Khafiya Zeb Mangut — 27 ottobre 2026
«Sono una waqifa-e-nau.» Per gran parte della mia infanzia, queste parole descrivevano semplicemente chi ero. Sapevo di essere una waqifa, ossia una donna consacrata al servizio della fede. Frequentavo lezioni, ijtema e programmi della Jama’at. Portavo con orgoglio questa identità e comprendevo che, ancora prima della mia nascita, i miei genitori avevano promesso che la mia vita sarebbe stata dedicata al servizio dell’Islam.
Che cosa significa waqf?
Crescendo, però, quelle parole hanno cominciato ad assumere un significato più profondo. Ho iniziato a rendermi conto che essere una waqifa era qualcosa di più dell’identità con cui ero cresciuta: era una promessa che mi invitava a riflettere su come desiderassi vivere la mia vita. Così ho cominciato a pormi una domanda alla quale non riuscivo più a dare una risposta semplice: che cosa significa davvero donare la propria vita ad Allah?
Significa dedicare la propria vita a una determinata professione? Servire la Jama’at ogni volta che ce n’è bisogno? Insegnare agli altri? Sacrificare il proprio tempo? Rinunciare a certe ambizioni? Oppure il waqf significa qualcosa di molto più profondo? Con il passare del tempo, ho compreso che essere una waqifa-e-nau non è semplicemente un titolo accanto al mio nome. È un impegno solenne, e un impegno assunto con Allah non dovrebbe mai essere preso alla leggera.
Prima di comprendere che cosa significhi servire l’Islam, servire la Jama’at e seguire la guida del Khilafat, dobbiamo capire qualcosa di ancora più fondamentale: siamo, prima di tutto, servi di Allah. Allah ci ha donato ogni cosa: il respiro, le nostre famiglie, la salute, l’istruzione, le nostre case, le amicizie e le opportunità. Persino il prossimo istante della nostra vita ci è concesso da Allah.
Facciamo progetti per il domani come se ci appartenesse, ma nessuno di noi sa se quel domani arriverà. Trascorriamo anni impegnandoci per raggiungere il successo. Eppure tutto può cambiare in un istante. Le ricchezze o la posizione che abbiamo impiegato anni a conquistare possono andare perdute. Allah, invece, rimane. Forse, dunque, la prima domanda da porsi riguardo al waqf non è: «Che cosa posso dare ad Allah?», bensì: «Come posso vivere la vita che Allah mi ha donato in modo da ottenere il Suo compiacimento?».
Mantenere vivo il legame con Allah
È qui che comincia il waqf: nel riconoscere a Chi apparteniamo. Comincia dalla consapevolezza che ogni benedizione di cui godiamo ci è stata affidata da Allah. E comincia quando ci chiediamo come impiegare queste benedizioni per ottenere il Suo compiacimento.
Nel suo discorso all’Ijtema nazionale delle Waqifat-e-Nau del 6 aprile 2019, Hazrat Khalifatul Masih V (atba) ha ricordato alle waqifat-e-nau che il primo dovere di ogni musulmano è adempiere ai propri obblighi verso Allah. È un richiamo molto importante, perché a volte possiamo concentrarci così tanto sulle cose da fare da dimenticare per Chi le stiamo facendo.
La vita di una waqifa dovrebbe quindi cominciare con Allah, mantenendo vivo il legame con Lui in ogni sua fase. La nostra responsabilità non consiste soltanto nel tenerci occupate nel servizio, ma anche nell’assicurarci che questo servizio scaturisca da un cuore legato ad Allah. Senza sincerità, persino il servizio può diventare un’abitudine; quando invece il nostro cuore è rivolto a Lui, anche il gesto più piccolo può trasformarsi in un atto di adorazione.
Servire la Jama’at
Una delle responsabilità che ho imparato ad apprezzare come waqifa è il servizio alla Jama’at. Nel corso degli anni, ho avuto la benedizione di ricoprire diversi incarichi nella mia Jama’at locale. Queste esperienze mi hanno insegnato che il vero servizio alla Jama’at non si misura dalla posizione che occupiamo o dai riconoscimenti che riceviamo, ma dalla nostra disponibilità a farci avanti ovunque ci sia bisogno di noi e a offrire il nostro tempo, le nostre energie e le nostre capacità per amore di Allah.
Vorrei ricordare, in particolare, la gioia che mi ha dato servire come Segretaria Nasirat, perché ho iniziato a vedere quelle bambine e ragazze non semplicemente come partecipanti alle lezioni, ma come il futuro della nostra Jama’at. Le ragazze a cui insegniamo oggi diventeranno un giorno membri della Lajna, mogli, madri, insegnanti e responsabili. La fiducia che infondiamo in loro, le preghiere che insegniamo e l’amore per l’Islam che coltiviamo oggi nei loro cuori possono contribuire a formare le donne che saranno domani.
Essere un esempio per le generazioni future
Come waqifat-e-nau, abbiamo anche la responsabilità di essere un esempio. Durante un incontro virtuale con le Waqifat-e-Nau della Lajna Ima’illah del Bangladesh, il 31 gennaio 2021, Hazrat Khalifatul Masih V (atba) ha spiegato a una giovane ragazza che una waqifa dovrebbe essere riconosciuta dalle sue buone azioni e dalle qualità morali che dimostra.
Questo richiamo mi è rimasto nel cuore, perché mi fa cogliere tutta la bellezza del waqf. La nostra responsabilità come waqifat-e-nau si estende anche al di fuori della Jama’at. Siamo ambasciatrici dell’Islam e, a volte, il tabligh, ossia la diffusione del messaggio della fede, comincia semplicemente dal modo in cui ci presentiamo e viviamo la nostra religione.
Per esempio, alcune persone mi chiedono perché indossi l’hijab o perché mi vesta in un certo modo. Per me la risposta è semplice: l’Islam ci insegna che il nostro corpo è prezioso e merita di essere protetto. Il purdah e la modestia hanno lo scopo di tutelare la nostra dignità e aiutarci a mantenere dei limiti, proteggendoci dalle attenzioni indesiderate e dalle pressioni del mondo. Perciò non li considero un peso, ma benedizioni che mi avvicinano ad Allah e danno una direzione alla mia vita.
Donare nella causa di Allah
Uno dei modi più belli per farlo è attraverso la sadaqah, ossia la carità volontaria offerta per amore di Allah. Personalmente, ho trovato utile imparare a non trattenere le cose di cui non ho più bisogno. Per esempio, quando ho vestiti che non indosso più, cerco di donarli a persone che potrebbero averne più bisogno di me.
C’è qualcosa di profondamente significativo nel prendere ciò di cui siamo stati benedetti e permettere che diventi una fonte di conforto, dignità o felicità per qualcun altro. Ho sempre cercato di tenere a mente questo pensiero: se sono disposta a spendere il mio denaro per le cose di questo mondo, perché dovrei esitare a spenderlo nella causa di Allah?
È Allah Onnipotente ad averci donato, in primo luogo, quelle ricchezze. Quando doniamo per amor Suo, confidiamo che ci ricompenserà in modi di gran lunga superiori a ciò che abbiamo offerto. Forse è proprio questa una delle più grandi bellezze del sacrificio: quando doniamo con sincerità, non diventiamo più povere agli occhi di Allah. Diventiamo più ricche nella fede, nella gratitudine e nella capacità di prenderci cura degli altri.
Il legame con il Khilafat
Ho anche compreso che il nostro legame con il Khilafat è una delle responsabilità più importanti che abbiamo come waqifat-e-nau. Non possiamo guidare gli altri se non siamo disposte, noi per prime, a lasciarci guidare. È facile dire che amiamo il Khilafat, ma il vero legame si manifesta nel modo in cui rispondiamo alla guida del nostro Khalifa e nella sincerità con cui cerchiamo di metterla in pratica nella nostra vita.
Questo significa trovare il tempo per ascoltare i sermoni del venerdì e gli altri discorsi di Hazrat Khalifatul Masih (atba), ma soprattutto fermarci, dopo averli ascoltati, a riflettere e a chiederci: «Quale cambiamento devo apportare?». Significa anche coltivare un legame personale con Huzoor (atba). Scrivergli lettere, condividere le nostre preghiere, preoccupazioni e speranze e chiedergli di pregare per noi può aiutarci a sviluppare un rapporto personale e sincero con il Khilafat. Anche quando non possiamo incontrarlo, possiamo comunque rivolgerci a lui attraverso le nostre lettere e preghiere e cercare la sua guida.
Ricercare la conoscenza
Come donne, il nostro waqf continuerà ad assumere forme diverse nel corso della vita. Una responsabilità di cui ho imparato ad apprezzare sempre di più il valore è la ricerca della conoscenza. Dopotutto, come possiamo insegnare, guidare ed educare gli altri se non ci prendiamo prima il tempo di imparare noi stesse?
Recentemente ho avuto l’opportunità di frequentare per due settimane i corsi online dell’Aisha Academy, dove ho studiato La filosofia degli insegnamenti dell’Islam del Messia Promesso (as) e approfondito il significato e il commento della sura al-Fatihah. Questa esperienza mi ha ricordato che acquisire conoscenze religiose è, di per sé, una forma di waqf. Più impariamo, più possiamo condividere con chi ci circonda e, un giorno, trasmettere queste conoscenze ai nostri figli.
Hazrat Khalifatul Masih V (atba) ha ripetutamente sottolineato che la formazione morale e l’educazione dei bambini cominciano in famiglia e che le madri svolgono un ruolo particolarmente importante nell’educazione della generazione futura: insegnando ai figli a pregare e a dire la verità, incoraggiandoli a salutare gli altri, coltivando la gentilezza e la modestia e aiutandoli a sviluppare un amore sincero per Allah e per il Khilafat.
Costruire una famiglia come waqifa
Forse una delle nostre più grandi responsabilità come donne è continuare a imparare per poter continuare a insegnare e creare un ambiente familiare in cui la fede non venga soltanto insegnata a parole, ma vissuta attraverso le nostre azioni.
Anche il matrimonio mi ha permesso di comprendere un altro bellissimo aspetto del waqf. All’età di ventidue anni, ho avuto la benedizione di sposare un waqf-e-zindagi, ossia una persona che ha dedicato la propria vita al servizio della fede, che si stava formando per diventare missionario. Dal nostro matrimonio, ho sperimentato una nuova dimensione dell’apprendimento, del sacrificio e del servizio. Leggiamo insieme, impariamo insieme e ci incoraggiamo a vicenda nella fede.
Hazrat Khalifatul Masih V (atba) ha affermato che anche la moglie di un missionario è come un missionario e dovrebbe offrire il miglior esempio in ogni ambito della vita. (Sermone del venerdì, 13 gennaio 2017; Khutbat-e-Masroor, vol. 15, p. 27). Questo mi ha fatto comprendere che, come moglie di un missionario, anch’io ho la responsabilità di servire Allah sostenendo il lavoro di mio marito e contribuendo al tarbiyat, ossia alla formazione morale e spirituale, degli altri. Ciò può significare parlare del vero Islam alle persone al di fuori della comunità e incoraggiare le donne a osservare il purdah e la modestia.
Sostenere mio marito significa anche ricordarci a vicenda di pregare, svegliarci l’un l’altra per la Salat, aiutarlo nel suo lavoro, incoraggiarci reciprocamente nella fede e confrontarci sui modi in cui possiamo servire Allah. Così i nostri percorsi di waqf si sono intrecciati e ho imparato che, a volte, adempiere al mio waqf significa aiutare un’altra persona ad adempiere al proprio, mentre ci impegniamo insieme a servire Allah. Avevo pregato per un coniuge che mi aiutasse ad avvicinarmi ad Allah e, ripensandoci, provo una profonda gratitudine per il modo in cui Allah ha esaudito quella preghiera attraverso le preghiere del Khilafat.
Conclusione
Spero che non dimenticheremo mai il peso e la bellezza della promessa fatta per noi. Dovremmo essere fiere della responsabilità che Allah ci ha affidato: non perché siamo migliori degli altri, ma perché ci è stato donato il bellissimo compito di servire Allah e di essere un esempio per il prossimo. Lasciamo che siano il nostro purdah, la nostra Salat, la nostra modestia, gentilezza, onestà e condotta a parlare per noi.
Possano le ragazze più giovani guardarci e vedere donne fiere della propria fede, sicure della propria identità e sincere nel servizio. Cerchiamo di essere donne che non si limitano a portare con sé la promessa del waqf, ma la onorano con il proprio modo di vivere. E quando, un giorno, ci presenteremo davanti ad Allah, possiamo essere in grado di dire con sincerità: «O Allah, Tu mi hai donato questa vita e io ho fatto del mio meglio per restituirla a Te».
Tradotto da Al Hakam, 27 ottobre 2026.

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