Hurmuz?» Il Profeta ﷺ rispose: «Sì, proprio Kisra bin Hurmuz.» E così avvenne: quando, al tempo del Khilafat di Hadrat ‘Umar (ra), furono portati i braccialetti di Kisra, la sua corona e la sua cintura, Hadrat ‘Umar (ra) fece chiamare Suraqah e gli disse: «Alza le mani» — e gli infilò quei braccialetti — poi disse: «Di’: “Ogni lode appartiene ad Allah, che ha sottratto questi due a Kisra bin Hurmuz e li ha donati a noi.”»

Il commento di Hadrat Muslih Mau’ud (ra)

Hadrat Muslih Mau’ud (ra) ha narrato questo episodio del viaggio con le proprie parole, affermando che l’evento dell’Hijra è un avvenimento straordinario e terrificante. Tutta l’Arabia era ostile e assetata di sangue, eppure il Santo Profeta Muhammad ﷺ partì verso Medina con un solo compagno. I Quraysh avevano posto una taglia sulla sua testa, promettendo cento cammelli a chiunque avesse portato, vivi o morti, il Santo Profeta ﷺ e Hadrat Abu Bakr (ra).

In simili circostanze si è spesso osservato che anche l’uomo più coraggioso perde d’animo. Hadrat Muslih Mau’ud (ra) ha scritto di aver letto nella storia le vicende dei più grandi eroi — Napoleone in fuga, l’imperatore Humayun sul punto di consegnarsi al nemico — ma che il loro stato d’animo non può nemmeno essere paragonato a quello del Santo Profeta Muhammad ﷺ, il cui sguardo non era rivolto al mondo, bensì levato verso Allah.

Suraqa bin Jua’shum, accecato dall’avidità e dall’ostilità, si avvicina lanciando il suo cavallo verso di lui, sperando nella ricompensa di duecento cammelli. Ma cosa fa il Santo Profeta in quel momento? Fugge forse? I suoi passi vacillano? No: quell’uomo che ripone la sua fiducia in Allah non si preoccupa di Suraqa più di quanto ci si preoccupi di un bue.

Hadrat Abu Bakr (ra), nonostante tutto il suo coraggio, continuava a voltarsi indietro per vedere quanto Suraqa si fosse avvicinato. Ma il Santo Profeta Muhammad ﷺ non gli presta alcuna attenzione: non solo non mostra turbamento né accelera il passo, ma non si volta nemmeno una volta a guardarlo. Suraqa raccontava sempre questa scena: «Lanciai il mio cavallo al galoppo finché mi avvicinai talmente al Santo Profeta ﷺ che potevo udire la sua voce mentre recitava il Corano, e vidi che egli non guardava né a destra né a sinistra. Sì, Hadrat Abu Bakr si voltava ripetutamente indietro.»

Questo tawakkul non andò perduto: anzi, Dio lo realizzò pienamente. E Suraqa, che era venuto allettato dalla ricompensa, se ne tornò indietro dopo aver chiesto perdono al Santo Profeta ﷺ, e fece tornare indietro anche coloro che erano venuti all’inseguimento.

Anche da Hadrat Mosè (as) si trova in un’occasione un esempio di tale tawakkul, ma quell’esempio è di gran lunga inferiore a questo, poiché i compagni di Hadrat Mosè (as), vedendo i faraonidi, dissero:

«Saremo certamente raggiunti.»

Al che Hadrat Mosè (as) rispose:

«Il mio Signore è con me; Egli mi guiderà.»

Il tawakkul del Santo Profeta Muhammad ﷺ era invece così perfetto che influenzò anche il suo compagno: Hadrat Abu Bakr (ra) non disse con sgomento, come avevano fatto i seguaci di Mosè, «Saremo certamente catturati», bensì disse — seduto nella grotta, guardando — che se avessero abbassato lo sguardo, ci avrebbero visti. Inoltre, Hadrat Mosè (as) aveva con sé un esercito, mentre il Santo Profeta Muhammad ﷺ non aveva né una schiera con sé né alcun’altra via dinanzi a sé.

Predisporre i mezzi e poi affidarsi ad Allah

Menzionando il tawakkul del Santo Profeta ﷺ, Hadrat Musleh Mau’ud (ra) ha illustrato questo punto: colui che ha fede nell’Essere di Allah e al contempo è convinto che Egli lo ha creato per uno scopo particolare, come potrebbe mai abbandonare l’azione? Egli è anzi colui che agisce più di tutti. Osservate dunque: Muhammad Rasulullah ﷺ, là dove dice ad Hadrat Abu Bakr (ra): «Abu Bakr, non temere, Allah è con noi ed Egli è il nostro Protettore», allo stesso tempo è così assorto nelle altre opere della religione, notte e giorno, che sembra come se l’intera gestione della creazione gli fosse stata affidata.

Pertanto, se da un lato aveva la certezza che Allah esiste e che Egli soccorre i Suoi servi, dall’altro non Lo metteva alla prova: insegnava alle persone le tecniche militari, addestrando l’esercito, radunava truppe per affrontare il nemico, organizzava le cavalcature, raccoglieva le armi, provvedeva al vitto e all’alloggio dei soldati e, dopo aver completato tutti questi preparativi, si recava a combattere il nemico.

Hadrat Masih Mau’ud (as) afferma: dal periodo di tribolazioni che accompagnò il nostro Profeta ﷺ per tredici anni a Mecca, leggendo la storia di quell’epoca si comprende in modo assolutamente chiaro che il Santo Profeta ﷺ manifestò quelle qualità morali che un giusto perfetto deve mostrare nei momenti di afflizione — ossia riporre il tawakkul in Allah, astenersi dall’angoscia e dal lamento — in una misura tale che persino i miscredenti, vedendo tale fermezza, abbracciarono la fede.

A questo riguardo vi è un hadith tramandato da Hadrat Ubayy ibn Ka’b (ra): quando il Messaggero di Allah ﷺ e i suoi Compagni giunsero a Medina, tutti gli Arabi si unirono per combatterli. La condizione dei musulmani era tale che non trascorrevano la notte senza armi, né accoglievano il mattino se non con le armi al loro fianco. Vi era il tawakkul in Allah, e vi era al contempo la consapevolezza che bisognava tenersi pronti e provvedere alla propria difesa.

Hadrat ‘A’ishah (ra) racconta: quando il Messaggero di Allah ﷺ giunse a Medina, una notte rimase sveglio, dicendo: «Quanto vorrei che uno dei miei pii Compagni mi facesse la guardia questa notte.» Udimmo il tintinnio delle armi: era Sa’d ibn Abi Waqqas (ra), venuto a fare la guardia poiché nel suo cuore era sorta la preoccupazione per la protezione del Profeta. In un’altra versione, si menzionano Sa’d e Hudhayfah. Poi il Messaggero di Allah ﷺ si addormentò tranquillamente, al punto che ella udì il suo respiro affannoso — proprio in quel frangente fu rivelato il versetto:

«E Allah ti proteggerà dagli uomini.»

Il Messaggero di Allah ﷺ uscì la testa dalla tenda e disse: «O gente, tornate pure; Allah ha preso su di Sé il compito di proteggermi.»

Cosroe e il tawakkul nelle battaglie

Quando il Messaggero di Allah ﷺ inviò lettere di invito all’Islam ai vari sovrani, lo Scià di Persia, Cosroe, con grande arroganza fece a pezzi la sua lettera. Quando il Santo Profeta ﷺ ne fu informato, con perfetta tawakkul disse: «Che Dio stesso faccia a pezzi costoro.» Cosroe aveva già inviato due soldati con una lettera al governatore dello Yemen affinché lo arrestassero. Il mattino seguente il Santo Profeta ﷺ disse ai rappresentanti: «Tornate e riferite al vostro signore che il mio Signore ha ucciso questa notte il vostro signore, ossia Cosroe.» Si apprese poi che quella stessa notte Cosroe Parviz era stato ucciso dal proprio figlio Shiruyeh.

Hadrat Anas (ra) ha narrato che quando il Profeta ﷺ partiva per una battaglia, diceva:

«O Allah, Tu sei il mio braccio, Tu sei il mio soccorritore, e con Te io combatto.»

Hadrat Masih Mau’ud (as) dice: «Nell’ora delle difficoltà l’essere umano prova certamente angoscia, ma deve fare in modo di non lasciare mai andare la tawakkul. Anche il Santo Profeta ﷺ provò grande angoscia in occasione della battaglia di Badr, tanto che supplicava:

“O mio Signore, se Tu distruggi questo gruppo, non sarai mai più adorato sulla terra.”

Tuttavia l’angoscia del Santo Profeta ﷺ era soltanto una risposta alla natura umana, poiché dall’altro lato egli non lasciò mai sfuggire la tawakkul. Non lasciò avvicinarsi la ya’s — lo sconforto e la disperazione, che è una qualità dei miscredenti. La natura umana acquista l’angoscia, e la fede la respinge.»

Vi è poi il celebre episodio in cui un nemico, trovandolo solo, sguainò la spada contro di lui, ma egli, senza alcuna agitazione, disse: «Allah mi proteggerà da te.» Hadrat Musleh Mau’ud (ra) lo ha descritto così: quando quell’uomo gli chiese: «Chi può ora salvarti da me?», egli rispose con la massima calma:

«Allah.»

Questa parola uscì dalla sua bocca con tale certezza e convinzione che persino il cuore di quell’incredulo non poté fare a meno di riconoscere l’altezza della sua fede; la spada cadde dalla sua mano, e colui che era venuto per ucciderlo si trovò davanti a lui come un reo confesso.

La battaglia di Ahzab e la benedizione sul cibo

Durante la battaglia di Ahzab, i musulmani attraversavano giorni di estrema difficoltà. Fu scavata una trincea intorno a Medina, e nonostante la povertà e le ristrettezze, tutti si unirono per partecipare allo scavo. Un numero imponente di assalitori — tra i dieci e i ventiquattromila, secondo le diverse tradizioni — si era coalizzato contro una piccola città. Nonostante ciò, la fede dei musulmani si era ormai consolidata, e il tawakkul del Santo Profeta ﷺ aveva ulteriormente rafforzato il loro coraggio. Una tempesta di vento e sabbia terrorizzò infine i miscredenti, che fuggirono lasciando indietro gran parte delle loro provviste.

Proprio durante questa battaglia si trova anche il racconto di come un piccolo quantitativo di cibo bastò per un intero esercito. Hadrat Jabir bin Abdullah Ansari (ra) racconta: stavamo scavando la terra quando ci si parò davanti una roccia durissima. Il Profeta ﷺ disse: «Scendo io», e aveva una pietra legata sul ventre per il digiuno di tre giorni. Vedendo questo, Jabir andò a casa e, con un capretto e un po’ d’orzo che aveva sua moglie, preparò del cibo. Il Profeta ﷺ chiese quanto cibo ci fosse e disse: «È molto. C’è la carne di un capretto e un po’ di orzo — non importa, è molto cibo, è abbondante ed è buono.» Chiamò tutti i Muhajirun e gli Ansar, e distribuì personalmente il pane e la carne finché tutti furono sazi, e avanzò anche del cibo.

Hunayn e il rifiuto di aiuto da un non credente

Un uomo chiese a Hadrat Bara’ bin ‘Azib (ra): «È vero che voi fuggiste abbandonando il Messaggero di Allah ﷺ nella battaglia di Hunain?» Egli rispose: «Sì, ma il Messaggero di Allah ﷺ non abbandonò il campo.» Mentre i musulmani si dispersero sotto una pioggia di frecce, il Profeta ﷺ non si mosse dal suo posto, montato sulla sua mula bianca, recitando:

«Io sono il Profeta, senza menzogna; io sono il figlio di ‘Abdul-Muttalib.»

Hadrat Muslih Mau’ud (ra) spiega che con queste parole il Profeta ﷺ non intendeva affermare alcuna potenza divina in sé stesso: egli era pur sempre il figlio di ‘Abd al-Muttalib, un essere umano. Soltanto l’aiuto di Allah lo accompagnava, in virtù del suo essere profeta.

A Medina vi era un uomo di straordinaria forza di nome Habib ibn Yasaf, non ancora musulmano al tempo della battaglia di Badr, che si presentò volendo combattere al fianco dei musulmani per ottenere bottino. Il Santo Profeta ﷺ lo rimandò indietro per due volte, dicendo: «Con noi andrà in guerra soltanto chi professa la nostra fede.» Solo alla terza volta, dopo che ebbe professato la fede in Allah e nel Suo Messaggero, gli fu permesso di combattere — poiché accettare l’aiuto di un non credente sarebbe stato contrario al tawakkul nelle promesse di Allah.

Hadrat Masih Mau’ud (as) afferma: «Secondo i sapienti dei nostri giorni, farsi dei nemici è un errore; ma a dire il vero, anche questo è una prova della veridicità. Il Santo Profeta Muhammad ﷺ non mantenne buoni rapporti con nessuno che rifiutasse la verità — si inimicò tutti, pronunciando la parola di verità. Il fatto di essersi inimicato tutti esclusivamente per amore di Allah è la prova evidente della sua veridicità, dalla quale si comprende la forza della sua fede.»

اَللّٰهُمَّ صَلِّ عَلٰى مُحَمَّدٍ وَعَلٰى آلِ مُحَمَّدٍ وَبَارِكْ وَسَلِّمْ إِنَّكَ حَمِيدٌ مَجِيدٌ


Secondo Sermone a seguire.

Rispondi